Decreto dignità, l'incoerenza del Pd fa a gara con l'incoerenza di Di Maio

Decreto dignità, l'incoerenza del Pd fa a gara con l'incoerenza di Di Maio

"Il pd ha presentato un emendamento per sopprimere l'articolo del decreto dignità che aumenta i risarcimenti per i lavoratori che vengono licenziati ingiustamente.

Nel dettaglio il decreto dignità porta le mensilità minime di risarcimento da 4 a 6 e quelle massime da 24 a 36. Come si può essere contrari a una norma che dà un giusto indennizzo ai lavoratori che subiscono degli abusi? Il loro emendamento non servirà a nulla perché finalmente ormai sono minoranza, ma il segretario del pd potrebbe spiegare a tutti perché un partito di "sinistra" si schiera contro il riconoscimento di maggiori diritti a chi lavora?

Per me è incomprensibile. Da parte nostra continueremo a difendere ed estendere i diritti sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, esattamente quello che il pd non ha fatto in tutti questi anni.
Andremo avanti col massimo delle energie perché so che siete con noi, con un governo che finalmente pensa ai cittadini e non alle lobby. Insieme stiamo cambiando l'Italia!"

Questo è quanto ha scritto Di Maio, domenica, sul proprio profilo Facebook. Di Maio ha ragione? Da vendere, dato che tale iniziativa è risultata incomprensibile anche all'interno dello stesso Pd, con l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano che descrive quanto accaduto come fatto grave, intestandone l'origine al renzismo e alla difesa a prescindere del Jobs Act: "Il Pd dovrebbe stare con i lavoratori. Il segretario Maurizio Martina è al corrente di questa decisione e, soprattutto, la condivide?"


Ma Di Maio, se da una parte è razionale, dall'altra è incoerente e, pertanto, irrazionale. Nel suo aggiornamento al decreto dignità - adesso parla di versione 2.0 (!) - oltre agli incentivi alle trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti permanenti, al rinvio della stretta sui contratti a termine al 30 settembre, alle assunzioni nei centri per l’impiego per poi dar vita al reddito di cittadinanza, Di Maio vuole introdurre un ampliamento dell’uso dei voucher in agricoltura, turismo, commercio e, forse, anche negli enti locali (come chiede la Lega).

Con la nuova modifica, i voucher potranno essere usati in 10 giorni anziché in 3, anche se non saranno acquistabili in tabaccheria, ma su una piattaforma online dov’è necessario comunicarne l’uso preventivamente. E tutto questo per "periodi in cui c’è bisogno di un numero di persone più elevato."

Da ricordare che dopo i giochi di prestigio decisi dal governo Gentiloni per evitare il referendum della Cgil, i buoni-lavoro sono utilizzabili già in agricoltura, per gli studenti e i pensionati, e non sono configurabili come un contratto di lavoro.

Considerando che il decreto dignità vuole combattere i contratti di lavoro a termine e quelli in somministrazione per favorire quelli che dopo l'introduzione del Jobs Act sono stati definiti come contratti permanenti, che senso ha reintrodurre i voucher che sono stati l'emblema della precarietà? Ma in agricoltura e nel turismo è necessaria la flessibilità richiesta dalla stagionalità di certi lavori. È vero, ma proprio per questo sono già previsti, da sempre, contratti di lavoro per venire incontro a questo tipo di esigenza, tanto flessibili da essere attivabili anche per un solo giorno.

Ma Di Maio lo sa? Conosce la materia di cui ha voluto fare il ministro?

Categoria Politica
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