Strage di Nizza: premeditazione e complicità. Ma restano dubbi sulla matrice terroristica

Strage di Nizza: premeditazione e complicità. Ma restano dubbi sulla matrice terroristica

Retromarcia degli investigatori francesi sull'ipotesi avanzata alcuni giorni fa di una "rapida radicalizzazione" di Mohamed Lahouaiej Bouhlel, autore della strage di Nizza. Era una posizione difficilmente sostenibile. Continuare ancora in questa direzione significava sconfinare nel ridicolo.

I media, però, si erano già affezionati all'idea, tanto da aver formulato la stessa ipotesi anche per il diciassettenne afgano, che con un'ascia ha ferito i passeggeri di un treno in Germania.

A rimettere le cose in ordine ci ha pensato il procuratore della Repubblica di Parigi, François Molins, in una conferenza stampa, tenutasi giovedì 21 luglio, in cui ha precisato che Bouhlel "sembra" aver preparato il suo progetto criminale parecchi mesi prima di passare all'azione.

Strage di Nizza: premeditazione e complicità. Ma restano dubbi sulla matrice terroristica
Mohamed Lahouaiej-Bouhlel e un uomo non identificato di fronte al camion usato per la strage di Nizza

L'esame dei tabulati telefonici avrebbe permesso di dimostrare che il responsabile del massacro ha potuto contare sulla complicità di almeno altre cinque persone, quattro uomini e una donna, già comparsi di fronte al giudice e che saranno formalmente indagati per associazione a delinquere con finalità di terrorismo.

Dai primi dati forniti dal procuratore Moulins sulle figure dei cinque presunti complici, non sembrerebbe trovarsi di fronte a pericolosi terroristi, sottoposti ad un lungo e duro addestramento, che li abbia messi in grado di compiere azioni devastanti.

Sembrerebbero tutti personaggi coinvolti in atti di piccola criminalità, che, di tanto in tanto, si sono lasciati scappare qualche affermazione sopra le righe, quasi per darsi una certa importanza e, magari, sentirsi in qualche modo parte di vicende che erano salite agli onori della cronaca.

E' il caso di Ramzi A., 22 anni, anche lui un franco-tunisino, con dei precedenti per furto e violenze, nella cui abitazione sono stati trovati 2.500 euro in contanti e 200 grammi di cocaina.

Sarebbe stato lui a fornire la pistola a Lahouaiej Bouhlel, che, poco prima della strage, gli ha inviato un SMS, in cui lo ringraziava per l'arma che gli aveva consegnato il giorno precedente e gli sollecitava la consegna di altre cinque ad un'altra persona.

Durante gli interrogatori, Ramzi ha spiegato che a fornirgli la pistola era stato un albanese di 38 anni, uno dei cinque fermati, insieme alla compagna di 42 anni.

Strage di Nizza: premeditazione e complicità. Ma restano dubbi sulla matrice terroristica
Mohamed Lahouaiej-Bouhlel e un altro uomo non identificato sul camion

Gli altri due presunti complici sono il tentasettenne Chokri C. e Mohamed Walid, 40 anni, sospettati dagli inquirenti di pianificare altri attentati e dei quali, dall'esame delle impronte digitali, è stata accertata la presenza sul camion, prima della strage.

Nel corso dei mesi passati ci sono stati ben 1.278 scambi telefonici fra Bouhlel e Walid e, in particolare, un SMS del 10 gennaio 2015, dopo l'attacco a Charlie Hebdo, in cui Bouhlel scrive: "Io non sono Charlie... Sono contento. Hanno mandato i soldati di Allah per finire il lavoro".

Sul telefono di Walid è stato trovato anche un video, in cui si è ripreso sulla Promenade des Anglais, subito dopo il massacro.

A Chokri viene imputato un messaggio su Facebook del 4 aprile 2016, indirizzato a Bouhlel, in cui si legge: "Carica il camion, mettici dentro 2000 tonnellate di ferro, tagliali i freni amico mio e io ti sto a guardare".

Sempre il procuratore Moulins ha affermato che non esistono prove di un collegamento fra Mohamed Lahouaiej Bouhlel e lo Stato Islamico, nonostante la rivendicazione da parte di quest'ultimo.

Gli inquirenti sembrano affannarsi per dimostrare la natura terroristica di quanto accaduto a Nizza, quasi volessero ridare una sorta di "dignità" all'accaduto. Sembrerebbe volerlo sminuire, riducendolo al gesto di un folle, di una persona ai margini della società, che ha reagito in modo assurdo ad un'esistenza priva di senso e ha inquadrato il suo gesto in un contesto, quello terroristico, a lui completamente estraneo, ma parte della cronaca quotidiana.

Etichettare quello di Nizza come un atto terroristico serve a giustificare anche l'inefficienza delle forze dell'ordine, che si sarebbero così trovate di fronte ad un atto premeditato, portato a termine da un gruppo di pericolosi criminali, e contrastarlo poteva effettivamente risultare difficile.

Inoltre, anche volendosi astenere da teorie complottiste, non si può fare a meno di notare come, proprio in questi giorni, dopo settimane di protesta nelle strade di tutta la Francia, è stata approvata la nuova legge sul lavoro, nell'indifferenza generale.

Antonio Gui
nella categoria Esteri
Attendere...