Columbus - Pièce (II parte)

Columbus - Pièce (II parte)


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Che “Dobbiamo essere forti. Tra poco ci raggiungerà una tizia che detesto, una rovina per i nostri paesi. Non credo che le parlerò. Finirei per insultarla”.

Thomas “Evita, dici? Tu coltivi l’odio, mi pare”.

Che “Il tuo idealismo ti impedisce di vedere il male. Perdoni tutti. Per questo ti hanno tradito”.

Thomas “Facciamo così. Sono stanco anch’io e vado a riposarmi, magari ti schiarisci le idee sul mio conto. Non voglio irritarmi con un eroe. A dopo”.

Che “Ti seguo. O vado a bere con gli altri. Non voglio esserci quando sale quella”.


Non ha certo rinunciato all’eleganza. Indossa un completo da viaggio impeccabile. Porta un foulard di Hermés al collo. Avanza lentamente, regale; tossicchia, nervosa.
Qualcuno la spinge e poi si scusa, maldestro. E' Dean.


James “Sorry, Lady”. Le sbuffa un po’ di fumo in faccia. Non giunge risposta. Non si guardano neppure.


Il charter ne ha scaricati un po’. Frank sopraggiunge furioso come una tigre in gabbia ma, alla vista del ragazzo, si blocca.


James “Beh, che c’è, hai perso la lingua? Non mi riconosci?”

Frank “Appunto perché ti conosco”.

James “Sono il più giovane, credo. E per me, ne avrei fatto a meno, Ma questa qui, parla?”

Frank “Signora, ehmm, lady. Salve”

Evita “Ci conosciamo?”

Frank “Penso di sì. Non per vantarmi, mi conoscono tutti”.

Evita “So chi è. Non si è presentato. Dal giovanotto, qui, potevo aspettarmelo, ma lei…”

James “Un momento, carina. Io di te non mi ricordo proprio. Ti dai troppe arie, per i miei gusti. Se siamo stati convocati quaggiù, c’è una ragione. Datti una calmata”.

Lady D. “Ciao Frank”.

Frank “Anche tu, qui?” Si abbracciano. Lei tiene sempre gli occhi bassi.

Frank “Mi hanno già dato del villano, perciò ecco qui: questa è sua altezza reale...”

Lady D. “No, no, me l’avevano tolto!”

Frank “Ah, già, principessa del Galles, Diana. La signora è una presidentessa del sudamerica, mi pare”.

Evita “Evita Duarte de Peròn”

Lady D. (arrossisce) “E’ un onore conoscerla”

James soffoca una risatina; gli esce un po’ di sangue dalla tempia.


Evita “Tu sei quella ragazza che dicevano volesse imitarmi?”

Lady D. “L’avranno detto, ma io non mi sono mai sognata, mi creda. Certo, mi sarebbe piaciuto realizzare qualcosa di così importante, come lei”.

James “Arrossisci sempre così quando parli?”

Lady D. “Hai del sangue, sulla fronte”

James “Ah, sì, mi avevano avvertito. Per quelli che sono finiti come me… e come te”.

Lady D. (sospirando) “Già, mi capita. Dove posso fare una doccia?”

Evita “Andiamo a cercarla, cara. Sono stremata”. Escono a braccetto.

James “Tu che sei vecchio, ci capisci qualcosa?”

Frank “Ringrazia dove siamo o per quel vecchio te le avrei date”

James “Tu le dai solo se ti aiutano i tuoi sgherri. Va, che non sai un cazzo di quello che succede, ho capito. Mi annoio, non posso nemmeno guidare”.

Frank “Chiariamo subito una cosa. I tipi come te non mi sono mai piaciuti. Tre film e diventi un eroe. Noi abbiamo lavorato, per essere quello che siamo.”

James “Noi chi? Tu e quella banda di teppisti? O alludi a quei tuoi amici…mi sono spiegato”.

Frank si siede stancamente sul divano.


“Sempre perseguitato da quelle storie. Le mie umiliazioni, quando ero solo un piccolo italiano sfigato, quelle non le ricordate mai”.

James “Ti capisco, sai. Ero un piccolo sfigato dell’Indiana. Ognuno si aiuta come può. Però quelli del tuo stampo, dopo, dimenticano e si mettono su un piedistallo. Vado a bere con gli altri: sei dei nostri? C’è una tua amica, di là”.

Frank “Dopo. Sta arrivando un tizio che voglio salutare”

Rudy “Buongiorno”

Frank “Hallo! Come stai?”

Rudy “Strana domanda, ormai. Ho accettato per curiosità. Sono quello…andato da più tempo”

Frank (ridendo) “E io il più fresco! Non è uno spasso? Non mi sono fatto pregare. Ho una voglia di tornare e dirne quattro a chi mi ha rotto le palle!”

Rudy “Come si è diversi. Io non ho di queste fregole, eppure me le hanno rotte eccome. Vadano al diavolo, io sono un mito e loro non sono nessuno!”

Frank “Un po’ di rabbia dentro, ce l’hai anche tu. Ma ora, con questa occasione…”

Rudy “Non contarci troppo. Non è così semplice. Forse dovevi startene tranquillo ancora un po’”

Frank “Ti senti italiano o americano?”

Rudy “Quante volte me l’hanno chiesto. Ci ho riflettuto. L’America mi ha portato in alto e poi mi ha ucciso. La mia forza veniva dall’italiano che avevo dentro, un terrone che non mangiava per affittare il frac. Con la mia pellaccia scura, poi. Almeno tu sei biondo con gli occhi azzurri”.

Frank “A me dell’Italia non è mai fregato niente, e neanche a Dino o a Joe, per quello che ne so. Io darei un’occhiata in giro. Mi accompagni?”

Elvis ha scaricato un bel mucchio di musica. Entra ascoltando pezzi d’opera e prova a canticchiarli. Tiene gli occhi chiusi e si scontra con uno strano tipo dai candidi capelli arruffati, che calza mocassini sfondati.

Si toglie le cuffie.


Elvis “Mi scusi. Stavo provando un’aria. Sa, sono un cantante”. Scruta l’ometto. Capisce.

“Oh, porc… che ci fa lei qui?”

Einstein “Ho studiato la questione. Se desidera, gliela spiego per come la vedo”.

Elvis “Ehmmm, molto gentile da parte sua. Sono un po’ stanco. Magari dopo, con gli altri. Credo che saranno interessati”.

Belushi entra agitato.


“Ehi, voi! Sapete darmi una fottuta spiegazione? E’ un party? Una roba religiosa? Ci sono Buddha o Maometto?”

Elvis “No, amico, non credo proprio. Ti presento, conosci il professore?”

Vigorosa stretta di mano di Belushi. “E’ un piacere, vecchio mio”.

Elvis “Non stai girando uno di quei tuoi film da sballati. Rilassati. E ricorda che lui non è come noi. Prende le cose sul serio”.

Einstein “Lei mi adula. Perdo le staffe e faccio fesserie come gli altri. Visto che mi hanno attribuito la patente di genio, i miei errori sono più gravi”. Rivolto a Belushi “Lei, giovanotto, mi perdoni, è un cantante? Non ricordo bene”.

Belushi “Sarei, ecco, un attore che provava a cantare”.

Einstein “Bene, bene. Amo la musica. Qual è il suo genere?”

Belushi (balbettando) “Cioè…il blues…ma è meglio che parli con Elvis, è lui quello grande”.

Elvis “Lasciamo perdere. A ripensarci, ero proprio osceno”.

Einstein “Non dica così. Lei è arrivato al momento giusto, credo di ricordare. E le categorie di buono e cattivo, come tutto il resto, peccano di relatività, come sapete”.

Belushi (ridendo di gusto) “ Buona questa! Ohps, mi scusi, sono un tipo schietto”.

Einstein “Così mi piaci. Sei una produzione spontanea, energia pura. Ti è piaciuta quest’altra? Povero me, non faccio che autocitarmi. C’è una cosa, chiamata new age, che si è impadronita delle mie trovate. Purché aiuti a stare meglio”.

Elvis “New cosa?”

Einstein “Mi piace buttare uno sguardo giù, tenermi informato. L’uomo ha il chiodo fisso di combattere le sue disperazioni. Qualche anno fa hanno iniziato a parlare in modo nuovo. L’energia al centro di tutto, muove il mondo, produce la vita. Ciarlano senza uno straccio di spiegazione scientifica”.

Mentre parlavano, è entrato Morrison.


Jim “Non sono d’accordo”.

Belushi “Nooo, non ci posso credere! E’ impossibile!”

Jim “Noi due parliamo dopo, ora è Al che mi interessa. Dunque per lei esiste solo ciò che è dimostrabile scientificamente? E l’energia cos’altro è, se non ciò che è dimostrato per eccellenza?”

Einstein “Aspetti… lei non è quello che dicevano avesse finto di morire?”

Jim “Sì, bravo. Non mi ha risposto”.

Einstein “Mi ha sentito, prima. E’ così. In realtà, tutto è spiegabile con la scienza. Anche le visioni mistiche. Se poi uno si aiuta con…”

Jim “Con la droga, intende? John, dimmi un po’, hai avuto esperienze paranormali, per caso?”

Belushi “Parola mia, no. Non ero tagliato per quella roba”.

Einstein “E’ evidente che avete usato sostanze diverse, tutto qui”.

Jim “E' informato, vedo”.

Einstein “La chimica non è la mia materia, ma so di cosa parlo”.

Jim “Il suo punto di vista non ne esclude altri”.

Einstein “Molto giusto. Non intendo contraddirla e sa perché? Attendo risposte da un momento all'altro. E' il motivo per cui ho accettato questa esperienza”.

Belushi “Sai Jim, ti facevo diverso. Sei così tranquillo, ora”.

Jim “Facevo quello che il mercato mi chiedeva, lo stronzo. Vendeva. E anche tu, non ti sei tirato indietro”.

Belushi “E' vero, però avevo altri valori: la famiglia, l'amicizia”.

Jim “Caschi bene, è un argomento attuale. Da dove vieni? Macedonia, Bulgaria? Non ricordo”.

Belushi “I miei erano albanesi. Conosci l'Albania, ignorante di un americano del cazzo?”

Jim “Sempre saputo dov'era, io. Ma hai ragione, siamo messi male. Però non criticarmi per quella storia dei miei. Sto cercando di risolverla”. 

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