Decreto Salvini: perplessità e proteste anche dal mondo religioso

Decreto Salvini: perplessità e proteste anche dal mondo religioso

Il decreto su sicurezza e migranti imposto ieri dal ministro dell'interno Salvini al Governo, ha incontrato molte perplessità. Di seguito nel riportiamo alcune provenienti dal mondo cattolico e protestante.

Queste le parole di Antonio Russo, consigliere della presidenza nazionale Acli con delega all’immigrazione:

«Il Decreto sicurezza sui migranti sembra presentare molte criticità senza risolvere il problema della regolazione dei flussi.

Emergono, infatti, delle violazioni del diritto internazionale, come ad esempio l’abolizione della protezione umanitaria, che si vorrebbe sostituire con un criterio assolutamente arbitrario, come quello dei meriti civili. Chi decide se un atto socialmente rilevante è meritevole di dare al migrante che lo compie lo status di rifugiato?

Sembra che sia legata a principi di arbitrarietà anche la norma secondo cui verrà tolto lo status di rifugiato al migrante che commette un reato per il quale è stato condannato solo in primo grado, abolendo, di fatto, un diritto fondamentale come la presunzione di innocenza, prevista fino al terzo grado di giudizio.

Un’altra norma contenuta nel decreto che reputiamo lesiva di un diritto fondamentale della persona, è quella che porta il termine di permanenza nei Centri di accoglienza da 90 a 180 giorni.

Tutte queste norme rischiano di creare ancor più irregolarità di quella già esistente, anche a causa del dilatamento dei tempi che si avrà con l’aumento dei ricorsi.»


Alle perplessità dell'Acli si aggiungono quelle di Acat Italia (Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura), espresse nella nota seguente:

"Nonostante i numeri e le statistiche parlino chiaro e denotino come ci sia un calo notevole degli arrivi sul suolo italiano, il decreto sicurezza/immigrazione evoca lo spettro di un’emergenza che non esiste e che condannerà donne e uomini innocenti a vedersi negati diritti fondamentali, quelli sanciti dalla nostra Costituzione e quelli elencati nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di cui, quest’anno ricorre il 70° anniversario.

Acat Italia esprime enorme preoccupazione per lo schema di Decreto legge approvato, ed unitamente a una serie di altre realtà associative, attive nel campo dell’immigrazione e della difesa dei diritti umani, abbiamo sottoscritto una lettera aperta indirizzata al presidente della Repubblica e promossa da Naga Onlus.

Lo abbiamo fatto perché come tanti altri, siamo estremamente convinti che questo decreto rappresenti un pericoloso passo indietro in termini di politiche sull’immigrazione e inclusione sociale.

Dispiace constatare come, per esempio, ancora una volta immigrazione e sicurezza viaggino su binari paralleli come a dire che il pericolo è rappresentato dall’altro, dallo straniero, ma quello che desta maggiore preoccupazione è la scelta, incomprensibile, di aumentare i fattori di esclusione, come ben evidenziato all’interno della lettera aperta citata prima.

Ribadiamo anche in questa sede, come già fatto nella lettera aperta lanciata da Naga, la nostra richiesta al presidente Mattarella perché si faccia garante di quei valori e di quei principi che oggi qualcuno vorrebbe mettere da parte, affinché non rimanga in silenzio di fronte a quello che si profila come un abuso, ma esprima in maniera forte e chiara il proprio dissenso in nome della difesa dei principi democratici e cristiani che, siamo certi, stanno a cuore ancora a molti."


Ma anche evangelici e valdesi si sono detti contrai all'iniziativa. Questo il commento di Luca Maria Negro e Giovanni Comba, rispettivamente, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e presidente della Diaconia valdese, entrambe impegnate in attività di accoglienza di migranti e richiedenti asilo:

«Sotto il cappello generico della sicurezza, si approvano norme che limitano gravemente il diritto d’asilo, arrivando a cancellare la protezione umanitaria con la quale decine di migliaia di persone hanno potuto ricostruire la loro vita in Italia, sfuggendo a violenze e persecuzioni nei loro paesi, o in quelli di transito come la Libia.

La possibilità di costringere i richiedenti asilo in strutture chiuse di tipo carcerario fino a sei mesi criminalizza persone vulnerabili proprio nel momento in cui avrebbero invece più diritto alla protezione e a un’azione integrata di soccorso.

Il ridimensionamento del SPRAR (Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) a favore di centri di identificazione con migliaia di persone, oltre a contraddire una positiva esperienza internazionalmente riconosciuta, potenzia un modello concentrazionario che già tanti problemi ha dato, sia sul piano della funzionalità che della legalità, e delle relazioni con i cittadini che abitano in prossimità. Non soltanto, quindi, con questo decreto vengono meno fondamentali istituti umanitari esplicitamente previsti dal Trattato costituzionale europeo, ma si rafforzano strutture potenzialmente esplosive sul piano sociale.

Come cristiani che ritengono che il Vangelo sia primariamente servizio e accoglienza agli ultimi, esprimiamo la nostra critica più severa a questo provvedimento e, fiduciosi che possa essere fermato o sostanzialmente modificato in tempi rapidi, dichiariamo la nostra convinta determinazione a proseguire nel nostro impegno per l’accoglienza, l’integrazione e la tutela dei diritti fondamentali dei rifugiati e dei richiedenti asilo.»

Categoria Politica
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