Uber ha presentato alla Securities and Exchange Commission la documentazione per fare il proprio ingresso in borsa. Non è stato svelato quale sia la "dimensione" dell'offerta pubblica iniziale (IPO), ma in base ad indiscrezioni Uber avrebbe pensato di ricavare dalla vendita di una parte delle proprie azioni tra i 90 e i 100 miliardi di dollari, mentre in precedenza alcune banche d'investimento avevano prospettato una cifra che avrebbe potuto arrivare a 120 miliardi. La data di inizio contrattazioni è indicata ai primi di maggio.

L'ingresso in borsa di Uber fa seguito a quello di Lyft, azienda concorrente che opera nello stesso settore di competenza, le cui azioni in questi giorni sono quotate ad una cifra di poco superiore ai 60 dollari, inferiore di circa il 15% rispetto alla quotazione indicata nell'IPO.

Il mercato tecnologico, già con le .com, ha sempre fatto prospettare enormi guadagni che però si sono spesso rivelati illusori. Non siamo alla bolla del 2001, ma anche in base al prospetto presentato da Uber, qualche domanda sul fatto che sia conveniente investire in quella azienda è logico porsela.

Uber è cresciuta rapidamente negli ultimi 3 anni, arrivando a registrare a fine 2018 91 milioni di utenti attivi ogni mese su entrambe le piattaforme, sia quella dedicata al servizio taxi che Uber Eats, ma la crescita sta però rallentando. Infatti all'incremento del 33,8% rispetto al 2017, corrisponde un rallentamento del 51% rispetto a quanto registrato l'anno precedente. Inoltre, la stessa azienda dichiara di prevedere un significativo aumento delle proprie spese operative e che, per tale motivo, non è fin d'ora in grado di garantire che la sua attività riesca a creare guadagni nel breve periodo.

Nel 2018, Uber ha fatturato 11,3 miliardi di dollari, il 42% in più rispetto al 2017, ma inferiore alla crescita del 106% di un anno prima. Nel 2018 le perdite di Uber sono state pari a 3,03 miliardi di dollari.

Da sottolineare anche che Uber ha un contenzioso legale con Waymo, società della galassia Alphabet dedicata alla guida autonoma. Un ingegnere di quest'ultima ha traslocato presso Uber finendo a capo del progetto di guida autonoma dell'azienda, ma portandosi con sé anche migliaia di documenti riservati della concorrente che, come è facile immaginare, ha reagito citandola in giudizio.