Rimborsopoli a 5 Stelle? Capitolo chiuso

Rimborsopoli a 5 Stelle? Capitolo chiuso

Puf! Sparita. Finalmente partiti e giornali sembravano aver trovato l'arma per sconfiggere il nemico assoluto, i 5 Stelle, in modo da smascherarne la doppiezza agli "ingenui" elettori. Gli avevano pure trovato il nome: rimborsopoli, anche se la vicenda con i rimborsi non aveva nulla a che fare.

Dopo giorni e giorni passati a ripetere in tutte le salse possibili e immaginabili che i 5 Stelle erano truffatori e ladri per non aver restituito ciò che avevano promesso - non per legge, ma in base alla loro parola data, e non tutti, ma solo pochissimi dei parlamentari - adesso, d'un tratto di questa vicenda non si parla più. Puf! Sparita.

Il Partito di Renzi e l'informazione al seguito hanno visto che questo argomento non toglie voti ai 5 Stelle ed è inutile continuare a cavalcarlo, senza dimenticare la pubblicità indiretta che sarebbe comunque stata fatta al finanziamento - realmente avvenuto - di 23 milioni di euro destinato a iniziative legate al microcredito.

Inoltre, i termini finanziamento, truffatori e ladri sono termini molto sensibili e del tutto da evitare in relazione ai candidati che popolano le liste di Pd, Forza Italia e altri. Così, anche questo aspetto della vicenda non è più degno di esser cavalcato, altrimenti, i 5 Stelle avrebbe avuto gioco ancor più facile nel rinfacciare ai propri avversari chi fossero e quanti fossero i veri impresentabili, come dimostrato in questo post del blog delle stelle.

E allora di cosa si dovrebbe parlare in questa campagna elettorale? Ce lo spiega il Pd, elencando quelli che - secondo il partito di Renzi - dovrebbero essere i suoi cavalli di battaglia: lavoro, sostegno al reddito, abbassamento delle tasse, Europa, vaccini, industria 4.0...

Ma anche in questo caso la discussione è a tempo... sarà possibile farla solo fino al 28 febbraio, perché il 1 marzo l'Istat pubblicherà la stima provvisoria di occupati e disoccupati di gennaio 2018, primo mese della scadenza del triennio e della detassazione sui contratti "permanenti" creati nel 2015 con il Jobs Act, che aveva portato molti imprenditori a ritenere più conveniente questo contratto di lavoro rispetto a quello a tempo determinato.

Nei prossimi mesi molti di quei lavoratori rischiano di essere licenziati, quando credevano di essere "stabilizzati"... mentre invece il loro posto di lavoro non sarà trasformato a tempo indeterminato. Grazie al Jobs Act!

Vittorio Barnetti
Categoria Politica
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