Il 22 novembre 2022, Palazzo Chigi pubblicava un comunicato con il riassunto di quanto deciso nel Consiglio dei Ministri n. 5 in relazione alla legge di bilancio per il 2023

In quella riunione il governo Meloni comunicava le proprie scelte su come far crescere l'ìeconomia e il Paese nel 2023, approfittando di risorse per 35 miliardi di euro.

"La manovra  - si legge - si basa su un approccio prudente e realista che tiene conto della situazione economica, anche in relazione allo scenario internazionale, e allo stesso tempo sostenibile per la finanza pubblica, concentrando gran parte delle risorse disponibili sugli interventi a sostegno di famiglie e imprese per contrastare il caro energia e l’aumento dell’inflazione.Altre risorse sono stanziate per interventi di riduzione del cuneo fiscale e dell’Iva su alcuni prodotti, di aumento dell’assegno unico per le famiglie, per agevolazioni sulle assunzioni a tempo indeterminato per donne under 36 e per percettori di reddito di cittadinanza, per la proroga delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa per i giovani.In materia fiscale, si estende la flat tax fino a 85.000 euro per autonomi e partite Iva e si ampliano le misure per la detassazione ai premi dei dipendenti, oltre a intervenire con una “tregua fiscale” per cittadini e imprese che in questi ultimi anni si sono trovati in difficoltà economica anche a causa delle conseguenze del COVID-19 e dell’impennata dei costi energetici.Sul fronte delle pensioni, oltre alla conferma di “opzione donna” rivisitata e “Ape sociale”, si attua l'indicizzazione delle pensioni al 120% e si introduce per l’anno 2023 un nuovo schema di anticipo pensionistico, che permette di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi e 62 anni di età e prevede bonus per chi decide di restare al lavoro".


Qualche mese dopo, l'11 aprile 2023, la presidente Meloni commentava così, quanto deciso in relazione al DEF 2023 nel Consiglio dei Ministri n. 28

"Il Governo oggi ha tracciato la politica economica per i prossimi anni, una linea fatta di stabilità, credibilità e crescita. Rivediamo al rialzo con responsabilità le stime del Pil e proseguiamo il percorso di riduzione del debito pubblico. Sono le carte con le quali l’Italia si presenta in Europa. Abbiamo, inoltre, deciso lo stato di emergenza sull’immigrazione per dare risposte più efficaci e tempestive alla gestione dei flussi".

Questo è quanto si legge nella nota: 

Il Documento delinea i tre principali obiettivi programmatici della politica economica e di bilancio del Governo per il medio termine:

  1. la rinuncia graduale ad alcune delle misure straordinarie di politica fiscale attuate negli scorsi tre anni e l’individuazione di nuovi interventi a sostegno dei soggetti più vulnerabili e per il rilancio dell’economia;
  2. la riduzione graduale, ma in misura sostenuta nel tempo, del deficit e del debito della pubblica amministrazione in rapporto al prodotto interno lordo (PIL). Il Governo conferma gli obiettivi di indebitamento netto in rapporto al PIL già dichiarati a novembre nel Documento Programmatico di Bilancio (DPB), ossia 4,5 per cento quest’anno, 3,7 per cento nel 2024 e 3,0 per cento nel 2025. L’obiettivo per il 2026 viene posto pari al 2,5 per cento;
  3. il sostegno alla ripresa dell’economia italiana, volto a conseguire tassi di crescita del PIL e del benessere economico dei cittadini più elevati di quelli registrati nei due decenni scorsi.

Nel breve termine, si opererà per sostenere la ripartenza della crescita segnalata dagli ultimi dati, nonché per il contenimento dell’inflazione. Il mantenimento dell’obiettivo di deficit esistente (4,5 per cento) permetterà di introdurre, con un provvedimento di prossima adozione, un taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi di oltre 3 miliardi per quest’anno. Ciò sosterrà il potere d’acquisto delle famiglie e contribuirà alla moderazione della crescita salariale. Unitamente ad analoghe misure contenute nella legge di bilancio, questa decisione testimonia l’attenzione del Governo alla tutela del potere d’acquisto dei lavoratori e, al contempo, alla moderazione salariale per prevenire una pericolosa spirale salari-prezzi. Anche per il 2024, le proiezioni di finanza pubblica mostrano che, dato un deficit tendenziale del 3,5 per cento, il mantenimento dell’obiettivo del 3,7 per cento del PIL creerà uno “spazio di bilancio” di circa 0,2 punti di PIL, che sarà destinato al Fondo per la riduzione della pressione fiscale, al finanziamento delle cosiddette ‘politiche invariate’ a partire dal 2024 e alla continuazione del taglio della pressione fiscale nel 2025-2026, e concorrerà a una significativa revisione della spesa pubblica e a una maggiore intesa tra fisco e contribuente.In tale contesto, le previsioni di crescita del PIL del DEF sono le più prudenti, intente all’elaborazione di proiezioni di bilancio ispirate a cautela e affidabilità. Nello scenario tendenziale a legislazione vigente, il PIL è previsto crescere in termini reali dello 0,9 per cento nel 2023 – dato rivisto al rialzo in confronto al Documento programmatico di bilancio (DPB) di novembre, in cui la crescita del 2023 era cifrata in uno 0,6 per cento – e quindi all’1,4 per cento nel 2024, all’1,3 per cento nel 2025 e all’1,1 per cento nel 2026.Grazie alle nuove misure fiscali per il 2023 e 2024 delineate, la crescita del PIL nello scenario programmatico è prevista pari all’1,0 per cento quest’anno e all’1,5 per cento nel 2024.

Nei mesi successivi, dopo che Meloni si è resa conto che gli obiettivi di bilancio (e crescita) non sarebbero stati mantenuti, ha iniziato ad indicarne le cause in relazione a quanto fatto dai governi precedenti, a partire dal Superbonus. Come indicano i comunicati prodotti dal governo, prima di aprile il Superbonus non era un problema e non poteva esserlo, visto che Lega e Fratelli d'Italia lo avevano sostenuto nella precedente campagna elettorale. In prossimità dell'estate, è invece iniziata la canea con la quale il governo incolpava i Superbonus dell'origine di ogni male, con voragini di bilancio sempre più crescenti: da 80 miliardi, ultimamente, siamo arrivati ad oltre 140 miliardi.

Ma già ad aprile 2023, i sindacati commentavano così il DEF del governo Meloni:

Cosa c’è nel Def? Il mantenimento del deficit al 4,5% del Pil consente al governo di disporre di circa 3 miliardi di euro che saranno destinati, così è scritto nel comunicato di Palazzo Chigi, al “taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi a valere sul periodo maggio-dicembre di quest’anno”. Buona notizia? Sufficiente a rispondere alla necessità di sostenere i redditi di lavoratori e pensionati? Assolutamente no. E, come detto, per di più è un provvedimento dalla durata limitata. Dopo dicembre che cosa succederà?“Se c’è una cosa che dice il Def è che le risorse non sono sufficienti”.Lo afferma Gianna Fracassi, vice segretaria generale della Cgil, che aggiunge: “È un Documento poverissimo anche e soprattutto in termini di mancanza di visione”. E infatti, sostiene la dirigente sindacale:“il Def cammina sulla strada dell’austerity in maniera addirittura più vigorosa rispetto agli anni passati. Si rischia di non avere risorse per la sanità, il welfare, la previdenza, il lavoro e il rinnovo dei contratti pubblici, e nemmeno quelle per gli investimenti a sostegno del Pnrr, a cominciare dalle assunzioni necessarie per aumentare la capacità amministrativa che chiede l’Europa”.Occorre non dimenticare che un mese fa circa il governo ha licenziato la delega fiscale, certo molto contrastata dai sindacati. “Ma – si domanda Fracassi - se mettiamo insieme il tema Def con la riforma fiscale non si comprende con quali risorse si possano sostenere ad esempio le misure propagandate dal governo, come la flat tax, se non, come noi temiamo, con una forte riduzione della spesa corrente e di quella destinata allo Stato sociale. Tanto più in un contesto in cui il costo del debito va oltre i 100 miliardi annui”.Infine, occorre ricordare che nelle prossime settimane si chiuderà la discussione sulla governance economica europea. “Le scelte che verranno definite faranno la differenza per permettere o non permettere ulteriori margini di spesa per investimenti”, commenta ancora Fracassi.Scarsità di risorse, dicevamo, anche se nel nostro Paese la quota di evasione ed elusione fiscale è talmente alta che con quella si potrebbero risolvere una serie di questioni rilevanti, se solo si volesse davvero affrontare la questione. A questo proposito, sottolinea Fracassi, “in tutto questo si continuano a licenziare norme molto gravi che favoriscono i non pagamenti delle tasse, basti pensare a ciò che è stato stabilito nel decreto Bollette sulla non punibilità di alcuni reati”.

In Italia, come sempre, ci si dimentica di quanto è stato detto solo poche settimane prima, per questo era utile riportare le promesse fatte da Meloni e dei suoi ministri. Promesse che non sono state mantenute e, come ormai abbiamo imparato... perché è colpa di altri.

Quindi? Quindi, il governo Meloni, incolpando il Superbonus, il reddito di cittadinanza, le alluvioni, la guerra in Ucraina, i migranti e quant'altro ha prodotto questo risultato, in base a quanto riassunto  nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) 2023, che delinea gli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2024-2026.:

Gli interventi previsti dal disegno di legge di bilancio che il Governo intende presentare riflettono tale impostazione:

  • conferma del taglio al cuneo fiscale sul lavoro anche nel 2024;
  • prima fase della riforma fiscale;
  • sostegno alle famiglie e alla genitorialità;
  • prosecuzione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, anche con particolare riferimento alla sanità;
  • conferma degli investimenti pubblici, con priorità a quelli del PNRR;
  • rifinanziamento delle politiche invariate.

Sebbene l’indebitamento netto in rapporto al PIL venga rivisto al rialzo in particolare nel 2024, l’aggiustamento strutturale prefigurato e l’andamento dell’aggregato di spesa di riferimento sono in linea con la Raccomandazione del Consiglio europeo e con quello che si ritiene sarà il futuro assetto delle regole di bilancio dell’Unione Europea. Inoltre, incisive saranno le misure adottate per il contenimento della spesa pubblica.Per quanto riguarda il profilo del debito, si osserva che in particolare i bonus edilizi comportano un sostanziale incremento del fabbisogno pubblico nel corso della legislatura.Ciononostante, la programmazione dei saldi di bilancio e gli sforzi di valorizzazione e successiva parziale privatizzazione di alcuni asset pubblici consentiranno di conseguire un profilo moderatamente discendente del rapporto debito/PIL lungo l’arco temporale della NADEF.Successivamente, il saldo di finanza pubblica conseguito a fine periodo e il venire meno degli effetti negativi sul saldo di cassa dovuti al Superbonus consentiranno di ottenere una discesa molto più rapida del rapporto debito/PIL, con l’obiettivo di tornare ai livelli pre-crisi entro la fine del decennio.Il saldo di bilancio sconta l’incremento dello stock di debito pubblico conseguente agli interventi di scostamento adottati nel periodo pandemico.

Questo il quadro riassuntivo del Governo fornito ieri.

La crescita del PIL è stimata allo 0,8% nel 2023 con un indebitamento netto in rapporto al PIL del 5,2% ed un deficit del 5,3%, che nel 2024 sarà del 4,3%. Inoltre, il Pil del 2024 crescerà dell'1,2% con una stima rivista al ribasso rispetto a quella fissata ad aprile che bera pari al +1,5%.

In pratica,  portando il debito per il prossimo anno al 4,3%, sforando così le regole del patto di stabilità indicate dall'Europa, Meloni e i suoi ministri si in ventano un margine di 0,7 punti, pari a circa 14 miliardi di deficit, da spendere per la manovra, di cui la gran parte sarà spesa per la conferma del risibile taglio del cuneo fiscale.

Pertanto, come ha confermato il ministro del MEF, Giorgetti, nella conferenza stampa a commento delle decisioni del CdM, il governo Meloni spera nel buon cuore di Bruxelles, perché confermi lo sforamento del patto di stabilità e i soldi per la manovra: 

"Credo che alla Commissione ci siano delle persone che hanno fatto e fanno politica, e quindi diversamente dai banchieri centrali che fanno il loro mestiere e decidono in autonomia da altri tipi di considerazione, credo che comprenderanno la situazione, come la comprendono tutti i miei colleghi ministri delle finanze europei che gestiscono una situazione di rallentamento dell’economia e in qualche caso di recessione".

Siamo ridotti a questo, grazie a Giorgia Meloni.