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Ecco il PNRR di Draghi: piano di rilancio o possibile fregatura?

Alle ore 16 di lunedì 26 aprile, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si presenterà alla Camera, martedì andrà al Senato, per illustrare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e ottenerne l'approvazione in vista della sua trasmissione alla Commissione europea.

Questa è l'introduzione del Piano che ne fa il presidente del Consiglio:

Il Piano si inserisce all'interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall'Unione Europea in risposta alla crisi pandemica.Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, lo strumento chiave del NGEU.Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile.Il totale degli investimenti previsti è pertanto di 222,1 miliardi di euro.Il Piano include inoltre un corposo pacchetto di riforme, che toccano, tra gli altri, gli ambiti della pubblica amministrazione, della giustizia, della semplificazione normativa e della concorrenza.Si tratta di un intervento epocale, che intende riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell'economia italiana, e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica e ambientale. Il Piano ha come principali beneficiari le donne, i giovani e il Mezzogiorno e contribuisce in modo sostanziale a favorire l'inclusione sociale e a ridurre i divari territoriali.Nel complesso, il 27 per cento del Piano è dedicato alla digitalizzazione, il 40 per cento agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, e più del 10 per cento alla coesione sociale. ...

Per chi abbia avuto la curiosità di leggere qualche passaggio delle 337 pagine del PNNR scritto in assoluta autonomia da Draghi mettendo di fronte il Parlamento al fatto compiuto, si accorgerà che è un elenco di titoli o se si preferisce di buoni propositi che dovranno essere attutati in base delle linee guida che verranno definite da commissioni interministeriali ancora da nominare, cui seguirà un'attività parlamentare incaricata di definirne i contenuti... il tutto con scadenze ben precise e successive valutazioni da parte di ulteriori organi di controllo.

Il Piano è corredato da voci di spesa e da cifre che, non si sa bene in base a quali meccanismi, dovrebbero far sì che le riforme, una volta a regime, garantiranno significativi incrementi del Pil che, sommati tra loro, farebbero dell'Italia una seria concorrente della Cina!

Al di là della correttezza e della logica (oltre che della loro fattibilità in relazione alle date indicate nel Piano) delle riforme orizzontali, delle riforme abilitanti, delle missioni, dei piani strategici e di quant'altro, quello che salta agli occhi è che le riforme, ben che vada, mostreranno i loro effetti solo tra molto tempo, mentre gli italiani dovrebbero nell'immediato far ripartire il Paese alle prese con la crisi economica dovuta alla pandemia.

Questo aspetto non si capisce come nel piano di Draghi venga preso in considerazione... Eppure non è marginale. Vogliamo fare un esempio pratico? A parte i dipendenti pubblici, molti italiani hanno subito gravi danni economici in conseguenza della pandemia. Tra i punti del PNRR per rendere l'Italia più verde vi è quella di migliorare il consumo di energia. Per far questo si fa ricorso a un superbonus, ma, per ottenerlo, i soldi devono essere già stati spesi prima. Ma se gli italiani non li hanno, come fanno a spenderli? 

Tra le varie riforme, il premier Draghi non ha ritenuto di metter mano ad una riforma dell'occupazione, lasciando in essere quella specie di aborto che va sotto il nome di Jobs Act, che dà un'enorme flessibilità alle aziende, ma che non contribuisce certo a dare stabilità ai dipendenti che vogliano organizzare il proprio futuro. E questo dovrebbe far ripartire l'economia?

Al mondo del lavoro Draghi ha concesso dei corsi di formazione, delle agevolazioni all'imprenditoria femminile, l'allargamento della Cassa integrazione ad un numero più vasto di imprese. In pratica nulla.

Che gli utraliberisti di Berlusconi e Renzi possano esserne soddisfatti è più che plausibile, così come i leghisti che rappresentano gli imprenditori del nordest... Invece, non si capisce come potranno esserne sodisfatti i partiti che si dicono di sinistra, a partire dal Pd, che si definisce pure socialista.

E che dire poi della svolta verde di Draghi che tanto aveva "affatato" i 5 Stelle! Infatti, il nuovo piano prevede di sottoporre le opere previste dal PNRR ad una speciale VIA statale che assicuri una velocizzazione dei tempi di conclusione del procedimento, demandando a un'apposita Commissione lo svolgimento delle valutazioni in questione attraverso modalità accelerate, come già previsto per il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC 2030).Inoltre, quanto al rapporto tra la VIA e gli altri strumenti autorizzatori ambientali, va ulteriormente ampliata l'operatività del Provvedimento Unico in materia Ambientale (“PUA”), il quale, venendo a sostituire ogni altro atto autorizzatorio, deve divenire la disciplina ordinaria non solo a livello regionale, ma anche a livello statale; proprio in questa prospettiva, va altresì previsto che tale provvedimento unico possa sempre assorbire anche gli atti autorizzatori necessari per l'approvazione dei progetti di bonifica (come già previsto a livello regionale). 

Ciò significa che l'impatto delle varie opere prevede l'assoluta compatibilità in materia di sostenibilità ambientale... in modo proporzionale al costo e al supporto politico locale e nazionale da cui saranno sostenute.

Inoltre, il "fantastico" piano preparato da Draghi dovrà essere approvato a scatola chiusa dal Parlamento, dato che a Bruxelles deve arrivare entro la fine di aprile. 

Pertanto, il famoso piano, che doveva essere approvato dai rappresentanti eletti dal popolo dopo attenta valutazione, è stato preparato in autonomia da un banchiere nominato dal capo dello Stato, non eletto da nessuno, che ha messo il Parlamento di fronte al fatto compiuto, impedendo qualsiasi modifica a quanto da lui proposto. 

Noi italiani dovremmo essere contenti perché l'Europa darà dei soldi all'Italia... anche se già fin d'ora siamo abbastanza certi, dalle premesse,  che quei soldi non andranno agli italiani a cui viene chiesto di applaudire ad una rivoluzione gattopardesca, una rivoluzione dove tutto cambia in modo che le cose rimangano esattamente come erano in precedenza.

Autore Marzio Bimbi
Categoria Politica
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