Dopo il no alla Torino Lione, queste le prime reazioni

Dopo il no alla Torino Lione, queste le prime reazioni

"L'analisi costi benefici ha stabilito l'unica cosa che si poteva stabilire, ovvero che non si dovrebbe realizzare l'opera.

La sensazione piuttosto netta, anche senza ricorrere alle profezie di Fassino e anche alla luce dei recenti sondaggi elettorali o elezioni regionali, è invece quella che l'opera si farà e che è inutile illudersi del contrario e che ci saranno più sbirri che alberi, fili spinati, blindati e giornalisti schierati e propaganda da cinegiornale.

Potremmo anche sbagliarci ma non ci sbagliamo. La presa di coscienza, l'evoluzione personale, il salto di qualità delle istituzioni che ci eravamo augurati non c'è stato, o almeno c'è stato solo in parte.

Le priorità che tutti ci auguravamo fossero prese in considerazione importano poco a buona parte del governo e a buona parte della gente. Quindi si continuerà con i tagli alla sanità, alla cultura, all'istruzione.

Niente o quasi niente per gli investimenti a pioggia contro il dissesto idrogeologico, la sicurezza degli edifici pubblici, le infrastrutture al sud. Niente o quasi niente per i terremotati. Il nostro è un paese di servi, burattini e opportunisti, che non evolve e, se per caso prova a evolvere, si alza lo spread."

I No Tav così hanno commentato la pubblicazione dell'analisi costi benefici per la realizzazione della tratta Torino-Lione. Ma se nel loro caso la soddisfazione è mitigata dal pessimismo, per chi è a favore dell'opera, il sentimento predominante è quello di rabbia e dispetto.


Così Corrado Alberto, Presidente di API Torino: "Mi pare che si possa tranquillamente parlare di numeri risultato di un lancio di dadi. Soprattutto, quanto stabilito dal documento, che il Ministro Danilo Toninelli ha reso noto solo oggi, rappresenta una risposta ideologica ad una promessa elettorale che una parte del Governo sta cercando di mantenere. Insomma, siamo di fronte ad una foglia di fico ad uso e consumo del M5S.

Il sistema delle imprese e del lavoro non può dare nessun credito ad un’analisi che, ad una prima lettura, pare essere stata progettata e redatta con il solo scopo di bocciare un’infrastruttura così complessa e importante come il collegamento ferroviario Tav Torino-Lione. La lungimiranza della politica e delle Istituzioni deve andare ben oltre un documento scritto assumendo costi di investimento gonfiati, volumi di traffico dimezzati, benefici ambientali minimi.

Parrebbe quasi che togliere Tir dalle strade, rendere più sicuri, regolari e meno costosi i trasporti, creare più lavoro e la possibilità di collegamenti europei migliori, sia un danno per il Paese.

E’ inutile parlare di competitività di un Paese e di un territorio se non si ha il coraggio di effettuare investimenti che per loro natura devono andare ben al di là di un opinabile calcolo economico."


Oltre al mondo delle imprese, anche quello delle istituzioni locali non si è fatto attendere nel replicare al documento reso pubblico da Toninelli. Ecco che cosa ha detto il presidente della regione piemonte, Sergio Chiamparino: "I numeri negativi dell’analisi costi-benefici non stupiscono, visto chi l'ha stilata. Affidarla al prof. Ponti (supporter del trasporto su gomma rispetto a quello su rotaia) è stato come chiedere a Dracula di fare il guardiano della banca del sangue.

Ma al di là delle battute, la Tav è un’opera strategica che cambierà le dinamiche di mercato. I benefici ricadranno non solo sul Piemonte, ma sul nord Italia e sull’intero Paese. Sono i corridoi attrezzati con la logistica che richiamano le merci, non viceversa!

Del resto se Cavour avesse fatto l’analisi costi benefici sul traforo del Frejus probabilmente non avrebbe neanche raddoppiato la mulattiera del Moncenisio...

L’analisi non è in grado di definire i benefici, ma solo i costi, per giunta aumentati dalle mancate accise sul carburante e dal calo dei pedaggi autostradali che si avrebbero con lo spostamento del trasporto merci dalla strada alla ferrovia: alla faccia dell’ambiente!

Si delinea uno scenario che rischia di penalizzare pesantemente l’economia, lo sviluppo e la condizione ambientale delle nostre regioni.

Detto questo, ora che l’analisi c’è, il governo Conte-Salvini-Di Maio si assuma la responsabilità di decidere. Anche se temo di non sbagliare dicendo che il governo farà ancora melina. Sulla Tav faranno solo campagna elettorale, a costo di perdere i finanziamenti europei, per arrivare alle elezioni senza pagare il dazio di una decisione. Ora è chiaro chi vuole mettere il Piemonte in un angolo."

Anche in questo caso, seppure per motivi diversi, prevale il pessimismo. Per il momento, nessuna dichiarazione da parte del Governo e dei principali esponenti dei partiti della maggioranza.

Categoria Cronaca
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