Gerusalemme capitale, tutti contro Israele e Stati Uniti

Gerusalemme capitale, tutti contro Israele e Stati Uniti

Il Governo, ed in particolare il premier Netanyahu a causa di due inchieste per corruzione che lo vedono tra i principali indagati, avrebbero sicuramente molti vantaggi dalla nuova legge che il Parlamento israeliano è chiamato ad approvare e che farebbe sì che l'opinione pubblica non venga informata sull'andamento delle indagini di un'inchiesta in corso. Migliaia di israeliani sono così scesi in piazza per protestare contro il Governo e il primo ministro.

Strane le coincidenze che accomunano Stati Uniti ed Israele in questo particolare momento in cui, a causa della decisione di Trump di trasferire l'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, entrambi i Paesi sono nell'occhio del ciclone.

Negli Stati Uniti, il Russiagate comincia a prender corpo e si prospettano sviluppi che potrebbero coinvolgere direttamente membri dell'amministrazione Trump vicini al presidente. In Israele, Netanyahu, sua moglie e membri del Governo sono coinvolti in due inchieste per corruzione. Quindi, come si può ben immaginare, riconoscere Gerusalemme come capitale da parte degli Usa, proprio in questo momento, è stata un'ottima scelta come strumento di distrazione di massa.

Dopo proteste e tumulti che tale decisione avrebbero scatenato, l'opinione pubblica dovrà certo porre l'attenzione su quest'ultimi e dimenticarsi del resto. Tra l'altro, come accade sempre in casi simili, Israele opera in maniera del tutto opposta rispetto a quella che chiunque si potrebbe immaginare.

Così, dopo aver incassato un favore dagli Usa, invece di stemperare la tensione e gli scontri, Israele risponde alla violenza con maggiore violenza, con il solo risultato di peggiorare la situazione. Anche a livello diplomatico.

Netanyahu sarà in Europa nelle prossime ore e come antipasto al suo incontro con Macron, contrario alla decisione di Trump, il premier israeliano ha accusato l'Europa di ipocrisia perché condanna Trump, ma non ha niente da dire sul lancio dei missili [da parte dei militanti di Hamas da Gaza verso il territorio di Israele]. Missili, per la cronaca, che non hanno fatto alcun danno e solo uno è caduto nei pressi di Sderot.

Ma anche sul piano della politica interna, il Governo israeliano si difende attaccando. Così il ministro della difesa Avigdor Lieberman ha dichiarato che i cittadini arabo israeliani residenti al nord non sono i benvenuti, invitando gli israeliani a boicottarli. La loro colpa? Aver sventolato le bandiere di Hezbollah nelle proteste di questo fine settimana. Per Israele, ogni scusa è buona per regolare i conti o per giustificare ulteriori contrapposizioni.

Non si sa bene, sul piano internazionale, chi siano gli altri paesi - escluso Israele - ad appoggiare la scelta di Trump. Le Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza, la Russia e l'Europa hanno espresso la loro contrarietà a quanto deciso dal presidente degli Stati Uniti. E sul piano internazionale, anche per gli Usa, le conseguenze della decisione di Trump sono state evidenti fin da subito, con il vicepresidente Pence che si è visto negare incontri già fissati durante la prossima visita in nord africa e medio oriente.

Sarà sufficiente ciò a far capire a Washington e Tel Aviv che la strada intrapresa non ha nulla a che vedere con la possibilità di far riprendere i colloqui di pace che possano risolvere il conflitto arabo israeliano? Al momento è impossibile crederlo.

Categoria Esteri
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