Il Governo del cambiamento o il governo del disaccordo?

Il Governo del cambiamento o il governo del disaccordo?

La Tav, che come da tempo si era detto è stata riposta in soffitta per riparlarne solo dopo le europee, ha rischiato di innescare una crisi di Governo, con i due leader del cambiamento che adesso si evitano e non sembrano più tanto amiconi come in passato volevano far credere.

Ma non sembra che, dopo aver messo da parte la Torino-Lione, nel Governo sia tornato il sereno... piuttosto si ha l'impressione di una crisi sempre dietro l'angolo. In ogni caso, d'ora in poi, i grillini sembrano meno propensi a fare un passo indietro su provvedimenti che a loro non piacciono, anche se ci hanno messo su la firma.

La nuova querelle è relativa alla cosiddetta "via della seta", un accordo che dovrebbe favorire gli scambi commerciali con la Cina e alla cui base vi è l'approvazione di un memorandum che i 5 Stelle vogliono firmare la prossima settimana in occasione della visita del presidente della Cina in Italia, ma che non convince Salvini e la Lega, ancora alle prese con tutte le verifiche e le valutazioni del caso.

Un memorandum, quello da approvare, di cui nessuno ancora conosce i contenuti, ma che il premier Conte descrive del tutto rispettoso dei principi e delle regole europee: "Si firma il memorandum ovviamente che è un accordo quadro non vincolante, non è accordo internazionale e sarebbe stato anche un po' eccentrico non partecipare a questo progetto infrastrutturale che richiama la Via della Seta.

L'Italia è un approdo naturale, storico e si ripropone anche adesso una grande opportunità per riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina. Vogliamo potenziare il nostro export, non ci impegniamo a nulla con questo accordo quadro, è un’intesa programmatica che poi sarà di volta in volta arricchita dalla sottoscrizione di singoli accordi che andranno valutati uno per uno."

Ma più che le opposizioni, Conte e i 5 Stelle devono convincere della bontà di questo accordo il loro alleato di Governo, la Lega.


E per dimostrare quanto siano tesi i rapporti tra i due "contraenti" del Cambiamento, a quanto sopra descritto si aggiunge anche il "Congresso delle famiglie" che si svolgerà a Verona, alla fine di marzo. L'evento è organizzato da associazioni del mondo religioso ultra conservatore, che vorrebbero eliminare tutte le conquiste degli ultimi anni legate ai diritti civili.

Così, scrive il sottosegretario 5 Stelle Stefano Buffagni, sul suo profilo social, in relazione all'evento di Verona: «Alla famiglia abbiamo dedicato interamente uno dei 20 punti del MoVimento 5 Stelle per la qualità della vita degli italiani.

Ma la nostra idea di famiglia è diversa da quella che andrà in scena a Verona tra qualche settimana e che sembra piacere a una certa Destra.

Loro vogliono donne dimesse, chiuse in casa a fare le madri, donne che non lavorano. Questo io lo chiamo Medioevo. Per il Movimento 5 Stelle le donne devono essere emancipate, felici, indipendenti. Guardiamo avanti, non indietro.»

Ma la "certa destra" a cui guarda quella gente è rappresentata dalla Lega, visto che tra gli sponsor della manifestazione vi è il ministero della Famiglia guidato dal leghista Lorenzo Fontana, che da quel mondo proviene e che ha dato il proprio patrocinio all'iniziativa, insieme alla Presidenza del Consiglio.

Adesso, però, dopo che il patrocinio è stato concesso con tanto di loghi sui manifesti, i 5 Stelle, ora che debbono mantenere il punto su ogni iniziativa della Lega, si sono ricordati che questa manifestazione non rispecchia il loro modello di famiglia e quindi il Governo non deve sponsorizzarla. Che fare?

Dato che il Congresso delle famiglie è a pagamento, e dato che il patrocinio può essere concesso solo ad un evento che non abbia alcun fine di lucro, allora si tenta in questo modo di far fare un passo indietro al Governo, anche se però Salvini ne farà comunque uno avanti, dato che ha già annunciato la sua presenza a Verona.


Nonostante ciò Lega e 5 Stelle assicurano che il Governo durerà per tutta la legislatura. Possibile?

Categoria Politica
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