Anche la ministra del Lavoro abbandona Johnson che ora pensa di disubbidire alla nuova legge che vieta una Brexit no deal

Anche la ministra del Lavoro abbandona Johnson che ora pensa di disubbidire alla nuova legge che vieta una Brexit no deal

La signora Amber Rudd ricopriva l'incarico di ministra del Lavoro (e delle pensioni) nel governo britannico guidato da Boris Johnson.

L'uso dell'imperfetto è giustificato dal fatto che sabato, anche lei, si è dimessa dall'incarico in aperto disaccordo con le scelte politiche del primo ministro e leader del partito conservatore, di cui pure lei fa parte.

La Rudd ha definito un attentato alla decenza e alla democrazia l'espulsione dal partito dei 21 parlamentari conservatori che hanno votato a favore della legge che impedisce di fatto una Brexit "no deal", aggiungendo di non credere più che lasciare l'Ue con un accordo sia mai stato realmente "l'obiettivo principale" del governo.

Un'ulteriore smacco per Johnson che conferma quanto la sua mossa di chiudere il Parlamento fino a metà ottobre, per impedire di fatto una discussione per arrivare ad un accordo sulla Brexit, si sia in realtà rivelata un boomerang.

Nel disegno di "BoJo", da una parte vi era l'intenzione di ricattare l'Europa con lo spauracchio di una Brexit senza accordo, perché Bruxelles ritirasse l'irrisolvibile questione del backstop tra le due Irlande, dall'altra l'assoluto menefreghismo che questo potesse avvenire o meno, facendo ritenere più che probabile, se non del tutto certo, il fatto che Johnson abbia sempre mirato ad una uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea non regolata da alcun accordo.

Adesso, però, con il nuovo provvedimento - che diventerà esecutivo la settimana entrante - che impedisce al Governo una Brexit no deal, imponendo al premier di chiedere all'Europa una nuova scadenza, Johnson avrebbe le mani legate ed i suoi disegni finiranno così per andare in fumo.

Il condizionale non è però stato usato a caso. Infatti, secondo fonti di Downing street, Johnson sarebbe intenzionato a non rispettare le indicazioni della nuova legge ritenendo di potersi opporre ad alcuni o a tutti i suoi contenuti.

Un fatto senza precedenti che porterebbe la questione in sede legale con conseguenze al momento inimmaginabili persino per gli stessi commentatori politici britannici, letteralmente spiazzati da quanto sta accadendo.

Tra le ipotesi prospettate, vi è la possibilità che un tribunale imponga a Johnson di dar seguito a quanto gli è stato imposto dal Parlamento. Nel caso in cui lui rifiutasse anche l'ordine del tribunale, per il premier potrebbe anche aprirsi l'ipotesi di un arresto.

In ogni caso, al di là di quello che potrà accadere in futuro, già quello che sta accadendo adesso è estremamente grave. Le decisioni di Boris Johnson, oltre a destabilizzare il suo partito ed il suo governo, hanno radicalizzato ulteriormente le posizioni sulla Brexit tra coloro che sono favorevoli (anche ad un'uscita senza accordo) e coloro che invece sono contrari ad un'uscita dall'Ue.

Se ne è avuta riprova sabato dove le opposte fazioni hanno rischiato più volte di venire alle mani nonostante i ben nutriti cordoni della polizia che ha provveduto a dividerle e che, nel tardo pomeriggio, si è poi vista costretta ad effettuare anche una trentina di arresti.

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