Anche per i sindacati questo non è il momento migliore per tornare al voto

Anche per i sindacati questo non è il momento migliore per tornare al voto

Ma è davvero il momento migliore per una crisi di Governo che porti a nuove elezioni? È vero che l'Italia non resterebbe certo senza una guida, in attesa che subentri un nuovo esecutivo, ma è pur vero che certe scelte richiedono comunque delle decisioni che più opportunamente può prendere un governo politico rispetto ad uno tecnico.

Per questo, anche rimanendo solo nell'ambito dei problemi legati all'economia, una crisi di governo è sempre poco auspicabile e sempre poco apprezzata soprattutto dalle parti che da un governo si attendono risposte.

Parti che sono espresse dalle decine di migliaia di lavoratori che fanno parte dei tavoli di crisi, oltre 150, che vedono coinvolto il ministero dello Sviluppo.

E questo non solo riguarda le decisioni da prendere da parte del Governo, ma anche quelle già prese, come il decreto sui rider, su cui i sindacati chiedono modifiche. e quello sui precari della scuola, di cui si attende invece solo l'approvazione. 

Quindi, per i circa 250mila lavoratori la cui azienda si trova in crisi, e tra questi 46mila strettamente dipendenti da una qualche forma di intervento pubblico, nel caso si andasse al voto si tratterà di stringere la cinghia e continuare a sperare per il meglio.


Tra le vertenze che più di altre sono arrivate agli onori della cronaca, vi è quella che riguarda la ex Ilva di Taranto. Una vertenza che vede coinvolti non solo i lavoratori e l'azienda ma, intrecciandosi anche con problematiche relative ad ambiente e salute, anche la stessa città di Taranto.

A fine giugno, ricordano i sindacati, l'a.d. della multinazionale ha minacciato la chiusura dello stabilimento già dal prossimo 6 settembre, se non verrà ripristinata l'immunità penale per la gestione del piano ambientale e industriale!


E che dire poi dei lavoratori della Mercatone Uno (1.800 posti di lavoro in bilico) per cui è stato aperto un bando per la presentazione di offerte vincolanti per il suo acquisto entro il 31 ottobre, mentre le operazioni di cessione dovranno chiudersi perentoriamente entro il 31 dicembre 2019.

Anche la vertenza Whirlpool non è affatto conclusa. Il governo ha comunicato di aver predisposto un decreto per la decontribuzione dei contratti di solidarietà, ma non arriverà in Parlamento, al di là poi che venga approvato, il decreto è come se non ci fosse. E poi ci sono le vicende dei lavoratori Blutec, Jindal Steel, Jabil, Almaviva Palermo, Bekaert...


Da qui l'appello di sindacati.

"Cgil, Cisl e Uil esprimono grande preoccupazione per l’attuale situazione di instabilità politica prodotta in pieno periodo feriale che, se non risolta rapidamente, può ulteriormente ridurre le condizioni per la crescita del Paese, aggravare la situazione economica e sociale di tutto il mondo del lavoro e dei pensionati, non far svolgere alcun ruolo al nostro Paese nella costruzione di una nuova Europa sociale. È il momento della serietà, del pieno rispetto dei principi, dei valori e dei comportamenti indicati dalla nostra Carta Costituzionale, nata dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo e del nazismo.

La soluzione della crisi compete al Parlamento che, dopo un dibattito ampio, libero e trasparente, deve votare o sfiduciare il governo, e al presidente della Repubblica, garante della Costituzione, cui va tutta la stima e il sostegno incondizionato anche nella verifica di una reale possibilità di dare un nuovo governo al Paese. Occorre che le forze politiche parlamentari pongano al centro delle loro funzioni istituzionali gli interessi generali del Paese e del mondo del lavoro, e non l’interesse particolare di breve respiro, come più volte sollecitate dallo stesso presidente della Repubblica, assicurando in tempi utili un’indispensabile forma di governo e un chiaro indirizzo economico e sociale. È necessario il massimo rispetto per i luoghi e i tempi dei processi democratici e per chi li rappresenta, per rafforzare i legami di solidarietà, per unire e non dividere il Paese.

Le innumerevoli vertenze aperte al ministero dello Sviluppo economico che riguardano centinaia di migliaia di posti di lavoro, il futuro e la qualità del nostro sistema industriale e produttivo, i problemi della pubblica amministrazione, del sistema di istruzione e conoscenza e della sanità pubblica, il divario crescente tra Nord e Sud, la paralisi dei cantieri pubblici per le necessarie infrastrutture materiali e sociali, sono temi che hanno bisogno di risposte immediate, di un governo nel pieno delle sue funzioni e non possono più aspettare le alchimie della politica..."

Categoria Economia
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