Il venerdì nero di Amazon con lo sciopero di quasi il 60% dei dipendenti dello stabilimento di Piacenza

Il venerdì nero di Amazon con lo sciopero di quasi il 60% dei dipendenti dello stabilimento di Piacenza

Acquistare prodotti sul proprio sito, quello che Amazon definisce divertimento, per altri è un lavoro dove si è sfruttati e sottopagati.

Così, quest'anno, i soliti record con le relative curiosità che l'azienda di Seattle ci propina in occasione del cosiddetto Black Friday, sono passati in secondo piano.

Poco importa che venerdì siano stati venduti tanti Chupa Chups da poterne offrire uno a tutti gli abitanti di Firenze o tante scope Dyson V6 che messe una sopra all’altra supererebbero l’altezza del Burj Khalifa (ad oggi il grattacielo più alto del mondo) o tante pastiglie Finish per lavastoviglie che si potrebbero lavare contemporaneamente i piatti di tutte le famiglie di Roma e Torino.

La notizia più importante relativa al Black Friday di Amazon è lo sciopero dei suoi dipendenti nello stabilimento di Castel San Giovanni (Piacenza) che, in base a quanto affermano fonti sindacali, avrebbe avuto adesioni vicine al 60%.

Lo sciopero, il primo dei lavoratori Amazon in Italia, non ha interessato i lavoratori interinali dello stabilimento, perché troppo ricattabili, come spiega Fiorenzo Molinari, segretario Filcams Cgil Piacenza: «Oggi è troppo rischioso per loro fare questa iniziativa di protesta. Ma noi siamo qui fuori anche per loro, e per quelli che hanno deciso di lavorare.

Lo sciopero è un successo - ha proseguito Molinari - perché stiamo organizzando lavoratori in gran parte giovanissimi, che si avvicinano a questa modalità di lotta con molta prudenza. Ci siamo arrivati dopo più di un anno di dialogo infruttuoso con l'azienda: dialogo sì, purché non si arrivi a nulla.

Oggi, vedere le persone con il badge verde dimostrare la condivisione delle ragioni dello sciopero pur sapendo l’impossibilità di aderirvi in quanto, appunto, interinali, per noi è stata una grande soddisfazione. Questa è una mobilitazione paradigmatica dei rapporti di forza nel mondo del lavoro.»

Anche il segretario della Cgil Susanna Camusso ha voluto rilasciare una dichiarazione sull'argomento: «Siamo con i lavoratori di Amazon senza se e senza ma. La lotta per un lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti è giusta. È una lotta che non solo condividiamo, ma che vogliamo sostenere in tutti i modi possibili. È una battaglia di civiltà, di solidarietà, di straordinaria importanza per il futuro di tutti i lavoratori, non solo italiani.

Aver messo al centro delle loro richieste l’organizzazione del lavoro, la contrattazione dei parametri operativi, in definitiva gli algoritmi, è più che opportuno, è un atto di straordinaria intelligenza. Non è un caso se allo sciopero hanno aderito anche tanti altri stabilimenti in Europa. Amazon, come tante altre aziende, deve capirlo: non saranno mai grandi se i lavoratori saranno sfruttati, non avranno un lavoro decente, non saranno trattati con dignità.»

Ma Amazon, come spesso ama ripetere, è guidata da quattro principi: ossessione per il cliente piuttosto che attenzione verso la concorrenza, passione per l’innovazione, impegno per un’eccellenza operativa e visione a lungo termine. E come appare ben chiaro, in questi principi, l'attenzione per i dipendenti non è inclusa.

Che cosa accadrà dopo lo sciopero? Si capirà solo lunedì 27 novembre con l'incontro tra sindacati e responsabili dello stabilimento di stabilimento di Castel San Giovanni che si terrà a Piacenza se la mobilitazione di venerdì sarà servita per migliorare l'organizzazione del lavoro e la qualità di vita dentro e fuori il magazzino di Amazon.

Categoria Economia
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