Si allarga l'epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo

Si allarga l'epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo

Non sembra interrompersi nella Repubblica Democratica del Congo il contagio di ebola, che nelle ultime due settimane ha fatto registrare 129 nuovi casi, un record (!) favorito dai conflitti nella regione e da false credenze che finiscono per essere di ostacolo ad azioni di contrasto all'epidemia di cui finora sono stati di registrati 1.100 casi. Ad oggi, i bambini morti a causa di questa epidemia sono già 100.

Secondo quanto dichiarato da Heather Kerr, direttore di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo, «le sfide che devono essere affrontate per debellare la malattia sono enormi. Sono stati fatti progressi, ma questo picco di casi mostra che qualsiasi passo avanti potrebbe essere vanificato. Con l'approccio sbagliato, la paura e il sospetto potrebbero ancora sopraffare la lotta contro l'Ebola.

Save the Children lavora 24 ore su 24 all'interno e a fianco delle comunità per combattere la malattia, per garantire che le persone sappiano come proteggersi e per far sì che si sentano supportate nella terribile esperienza di aver contratto la terribile malattia in casa propria.

I bambini sono arrabbiati per ciò che gli sta accadendo. Per anni hanno dovuto assistere a vicini, persone care e amici uccisi brutalmente nel conflitto mentre lavoravano nei campi o camminavano per le strade. E ora l'ebola non si sta solo prendendo altre vite, ma sta anche distruggendo la relazione tanto necessaria per i bambini con le loro famiglie e con i loro amici, perché non possono toccarsi o confortarsi a vicenda. Vivono nella costante paura di contrarre la malattia ma anche di essere attaccati da gruppi armati».

Questa la testimonianza di un bambino, Pierre, riportata da Save the Children: «La gente pensava che l'ebola fosse portata da spiriti maligni. La voce che circola è che i bianchi stanno arrivando per impossessarsi del nostro Paese. Quando un bambino contrae l'ebola può avere la febbre alta, suda molto e gli occhi cambiano colore».

Il padre di Pierre, Henri: «C'era molta resistenza perché la gente pensava che l'ebola fosse spaventosa. Alcuni lo consideravano uno spirito maligno, altri che fosse il governo a creare il virus per ridurre la popolazione del Paese. Avevamo paura a causa del conflitto e stavamo aspettando le elezioni. Ciò ha contribuito all'incapacità della gente di comprendere la malattia e alla diffusione dell'idea che il governo abbia creato l'ebola per ridurre il numero di persone. Io informo i vicini e le famiglie su che cos'è l'ebola per mostrare loro quanto pericolosa sia questa malattia che potrebbe uccidere un intero villaggio.

Questa la testimonianza di Sebastien, 15 anni: «L'ebola ha colpito alcuni dei miei amici, ma io mi sono rifiutato di vaccinarmi. Molti genitori hanno rifiutato di vaccinare i propri figli perché non erano stati informati adeguatamente. Pensavano che le persone che portavano il vaccino avessero la malattia e che li infettassero. Ho pensato che una volta vaccinato, avrei contratto la malattia. Si diceva che una volta vaccinato, saresti morto.

Nel 2016 c'è stata molta pioggia e sono iniziate le inondazioni. Nello stesso periodo, la gente veniva dall'altra parte della città dicendo che c'erano gruppi armati in arrivo. Ho visto bambini uccidere altri bambini. E poi altri che annegavano. I bambini non vanno più a scuola perché i loro genitori sono stati uccisi o non vanno più nei campi e non possono permettersi le tasse scolastiche. Ogni giorno sentiamo gli spari dei gruppi armati. Mi piacerebbe guidare i bambini, diventare il loro presidente e parlare con loro. Sono sempre trascurati e isolati. C'è un gran numero di piccoli che viene rapito perché non seguito da nessuno. Ci sono molti progetti che vorrei realizzare per cambiare questa situazione».

Save the Children sta attualmente supportando 39 strutture sanitarie nel Nord Kivu e a Ituri e 44 strutture sanitarie a Petit North Kivu (Goma e aree limitrofe) per la prevenzione e il controllo delle infezioni, per la formazione degli operatori sanitari e per le aree di triage.

Lo scorso 1 marzo, a seguito dell'ennesimo attacco contro il Centro di trattamento ebola nella città di Butembo, avvenuto la sera del 27 febbraio, Medici Senza Frontiere ha sospeso le attività mediche nella provincia del Nord Kivu, epicentro dell'epidemia in Repubblica Democratica del Congo.

Così Hugues Robert, responsabile MSF per le emergenze, aveva commentato la decisione: «Questi attacchi alle nostre strutture mediche ci rattristano enormemente. Non mettono in pericolo solo la vita del nostro staff, ma soprattutto quella delle persone più vulnerabili che sono al cuore della nostra risposta: i pazienti. Alla luce di questi due violenti attacchi non abbiamo altra scelta se non sospendere le nostre attività fino a futuri sviluppi. Come medici è molto doloroso essere costretti ad abbandonare i nostri pazienti, le loro famiglie e gli altri membri della comunità in un momento così critico della risposta all'epidemia di ebola».

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