Antonio Tajani ringrazia il Papa per la "lezione" ricevuta venerdì scorso dai rappresentanti dell'UE

Antonio Tajani ringrazia il Papa per la lezione ricevuta venerdì scorso dai rappresentanti dell'UE

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha diffuso una nota per commentare le parole pronunciate da Papa Francesco nell'incontro dello scorso venerdì con i capi di Stato e di Governo dell'Unione europea in occasione della celebrazione dei 60 anni della firma dei trattati di Roma.

«Francesco ci ha ascoltato attentamente - ha scritto Tajani - quando gli abbiamo illustrato i nostri obiettivi per il futuro, ma ha deluso tutti coloro che si aspettavano (o speravano) una ramanzina ai politici. Il Papa ha fatto molto di più. Ha preferito far sentire alta la sua voce nel sottolineare l’importanza della identità europea: non siamo, non possiamo e non vogliamo soltanto essere "un insieme di regole da osservare, un prontuario di protocolli e di procedure da seguire".

Papa Francesco è stato il protagonista morale delle giornate dedicate alla celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma, con l’attenzione rivolta a quella che sarà l’Europa di domani.

Il discorso pronunciato in Vaticano e la visita a Milano rappresentano un tutt’uno.

Sarebbe impossibile capire il primo senza comprendere la seconda. Infatti, venerdì ha ricordato a tutti noi quale è la vera identità dell’Europa e sabato ci ha dimostrato che in quella identità si riconoscono gli europei.

Cominciamo dall’incontro con noi rappresentanti delle Istituzioni e Capi di Stato e di Governo. Ci ha ascoltato attentamente quando Gli abbiamo illustrato i nostri obiettivi per il futuro, ma ha deluso tutti coloro che si aspettavano (o speravano) una ramanzina ai politici. Papa Francesco ha fatto molto di più. Ha preferito far sentire alta la sua voce nel sottolineare l’importanza della identità europea: non siamo, non possiamo e non vogliamo soltanto essere “un insieme di regole da osservare, un prontuario di protocolli e di procedure da seguire”.

Mentre parlava mi tornavano alla mente, in rapidissima successione, le grandi conquiste della nostra civiltà e i valori sui quali si fonda. Libertà e centralità della persona sono conquiste che nel corso dei secoli il cristianesimo ha forgiato, difeso, tramandato.

Per gli antichi greci la libertà era soltanto quella che garantiva l’indipendenza del territorio dove vivevano dalla minaccia delle invasioni. Roma, ma, soprattutto, il cristianesimo hanno trasformato quel modello di libertà nella libertà dell’uomo. E da qui la centralità della persona nella società. Tradotto in politica vuol dire: mettere sempre e comunque al centro i cittadini.

È questa l’Europa che Papa Francesco ci ha invitato a costruire, riprendendo un percorso intrapreso ma troppe volte abbandonato. Ma il suo appello accorato non è destinato alla Chiesa, è rivolto a tutte le donne e gli uomini di buona volontà che credono nell’Europa e la vogliono cambiare per regalare una speranza ai cittadini.

Ho interpretato così il forte abbraccio che ha riservato a Hollande, presidente socialista della Repubblica francese, guardiana della laicità dello Stato.

Il discorso di venerdì ribadisce che soltanto se si crede in questi valori e ci si riconosce nella identità che ne deriva ci si può aprire agli altri, accoglierli e integrarli. Questa è la forza di credere in ciò che si è, contrapposta alla violenza e all’intolleranza del pensiero debole di chi non ha valori ma solo interessi da tutelare.

Sabato Papa Francesco ha dimostrato che l’Europa, basata su libertà e centralità della persona, è quella nella quale crede la gente. La straordinaria partecipazione di popolo alla giornata milanese ci ha confermato che i cittadini si riconoscono in quel modello di società, che hanno una speranza ed un sogno nei quali credere.

Non è soltanto una questione di fede, il messaggio costruttivo di Francesco raggiunge anche coloro che appartengono ad altre religioni. Come dimostra l’incontro con la famiglia musulmana.

È con il dialogo che si vince l’intolleranza e si combattono i fondamentalismi. Insomma, le giornate di venerdì e sabato ci dimostrano quanto il cristianesimo possa dare ancora all’Europa. Non è solo una questione di radici, è qualcosa che permea il nostro presente e che contribuirà alla costruzione del nostro futuro.»

Mamma mia quanto ha scritto o si è fatto scrivere Antonio Tajani per rivoltare una frittata che, invece, è risultata evidente a tutti. Infatti, Bergoglio ai leader europei non ha fatto una ramanzina... bensì li ha letteralmente presi a sberle ricordando il loro totale fallimento in seguito alla deriva che l'Unione eurpea ha preso.

Forse Tajani ha frainteso le parole posate dovute alla buona educazione che non può non accompagnare qualsiasi dichiarazione pubblica di un Papa. Forse Tajani pensava che il Papa potesse comportarsi come il Tex Willer dei fumetti?

Ma se si spogliasse dell'ipocrisia e della falsità che gli fanno da scudo, il presidente del Parlamento europeo sarebbe costretto ad ammettere che quella di Bergoglio non è stata una ramanzina, ma una vera e propria strigliata.

Ed il fatto di farla passare agli occhi dell'opinione pubblica come qualcosa di diverso da ciò che è stata, significa che alle istituzioni europee le parole del Papa sono scivolate via come nulla.              

Infatti, se le avessero ascoltate e comprese, molti di quei leader che erano presenti venerdì in Vaticano oggi si sarebbero dimessi, dopo aver chiesto scusa ai loro amministrati.

Pertanto, non aspettiamoci nulla di nuovo o, anche solo leggermente, di diverso dall'Europa rispetto a quanto abbiamo visto fino ad oggi.

Infine il fatto di appellarsi alle radici cristiane del continente è, da parte di Tajani, l'ulteriore riprova di quanto l'ipocrisia di certa gente sia talmente radicata da far dimenticare loro di aver invocato, preteso, sostenuto e votato politiche, a cominciare da quelle sull'accoglienza, che in tutti i modi potevano esser definite, tranne che cristiane.

Fabrizio Marchesan
nella categoria Esteri
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