Il Papa al ritorno dal Marocco invita a costruire ponti e non muri

Il Papa al ritorno dal Marocco invita a costruire ponti e non muri

Come di consueto, al ritorno da un viaggio apostolico, Papa Francesco si presenta sull'aereo ai giornalisti che lo hanno accompagnato rispondendo alle loro domande. Così è accaduto anche domenica sul Boeing 737 della Royal Air Maroc che da Rabat lo ha riaccompagnato a Roma.

Molti sono stati gli argomenti trattati e tra questi quello dei migranti e delle politiche messe in atto dai vari governi per rispondere al problema delle migrazioni.

Queste le parole del papa sull'argomento, così come sono state pubblicate dall'informazione vaticana.

«I costruttori di muri, siano di lame tagliate con coltelli o di mattoni, diventeranno prigionieri dei muri che fanno. Primo: cosa la storia dirà. Secondo: Jordi Évole quando mi ha fatto l'intervista, mi ha fatto vedere un pezzo di quel filo con i coltelli. Io ti dico sinceramente che mi sono commosso e poi quando se ne è andato ho pianto. Ho pianto perché non entra nella mia testa e nel mio cuore tanta crudeltà.Non entra nella mia testa e nel mio cuore vedere affogare nel Mediterraneo; mettiamo ponti nei porti. Questo non è il modo di risolvere il grave problema dell'immigrazione. Io capisco: un governo, con questo problema ha la patata bollente nelle mani, ma deve risolverlo altrimenti, umanamente.Quando io ho visto quel filo, con i coltelli, sembrava di non poter credere. Poi una volta ho avuto la possibilità di vedere un filmato nel carcere, dei rifugiati che tornano, che sono mandati indietro. Carceri non ufficiali, carceri di trafficanti. Se tu vuoi, io posso inviartelo. Fanno soffrire… fanno soffrire. Le donne e i bambini li vendono, rimangono gli uomini. E le torture che si vedono filmate lì sono da non credere. È stato un filmato fatto di nascosto, con i servizi.Ecco io non lascio entrare: è vero perché non ho posto, ma ci sono altri Paesi, c'è l'umanità dell'unione europea. Deve parlare l'Unione Europea intera. Non lascio entrare, o li lascio affogare lì, o li mando via sapendo che tanti di loro cadranno nelle mani di questi trafficanti che venderanno le donne e i bambini, uccideranno o tortureranno per fare schiavi gli uomini? Questo filmato, è a vostra disposizione.Una volta ho parlato con un governante, un uomo che io rispetto e dirò il nome, con Alexis Tsipras. e parlando di questo e degli accordi di non lascare entrare, lui mi ha spiegato le difficoltà, ma alla fine mi ha parlato col cuore e ha detto questa frase: “i diritti umani sono prima degli accordi”: questa frase merita il premio Nobel».

E ancora...

«Vedo che tanta gente di buona volontà, non solo cattolici, ma gente buona, di buona volontà è un po' presa dalla paura, che è la predica usuale dei populismi: la paura. Si semina paura e poi si prendono delle decisioni. La paura è l'inizio delle dittature. Andiamo al secolo scorso, alla caduta della Repubblica di Weimar, questo lo ripeto tanto. La Germania aveva necessità di un'uscita e, con promesse e paure, è andato avanti Hitler, conosciamo il risultato, conosciamo il risultato. Impariamo dalla storia, questo non è nuovo: seminare paura è fare una raccolta di crudeltà, di chiusure e anche di sterilità.Pensate all'inverno demografico dell'Europa. Anche noi che abitiamo in Italia: sotto zero. Pensate alla mancanza di memoria storica: l'Europa è stata fatta da migrazioni e questa è la sua ricchezza. Pensiamo alla generosità di tanti paesi, che oggi bussano alla porta dell'Europa, con i migranti europei dall'84 in su, i due dopoguerra, in massa, America del Nord, America Centrale, America del Sud. Mio papà è andato lì nel dopoguerra in accoglienza. Un po' di gratitudine…È vero, per essere comprensivi, che il primo lavoro che dobbiamo fare è cercare che le persone che migrano per la guerra o per la fame non abbiano questa necessità.Se l'Europa così generosa vende le armi allo Yemen per ammazzare dei bambini, come fa l'Europa a essere coerente? E dico: questo è un esempio, ma l'Europa vende delle armi. Poi c'è il problema della fame, della sete.L'Europa, se vuole essere la madre Europa e non la nonna Europa deve investire, deve cercare intelligentemente di aiutare ad alzare con l'educazione, con gli investimenti e questo non è mio, lo ha detto il cancelliere Merkel. È una cosa che lei porta avanti abbastanza: impedire l'emigrazione non con la forza ma con la generosità, gli investimenti educativi, economici, ecc. e questo è molto importante.Secondo, su come agire: è vero che un Paese non può ricevere tutti, ma c'è tutta l'Europa per distribuire i migranti, c'è tutta l'Europa. Perché l'accoglienza deve essere con il cuore aperto, poi accompagnare, promuovere e integrare.Se un Paese non può integrare deve pensare subito di parlare con altri Paesi: tu quanto puoi integrare, per dare una vita degna alla gente.Un altro esempio che io ho vissuto sulla mia carne nel tempo delle dittature, l'operazione Condor a Buenos Aires, in Latino America, Argentina, Cile e Uruguay. È stata la Svezia a ricevere con una generosità impressionante. Imparavano subito l'idioma a carico dello Stato, trovavano lavoro, casa. Adesso la Svezia si sente un po' in difficoltà nell'integrare, ma lo dice e chiede aiuto.Quando io sono stato là l'anno scorso mi ha accolto il primo ministro, ma nella cerimonia di congedo era una ministra, una giovane ministra credo dell'educazione, era un po' brunina perché era figlia di una svedese e di un migrante africano: così integra un Paese che io metto come esempio come la Svezia. Ma per questo ci vuole generosità, ci vuole andare avanti, ma con la paura non andremo avanti, con i muri rimarremo chiusi in questi muri».


Al Papa poi è stato chiesto un commento sul Congresso delle famiglie in rapporto a come un "politico italiano" ne aveva parlato raffrontandolo all'Islam. Francesco ha risposto di non saper niente di quel Congresso e di non capir nulla di politica italiana.

Probabilmente sono due piccole bugie... diplomatiche quelle dette da Francesco, o perlomeno è di sicuro una bugia quella sulla politica italiana. Infatti, se non fosse stato a conoscenza dell'indirizzo della politica dell'Italia sui migranti e sul giudizio di alcuni politici che lo hanno più volte criticato al riguardo, quando il premier Conte andò in Vaticano - come di consueto per un presidente del Consiglio che si insedia per la prima volta - non fu accompagnato, come sempre accade, da ministri e sottosegretari del proprio Governo. In quella visita Conte si presentò da solo. Impossibile non notarlo rispetto a quanto accaduto in passato, in circostanze analoghe.

E non è possibile non metterlo in relazione alle scelte sovraniste volute da Matteo Salvini che sulla retorica anti migranti ha costruito la sua fortuna politica. Per questo, è impossibile credere che il Papa non conosca nulla della politica italiana.

In ogni caso, comunque, la politica italiana conosce quasi tutto di ciò che il Papa dice in relazione ai migranti, e fa di tutto per fare l'esatto contrario. Per questo, le ultime dichiarazioni del Pontefice saranno, come le precedenti, lettera morta per il Governo del cambiamento, impegnatissimo a tirar su muri, mentre distrugge tutti i ponti che gli si presentano davanti.

 

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