Il Consiglio europeo del 28 giugno un successo? Dalle dichiarazioni di fine vertice appare l'esatto contrario

Il Consiglio europeo del 28 giugno un successo? Dalle dichiarazioni di fine vertice appare l'esatto contrario

Il presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, lo aveva detto - «È ancora troppo presto per poter parlare di un successo» - riferendosi al risultato del vertice del 28 giugno.

«Per quanto riguarda l’accordo sulle migrazioni, è ancora troppo presto per poter parlare di successo: siamo riusciti a raggiungere un accordo in seno al Consiglio Europeo, ma questa è in realtà la parte più facile del compito, se paragonata a quello che ci aspetta sul terreno quando dovremo iniziare ad applicarlo.»

E per capire quanto fossero vere tali parole, è bastato attendere solo pochi minuti con le dichiarazioni rilasciate dal presidente francese Macron nella conferenza di fine vertice.


Che cosa ha detto il presidente francese? Soprattutto questo: «Il concetto di Paese di primo arrivo non si può cancellare». In tal modo, Macron ha inteso ribadire che i centri di controllo per i migranti dovranno essere nei Paesi di primo sbarco... come è adesso.

Ma il premier del governo del cambiamento, Giuseppe Conte, non ci sta e ribadisce che, comunque il vertice è stato un successo e che lui è soddisfatto del risultato. Perché? Lo spiega in questi termini.

L'accordo si è concluso nella notte. Macron era stanco e, pertanto, di ciò che ha accettato non ha evidentemente capito molto!

Naturalmente, Conte non ha usato una frase simile, ma a parte la forma la sostanza non è che cambi molto.

«Macron era stanco - ha detto Conte - abbiamo lavorato fino a notte fonda... lo smentisco. Nell'articolo 6 [1] non si parla di paese di primo approdo, mentre si parla nell’articolo 12 [2] della riforma di Dublino e del diritto d’asilo».

Secondo Macron, le conclusioni del Consiglio europeo non dovrebbero modificare gli attuali obblighi internazionali in materia di soccorso e accoglienza dei migranti.

Secondo Conte, invece, «è inesatto dire che l’accordo si basa solo sulla creazione dei centri di accoglienza su base volontaria. C’è un approccio integrato, multilivello, come avevamo chiesto.

All’articolo 6 si parla dei centri di accoglienza ma non si può obbligare nessuno a costruire centri accoglienza. Chi voleva un centro coatto?

L'ultimo paragrafo dell'articolo si va ad aggiungere alla gestione e alla regolamentazione attuale dei flussi migratori. E’ un modo rivoluzionario di gestirli, con risorse europee e personale europeo. Qualche Paese, non l’Italia, ha già dato informalmente una disponibilità. È chiaro che è difficile portarli in Scandinavia, ma da questo schema non è esclusa la Francia.

Come li gestiamo? Attenzione stiamo parlando di conclusioni, non era all’ordine del giorno il regolamento di Dublino. Vi invito a considerare un fatto completamente nuovo, che era inaccettabile per molti Paesi: adesso è scritto, si parla di azioni condivise.»

Azioni condivise? Forse al premier Conte è sfuggita la dichiarazione di Orban, la cui Ungheria para fascista è presa come esempio da Meloni e Salvini, che ha espresso piena soddisfazione, anche a nome del gruppo di Visegrad, per come si è concluso il Consiglio europeo, interpretandone il risultato in senso del tutto opposto a quello del nostro presidente del Consiglio: «Siamo soddisfatti, perché i quattro di Visegrad hanno raccolto una grande vittoria.

La minaccia che incombeva su di noi era che avrebbero cominciato i reinsediamenti all'interno degli Stati europei con i campi che avevano intenzione di realizzare.

Siamo riusciti a difenderci da questa proposta e a far approvare invece la nostra, che stabilisce chiaramente che nessuno può essere spostato in un Paese senza il consenso di quest'ultimo.

L'Ungheria non diventerà un Paese di immigrazione. L'Ungheria resterà ungherese. Questo è il risultato della battaglia di stanotte.»



A questo punto, oggettivamente, affermare che il Consiglio europeo del 28 giugno sia stato un successo per l'Italia va ben al di là dell'ottimismo.

 

[1] Articolo 6. Nel territorio dell'UE coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria; qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell'UE, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino.

[2] Articolo 12. Riguardo alla riforma tesa a creare un nuovo sistema europeo comune di asilo, notevoli progressi sono stati compiuti grazie all'instancabile impegno profuso dalla presidenza bulgara e dalle presidenze che l'hanno preceduta. Diversi fascicoli sono prossimi alla conclusione. È necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso. È altresì necessario un ulteriore esame della proposta sulle procedure di asilo. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all'intero pacchetto e invita il Consiglio a proseguire i lavori al fine di concluderli quanto prima. In occasione del Consiglio europeo di ottobre sarà presentata una relazione sui progressi compiuti.

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