Iran, il regime  degli ayatollah sferra il pugno duro contro i manifestanti.

Le proteste sono iniziate il 17 settembre 2022 al funerale della ventiduenne curda di origini iraniane Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale a Teheran perché accusata di violare il codice di abbigliamento previsto dalla legge e deceduta nell'ospedale della città dopo tre giorni in coma,  in seguito ad un colpo alla testa, secondo quanto avrebbe riferito il medico alla madre.

Le autorità hanno negato qualsiasi coinvolgimento nella morte, dichiarando che Mahsa Amini avrebbe avuto un attacco cardiaco a causa di patologie pregresse.

Il fratello della vittima ha rifiutato questa versione, sostenendo di averla vista picchiare con un bastone dalla polizia su tutto il corpo sia prima di salire sul pulmino sia all'interno di esso. La ragazza è stata condotta all'ospedale circa un'ora e mezzo dopo la sua permanenza alla stazione di polizia di Vezarat Street. 

A seguito di ciò, le manifestazioni sono si sono estese alle 31 province iraniane, con tutti gli strati della società, comprese le minoranze etniche e religiose, che hanno preso parte e tanti chiedono la caduta del leader supremo, l'ayatollah Ali Khamenei.

Secondo Amnesty International  il giro di vite del governo sulle manifestazioni ha finora portato alla morte di almeno 52 persone, con centinaia di feriti. Gruppi per i diritti umani riferiscono che decine di attivisti, studenti e artisti sono stati arrestati.

Le autorità iraniane affermano che molti membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi, accusando gli Stati Uniti di sfruttare i disordini per cercare di destabilizzare l'Iran ed appropriarsi delle risorse (circa il 45% del budget del governo deriva da petrolio e gas). Anche le Guardie Rivoluzionarie e la milizia volontaria Basij hanno segnalato perdite tra i loro membri.

Le proteste sono state particolarmente aspre nella regione del Kurdistan iraniano, dove,  temendo una rivolta etnica, il Governo ha lanciato attacchi di razzi e droni su obiettivi nella regione curda, dopo aver accusato i dissidenti curdi iraniani di essere coinvolti nei disordini.

Il ministero dell'Intelligence ha dichiarato nei giorni scorsi che nove cittadini stranieri sono stati arrestati in relazione alle proteste in corso

Il ministero ha detto che cittadini provenienti da Germania, Polonia, Italia, Francia, Paesi Bassi, Svezia e altri paesi,  sono stati arrestati "durante le rivolte o mentre complottavano sullo sfondo". Tra questi ci sarebbe Alessia Piperno, trentenne romana di famiglia ebraica, arrestata il 30 settembre, poco dopo aver pubblicato un ultimo post su Instagram sul suo blog @freedom.travel.adventure in cui scriveva d'essere diretta in Pakistan per aiutare nelle aree alluvionate. Il che farebbe pensare che avesse ricevuto il visto per partire, poco prima dell'arresto.                                         

Stando agli ultimi video registrati da Alessia Piperno, il suo permesso di soggiorno in Iran era scaduto, sebbene cercasse un modo per prorogarlo nonostante l'inasprimento delle proteste. 

Era in Iran da due mesi e mezzo, aveva visitato anche il Kurdistan iraniano, motivo di grande sospetto per le autorità, e due giorni prima aveva scritto: "Non riesco ad andarmene da qui, ora più che mai. E non lo faccio per sfidare la sorte, ma perché anche io ora, sono parte di tutto questo". Sotto lo stesso post, intitolato "Bella ciao",  scriveva:" Se un giorno questo paese sarà libero, è merito di queste ragazze che scendono in piazza e danno fuoco ai loro hijab" (velo),  parole che potrebbero aver contribuito a cagionare il suo arresto, in un lasso di tempo così breve dalla pubblicazione.                                                                            I motivi specifici non sono stati ancora chiariti dalle autorità,  ma è stato reso noto che la ragazza è stata condotta nel carcere dei prigionieri politici di Evin.

In questo contesto di proteste e repressione sanguinosa, un'altra ragazza iraniana, la sedicenne Nika Shakarami, è stata trovata ,dieci giorni dopo il decesso. Una volta recuperato il cadavere, la famiglia ha trovato evidenti segni di stupro, violenze e torture: sul corpo della giovane c’erano suture, cuciture fatte a mano, e gli organi interni erano stati rimossi. Dopo la sepoltura, il suo corpo è stato rubato dalle forze di sicurezza e sepolto in un altro villaggio all'insaputa della famiglia, non concedendole pace neppure da morta. Pochi giorni dopo i suoi zii sono stati arrestati per dei contenuti pubblicati su Twitter. 

La ventenne Hadith Najafi, divenuta simbolo della rivolta per un video in cui si lega i capelli biondi, prima di unirsi alle proteste in piazza Karaj, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco la notte stessa. 

Mentre migliaia di donne ed uomini hanno scelto di manifestare  il loro dissenso a costo della vita, altri manifestanti in gran numero si sono opposti a questa corrente partecipando a manifestazioni filo-governative.

Secondo quanto trasmesso sabato dalla televisione di Stato, 41 persone sono state uccise e sono stati arrestati 139 manifestanti anti-governativi, tra cui  60 donne, soltanto nella provincia di Gilan.  Sebbene in questo contesto si parli soprattutto della partecipazione femminile alle proteste, un numero ancor maggiore di uomini sta protestando contro il  sistema teocratico assolutistico e quelli che sono reputati i suoi simboli,  in quanto considerato colpevole dei problemi socio-economici del paese. 


Fonti:

  • Iran: Mahsa Amini was beaten severely in front of brother, says cousin as women-led protests intensi- The New Indian Express
  • Protesters rally across Iran in third week of unrest over Amini's death | Reuters
  • Iran: 9 foreign nationals arrested as protests continue | News | DW | 30.09.2022
  • Chi è Alessia Piperno, l'italiana arrestata in Iran (agi.it)
  • Nika Shakarami, uccisa un'altra ragazza iraniana. Trovata dopo 10 giorni con segni di tortura - Il Fatto Quotidiano
  • Iran, uccisa ragazza simbolo della protesta contro l’omicidio di Mahsa Amini - Il Sole 24 ORE
  • Iran’s pro-government counter-protesters try to change narrative | News | Al Jazeera