La Gran Bretagna esce dall'Europa. E adesso?

La Gran Bretagna esce dall'Europa. E adesso?

E adesso? Che cosa accadrà? Nessuno lo sa. E tanto per non saper né leggere né scrivere il panico prevale su qualsiasi ipotesi di razionalità. Quindi, come già ampiamente annunciato, l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa ha avuto come reale conseguenza un terremoto nelle borse con ribassi fino al 10% sugli indici e veri e propri tracolli sui titoli bancari con ribassi oltre il 20% e ribassi altrettanto importanti sui  cambi che riguardano i rapporti della Sterlina con le altre valute.
Vendere è stato il primo impulso.

Dal punto di vista economico è difficile dire quali saranno le conseguenze nel lungo periodo.

Dipende da come andranno i trattati per ridefinire gli accordi tra Europa e Gran Bretagna. E non sarà un affare di pochi giorni, ma di mesi. Dal punto di vista pratico il centro finanziario dell'Europa, quasi sicuramente, non sarà più Londra. Molte delle banche estere, americane e orientali, presenti nella City probabilmente cambieranno la propria sede e si trasferiranno sul continente. Francoforte, con la presenza della BCE, potrebbe diventare la City del futuro.

Ma al di là di quelli che potranno essere o meno i danni economici reali per la Gran Bretagna e gli altri paesi Europei, quello che già adesso è certo è che dal punto di vista politico è stato sancito il fallimento dell'idea di Europa, di Unione Europea.

In relazione a questo aspetto non c'è da dire molto, sono i fatti a parlare. E i fatti indicano un  fallimento politico del concetto di Unione Europea. E sulla base di questo non sono sbagliate le opinioni di coloro che auspicano le dimissioni, sull'onda di quelle di Cameron, anche dei principali responsabili politici dell'UE, ad iniziare da Juncker.

I motivi per cui i britannici hanno scelto di uscire dall'Europa, al di là che siano o meno reali, sono comunque la certificazione del fallimento politico del concetto di Europa Unita. Molti dei sudditi di sua maestà hanno votato pensando al fatto che le loro condizioni economiche siano dovute agli stranieri che portano via il lavoro ai residenti e alle regole europee che non permettevano la flessibilità per cambiare le politiche economiche del paese e, di conseguenza, lo status sociale dei cittadini.

Per quanto riguarda la Gran Bretagna, considerati gli ultimi accordi strappati da Cameron, proprio per contrastare i sostenitori della Brexit al referendum, queste considerazioni sono relativamente vere. Ma il fatto che i britannici non lo abbiano percepito è la conferma del fallimento politico della UE.

Un ulteriore esempio della inadeguatezza della classe dirigente che ha governato le politiche dell'Europa sono le esternazioni di certi personaggi che, dopo la Brexit, hanno esternato contro Cameron perché ha indetto il referendum per far decidere ai cittadini del suo paese che cosa volevano fare. Un esempio di costoro è Mario Monti. Costui, invece di interrogarsi sulle politiche fin qui prese dall'Europa e fare un esame di coscienza degli errori, lancia i suoi strali contro Cameron perché ha concesso il referendum sulla Brexit.

Quello di Monti è un ottimo esempio per capire i motivi del fallimento dell'idea di Europa. Personaggi di infimo livello, sotto qualsiasi punto di vista, come Mario Monti hanno pensato e continuano a pensare che le politiche dell'Europa debbano riguardare non gli interessi diretti dei cittadini europei, ma principalmente gli interessi di banche e multinazionali... gli interessi dei cittadini sono e debbono rimanere subordinati e, di conseguenza, secondari.

Quello che è accaduto in Gran Bretagna è la conseguenza di questa visione. E questa gente che governa l'Europa probabilmente non lo ha ancora capito.  

Mario Falorni
nella categoria Esteri
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