Le analisi sul voto delle Amministrative 2016: chi vince, chi perde

Le analisi sul voto delle Amministrative 2016: chi vince, chi perde

La fondazione di ricerca, Istituto Carlo Cattaneo, ha reso pubbliche le analisi sul voto per le Amministrative 2016. I dati pubblicati sono piuttosto interessanti anche in prospettiva dei ballottaggi.

Il risultato delle amministrative 2016 con il dato delle omologhe elezioni del 2011 registra sia il centrodestra che il centrosinistra in calo di circa il 7%. Invece, il Movimento 5 Stelle avanza moltissimo, portandosi dal 6,1% al 21,4%, anche se va considerato che in molti comuni nel 2011 non era presente.

Invece, se il risultato di queste amministrative viene raffrontato con le Politiche 2013, si registra un recupero del voto di centro destra del 4% e dell'1% di quello del centrosinistra.

In questo raffronto, i 5 Stelle perdono invece quasi il 4%, anche se in tre capoluoghi nel 2016 non erano presenti.

Quest'ultimo raffronto è stato preso al balzo dal presidente del PD, Matteo Orfini in una sua analisi del voto di domenica: «Fare il calcolo dei voti non è semplicissimo per la presenza di tante liste civiche, ma quello che è certo è che rispetto al 2013 il M5S perde mentre il centrosinistra cresce (fonte: Istituto Cattaneo)».
Naturalmente, Orfini si è ben guardato dal riportare le altre analisi dello stesso Istituto per non smorzare il suo entusiasmo e quello dei suoi elettori. Proviamo ad elencare quello che Orfini si è dimenticato di dire.

Sulla base delle proprie analisi, l'Istituto Cattaneo afferma che «dopo le elezioni politiche del 2013, vi sono stati diversi turni di elezioni locali (comunali e regionali). Le performance del Movimento 5 stelle sono quasi sempre state meno brillanti che alle politiche. Una parte consistente di chi aveva scelto Movimento 5 stelle alle politiche, al momento delle elezioni comunali o regionali spesso si rifugiava nell’astensione o, in misura minore, tornava ai partiti tradizionali.

Le cose stanno però cambiando. Il Movimento 5 stelle si sta radicando sempre più e diventa quindi più “performativo” anche sul piano locale. Queste ultime elezioni mostrano con chiarezza questo processo di trasformazione del consenso del Movimento 5 stelle.

Si registrano ancora fughe verso l’astensione (non solo a Rimini, dove in assenza di un proprio candidato fugge verso l’astensione quasi la metà del bacino elettorale del Movimento, ma anche a Bologna la percentuale degli astensionisti è consistente: il 39% di chi aveva votato M5S nel 2013), ma queste sono meno consistenti che in passato. Rari, e poco consistenti, i flussi verso altre forze politiche (a parte casi particolari come Salerno). L’elettorato 5 Stelle tende dunque a diventare più “fedele” e “radicato”».

E proprio da questo resoconto si capisce come dirigenti e organi d'informazione legati al Partito Democratico siano sempre più impegnati a ribattere colpo su colpo qualsiasi polemica con i 5 Stelle, se non ad alimentarne delle nuove.


Ed è con Torino che le paure del Partito Democratico prendono corpo, a causa dei passaggi di voto tra il PD e il M5S. «Mentre esiste un flusso di voti in uscita dal PD verso la candidata del M5S, non esiste un flusso che procede nella direzione opposta. Per l’esattezza, il 4,7% dell’elettorato ha scelto i 5 Stelle dopo aver votato per il PD nelle elezioni politiche del 2013!»
Analisi non certo di buon auspicio per il secondo turno, anche se, a vantaggio di Fassino, non sono stati riscontrati finora flussi significativi di voti tra la sinistra radicale e il Movimento 5 Stelle.

Ma è Bologna, roccaforte del Partito Democratico, che più di tutti dovrebbe preoccupare Orfini e Renzi. Secondo l'Istituto Cattaneo «si osservano rilevanti flussi di voto dal Pd ai candidati degli altri schieramenti, in particolare quelli del Movimento 5 stelle (3,6 del corpo elettorale) e della candidata di centro-destra (2,1%), mentre M5S, centrodestra e liste di centro perdono numerosi consensi – superiori rispetto alle perdite del PD – verso l’astensione.

Dai flussi elettorali emerge poi la forte capacità attrattiva di Lucia Borgonzoni (Lega), in grado di intercettare voti in modo trasversale, sia da sinistra che da destra, compreso il M5S (sia dal Pd che dal M5s arrivano a Borgonzoni quote pari al 2% del corpo elettorale).

Viceversa il candidato del centrosinistra Virginio Merola risulta scarsamente attrattivo al di fuori della sua area di riferimento. A parte un flusso proveniente dalla coalizione centrista di Monti con 1,4% del corpo elettorale, gli altri flussi sono praticamente irrilevanti. Anche dalla sinistra (Sel, Rivoluzione civile) non arriva quasi nulla a Merola: gli elettori di quest’area preferiscono l’astensione o Federico Martelloni», che però al ballottaggio non c'è.

Alessandra Ghisleri, infine, ha illustrato a Ballarò un raffronto del voto delle Amministrative 2016 con quello delle Europee 2014. Pur con tutte le cautele del caso in relazione alle liste dei candidati presenti alle Comunali che tendono a togliere voti al partito di riferimento, il Partito Democratico, in quest'ultima tornata elettorale, ha subito un calo del 20%, il centrodestra un calo intorno al 4,5%, mentre il Movimento 5 Stelle ha subito un calo di poco superiore all'1%.

Come direbbe Matteo Orfini, «i numeri - si sa - hanno una loro testardaggine. E allora se vogliamo analizzare davvero il voto è bene tenerne conto».

Monica Maggiolini
nella categoria Politica
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