Bayer, Monsanto e le virtù del libero scambio

Bayer, Monsanto e le virtù del libero scambio

Ho molti dubbi che il TTIP (e il CETA) sia stato accantonato dai gruppi di potere americani ed europei.

 E' notizia di ieri,  che la società tedesca Bayer,  leader nel settore chimico farmaceutico,  è interessata all'acquisto della Monsanto per una cifra vicino ai sessanta miliardi di Euro.

La Monsanto è una multinazionale di biotecnologie agrarie, con un fatturato di quasi 15 miliardi di dollari.

Da Wikipedia:

"In parallelo all'enorme successo commerciale, la notorietà dell'azienda è anche dovuta alle costanti critiche sollevate ad essa da associazioni contrarie ad alcuni usi delle biotecnologie (ad esempio Greenpeace) e alle numerose cause legali che Monsanto ha intrapreso per proteggere la propria proprietà intellettuale e tutelare i propri brevetti.

In questo contesto sono da considerare anche le diverse cause intentate contro l'azienda: per esempio una causa risalente al 2004 contro i produttori dell'Agente Arancio (di cui uno è Monsanto), defoliante, tossico per l'uomo, usato durante la Guerra del Vietnam dall'esercito statunitense, il quale provocò e provoca ancora oggi gravi danni alle popolazioni locali, creando modificazioni strutturali e malformazioni, non favorevoli alla vita, al corpo umano.  In tempi più recenti, è stata criticata anche la produzione e la vendita di un ormone sintetico (Posilac) per l'allevamento, secondo i detrattori non adeguatamente testato e da loro ritenuto colpevole di danni sia al bestiame sia all'uomo."

Dal Corriere della Sera:

"Monsanto è da anni sotto accusa per i suoi prodotti geneticamente modificati ed è proprietaria del pesticida Glyphosat, sospettato di essere cancerogeno"

Sempre in tema di  TTIP ripropongo il Cameo di Riccardo Ruggeri, ripreso dal Suo blog, riccardoruggeri.eu,  in commento  all'editoriale di Angelo Panebianco, pubblicato in data 5 settembre u.s. dal Corriere della Sera dal titolo  "Le virtù del libero scambio e i rischi del neo-protezionismo"

Buona lettura.

 

"Lettera al professor Angelo Panebianco,

Una doverosa premessa, caro professor Panebianco. So di economia quello che negli anni ‘90 doveva sapere il Ceo di una multinazionale quotata a Wall Street, rispetto a un economista di vaglia ho appena i fondamentali, riuscivo meglio nell’execution. La leggo da una vita, compreso il suo pezzo sul Corriere della Sera di lunedì 5 settembre al quale mi riferisco: nessuna osservazione, con le sue assumption è impossibile “entrare”.
Le logiche di business del mondo americano mi sono note, così il modo di pensare e di operare della casta dei Ceo, essendo stato per un ventennio uno di loro. Le multinazionali, la mia non era diversa, dichiarano ad alta voce che sono produttrici di lavoro e di ricchezza, ed è vero, ma nascondono in tutti i modi il loro naturale parassitismo verso gli Stati, col quale campano nei momenti di stanca del mercato, e non solo. A proposito del Ttip sono stato contro subito, in particolare per l’aspetto agricolo-alimentare, visto che la mia multinazionale si occupava di macchine agricole, quindi non per i motivi che dice lei, per altri, uno personale, l’altro strategico-negoziale. Uno che ama l’agricoltura, i contadini come classe sociale (sono stati i padri degli operai come me), la cucina povera (cioè la qualità del cibo) deve essere contrario per definizione. Se vuole ne potremo parlare. Il secondo motivo era molto più specifico, riferito alle modalità negoziali del trattato, la cui gestione era affidata a società di consulenza (lo dico in termini psicologici, e senza uno straccio di prova, potenzialmenteembedded agli americani). Fu imposto il curioso protocollo americano, che secondo la mia esperienza diretta viene adottato quando vogliono vincere, comunque. Come sa, l’atmosfera negoziale (aspetto molto importante in una trattativa complessa e articolata) aveva nella segretezza maniacale il suo punto chiave, spiazzando gli sprovveduti politici e funzionari europei: prendere o lasciare è una filosofia non europea. Un’Europa debole e divisa come l’attuale, di fronte alla tecnica negoziale on/off , alla quale Bruxelles non è culturalmente preparata, avrebbe fatto passare i concetti chiave della “superiorità” del trattato sulle singole legislazioni e magistrature europee e delle multinazionali sugli Stati. Convengo con lei che sarà difficile concluderlo, il momento magico le “forze oscure della reazione” l’hanno perso. Dal mio punto di vista, non posso non compiacermene, devo ringraziare i francesi, la Brexit, il duo Trump/Sanders, lo scandalo VW (e la modalità arrogante con cui l’hanno gestito, umiliando la Germania), un ruolo sottile ma importante della Svizzera. La micidiale tecnica negoziale on/off  la usano quando, come direbbe Bergoglio, spuzza. E qua tutto spuzzava, e tanto.
Ma il tema profondo lei l’ha toccato al fondo del suo pezzo. Con il Ttip firmato alle condizioni Usa, il Lord protettore non sarebbe cambiato, senza, si aprono spazi nuovi, come dice lei pure alla Russia. Parlo per me (soprattutto per i miei nipotini) e dal punto di vista degli interessi dei due paesi ove vivo, Italia e Svizzera. Il Protettore America 2.0 preferirei lasciarlo perdere, lui stesso, presto, non sarà più interessato a quel ruolo, dovrà fare altre scelte, molto impegnative, meglio non avere pesi morti (in fondo il pensiero dei repubblicani di Trump). Niall Ferguson, con la teoria degli Imperi, lo sussurra da anni, e anche il recentissimo“Fine del secolo americano?” di Joseph Nye che pure sostiene la tesi, che condivido solo però in termini temporali, che il declino americano come potenza è una profezia sbagliata, è cauto ad esprimersi su una proiezione di lungo periodo.
Non credo alla Russia come Lord protettore, mentre credo, in prospettiva, dopo l’eventuale fallimento dell’Europa a 27, a una j.v. Russia-Germania, con le altre 26 come ancelle. Sull’America, un’unica osservazione, un Paese che permette, per biechi motivi di business, a un Ceo (Tim Cook, Apple) di rifiutare di dare supporto allo Stato (invito perentorio fatto da FBI e Giudice Federale) di fronte al “supremo interesse nazionale”, senza arrestarlo e processarlo, trasferisce all’esterno un’immagine di micidiale impotenza, non certo da Lord protettore. Ma ci rendiamo conto? Avere la protervia di preferire i tuoi clienti alla sicurezza del tuo Paese è orrendo, oltre che stupido. Di un protettore così, neppure le puttane di strada si fiderebbero.

Un caro saluto, riccardo ruggeri"

 

Emilio Stagni
nella categoria Politica
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