Di Maio vuole rivedere tutte le concessioni. Il primo passo per la nazionalizzazione?

Di Maio vuole rivedere tutte le concessioni. Il primo passo per la nazionalizzazione?

Interviste. Rilasciate a quotidiani differenti, da persone diverse, l'intervista del vicepremier Di Maio al Corriere e quella dell'amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci hanno un denominatore comune: la nazionalizzazione.

Da metà degli anni '90 la parola d'ordine in Italia era liberalizzare. I governi che da allora si sono succeduti alla guida del Paese hanno seguito tale linea, sia che fossero di centrodestra, sia che fossero di centrosinistra.

Adesso, anche approfittando del crollo del ponte Morandi a Genova, la componente 5 Stelle del Governo del cambiamento vuole fare un'inversione ad U rispetto al passato. Per i grillini, adesso, la parola d'ordine sembrerebbe nazionalizzare.

In una intervista a La Stampa l'ad di Atlantia Castellucci ha sottolineato che "la A10 - il tratto autostradale dove è avvenuto il crollo - è tutt'uno con la concessione nazionale. Non è previsto nessuno scenario di separazione dal resto della rete". Ciò in risposta ad una domanda che ipotizzava la possibile rinuncia di quel solo tratto rispetto al resto della rete gestita da Autostrade.


Ma se da una parte Atlantia, la società che controlla Autostrade per l'Italia titolare della concessione, si prepara a difenderla con le unghie e con i denti, dall'altra il vicepremier Di Maio annuncia in un'intervista al Corriere che adesso il Governo pensa di nazionalizzare... la qualunque!

Il governo italiano - ha detto di Maio - intende rivedere tutte le concessioni, non solo quella di Autostrade per l’Italia per la quale l’esecutivo ha avviato il processo di revoca dopo il crollo del ponte Morandi di Genova.

"Sulle concessioni - ha aggiunto il vicepremier - abbiamo iniziato un lavoro enorme. Le andremo a rivedere una a una. E su chi si sta approfittando dei patrimoni pubblici agiremo subito. Autostrade è solo la punta dell’iceberg. C’è l’acqua per esempio, ci sono le telecomunicazioni, le televisioni..."


È vero. Rivedere le concessioni non significa nazionalizzare. Però è anche vero che stabilire quale sia il parametro che possa fare da discrimine tra l'approfittarsi o meno di un bene pubblico è argomento di lana caprina, che in uno Stato di diritto potrebbe tradursi in una causa giudiziaria che durerebbe anni e interesserebbe decine di tribunali in Italia e non verrebbe certo esaurito nell'arco di una legislatura.

Quindi, se un Governo dice di voler rivedere le concessioni, tutte, è quasi certo che sta pensando di gestire autonomamente i beni dati in precedenza alla gestione di privati.

Una scelta politica legittima e forse neppure sbagliata, ma non certo di secondo piano. Quello della nazionalizzazione era un tema della campagna elettorale su cui i 5 Stelle hanno chiesto il voto? Ma soprattutto, nazionalizzare rientra tra i punti del Contratto di governo siglato con la Lega?

È sicuro Di Maio che il rivedere tutte le concessioni, di qualunque tipo, possa essere digerito da Salvini? Se questo aspetto si va ad aggiungere alle problematiche della prossima legge di bilancio su cui gli interessi di leghisti e pentastellati si scontreranno per ottenere il massimo che possa soddisfare fin da subito le promesse elettorali di ciascuna delle due gambe del Governo, non è irreale avere seri dubbi sulla tenuta dell'attuale esecutivo.

Categoria Politica
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