Papa Francesco inaugura la Sessione Annuale 2016 del Programma Alimentare Mondiale

Papa Francesco inaugura la Sessione Annuale 2016 del Programma Alimentare Mondiale

Il Programma Alimentare Mondiale (o WFP - World Food Programme) è una tra le più grandi organizzazioni umanitarie al mondo e si occupa di assistenza alimentare per la lotta contro la fame. Fondata nel 1962, PAM collabora con altre agenzie Onu come FAO e IFAD), oltre che con governi e numerose ONG.

Oggi, 13 giugno, accogliendo l'invito della direttrice escutiva Ertharin Cousin, Papa Francesco ha inaugurato la Sessione Annuale 2016 della Giunta Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale.

Il PAM, Programma Alimentare Mondiale (o WFP, World Food Programme) è una tra le più grandi organizzazioni umanitarie al mondo che si occupa di assistenza alimentare per la lotta contro la fame. Fondata nel 1962, PAM collabora con altre agenzie Onu come FAO e IFAD, oltre che con molti governi e numerose ONG.

Nel suo discorso durante l'apertura della Sessione del PAM, Bergoglio ha invitato i presenti a de-naturalizzare la miseria e de-burocratizzare la fame.

«Quando sono stato alla FAO, in occasione della IIª Conferenza Internazionale sulla nutrizione, ho detto che una delle forti incoerenze che eravamo invitati a considerare era il fatto che esiste cibo sufficiente per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l’uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi.
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Che oggi, in pieno secolo ventunesimo, molte persone patiscano questo flagello, è dovuto ad una egoista e cattiva distribuzione delle risorse, a una mercantilizzazione degli alimenti. La terra, maltrattata e sfruttata, in molte parti del mondo continua a darci i suoi frutti, continua ad offrirci il meglio di sé stessa; i volti affamati ci ricordano che abbiamo stravolto i suoi fini. Un dono, che ha finalità universale, lo abbiamo reso un privilegio di pochi. Abbiamo fatto dei frutti della terra – dono per l’umanità – commodities di alcuni, generando in questo modo esclusione.
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Questa realtà ci chiede di riflettere sul problema della perdita e dello spreco di alimenti, al fine di individuare vie e modalità che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi.
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L’instabilità mondiale che viviamo è ben conosciuta da tutti. Negli ultimi tempi sono le guerre e le minacce di conflitti ciò che predomina nei nostri interessi e dibattiti. E così, di fronte alla diversa gamma di conflitti esistenti, sembra che le armi abbiano acquistato una preponderanza inusitata, in modo tale da accantonare totalmente altre maniere di risolvere le questioni oggetto di contrasto. Questa preferenza è ormai così radicata e accettata che impedisce la distribuzione degli alimenti nelle zone di guerra, arrivando anche alla violazione dei principi e delle direttive più basilari del diritto internazionale, la cui vigenza risale a molti secoli fa.

Ci troviamo così davanti a uno strano e paradossale fenomeno: mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati da intricate e incomprensibili decisioni politiche, da forvianti visioni ideologiche o da insormontabili barriere doganali, le armi no; non importa la loro provenienza, esse circolano con una spavalda e quasi assoluta libertà in tante parti del mondo. E in questo modo, a nutrirsi sono le guerre e non le persone. In alcuni casi, la fame stessa viene usata come arma di guerra.

E le vittime si moltiplicano, perché il numero delle persone che muoiono di fame e sfinimento si aggiunge a quello dei combattenti che muoiono sul campo di battaglia e a quello dei molti civili caduti negli scontri e negli attentati.
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Le popolazioni più deboli non solo soffrono per i conflitti bellici ma, nello stesso tempo, vedono ostacolato ogni tipo di aiuto. Perciò urge de-burocratizzare tutto quanto impedisce che i piani di aiuti umanitari realizzino i loro obiettivi. In questo voi avete un ruolo fondamentale, perché abbiamo bisogno di veri eroi capaci di aprire strade, gettare ponti, snellire procedure che pongano l’accento sul volto di chi soffre. A tale meta devono essere ugualmente orientate le iniziative della comunità internazionale.
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Il PAM è un valido esempio di come si possa lavorare in tutto il mondo per sradicare la fame attraverso una migliore assegnazione delle risorse umane e materiali, rafforzando la comunità locale. A questo proposito, vi incoraggio ad andare avanti.
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La Chiesa Cattolica, fedele alla sua missione, desidera lavorare di concerto con tutte le iniziative che lottano per la salvaguardia della dignità delle persone, specialmente di quelle che sono ferite nei loro diritti. Perché diventi realtà questa urgente priorità della fame zero, vi assicuro tutto il nostro sostegno e appoggio al fine di favorire tutti gli sforzi intrapresi».

Nel discorso poi tenuto al personale del Programma Alimentare Mondiale (PAM), Papa Francesco ha ricordato che «lo sviluppo umano, sociale, tecnico ed economico è la via obbligata per garantire che ogni persona, famiglia, comunità o popolo possa affrontare le proprie necessità. E questo ci dice che dobbiamo lavorare non per un’idea astratta, non per una difesa teorica della dignità, ma per tutelare la vita concreta di ogni essere umano. Nelle zone più povere e depresse, ciò significa disporre di cibo in caso di emergenze, ma anche fornire l’accesso a mezzi e strumenti tecnici, a posti di lavoro, al microcredito, e così fare in modo che la popolazione locale rafforzi la propria capacità di risposta alle crisi che si presentano all’improvviso.

Parlando di questo non mi riferisco solamente alle questioni materiali. Si tratta prima di tutto di un impegno morale che permetta di guardare con responsabilità la persona che ho accanto, come pure l’obiettivo generale di tutto il Programma. Voi siete chiamati a sostenere e difendere questo impegno attraverso un servizio che solo a prima vista può sembrare puramente tecnico. Invece, ciò che voi portate avanti sono azioni che hanno bisogno di una grande forza morale, perché contribuiscono all’edificazione del bene comune in ogni paese e in tutta la comunità internazionale».

Fiorenza Gentileschi
nella categoria Cronaca
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