Venezuela, nulla di cambiato nel Paese dopo le manifestazioni del 6 aprile

Venezuela, nulla di cambiato nel Paese dopo le manifestazioni del 6 aprile

Secondo John Bolton, "Maduro deve ascoltare la voce del popolo venezuelano, accettare l'offerta di amnistia del Presidente ad interim Guaidó e farsi da parte per una transizione democratica in Venezuela."

Così il consigliere per la Sicurezza Nazionale dell'amministrazione Trump ha commentato le manifestazioni che sabato 6 aprile si sono svolte nel paese caraibico. Manifestazioni organizzate dal presidente autonominatosi, Juan Guaidó, che si sono svolte sotto lo slogan Operazione Libertà.

Forse più del previsto il numero dei manifestanti che, soprattutto a Caracas, hanno riempito uno dei viali della città, ma non sono bastati ad imprimere alcuna svolta al caos istituzionale provocato dallo stesso Guaidó con il supporto degli Stati Uniti.

"Pensavano che revocando la mia immunità cominciassimo ad avere paura - ha detto sabato Guaidó rivolgendosi ai manifestanti. - Pensavano che ci abituassimo a vivere senza luce e senza gas, invece Miraflores (il palazzo presidenziale) trema perché siamo nelle strade".

Ma nelle strade, a dire il vero, come in altre occasioni, è scesa anche una grande folla di sostenitori di Maduro, vestiti di rosso, che sventolando bandiere e scandendo slogan si sono diretti al palazzo presidenziale dove il presidente in carica (quello eletto) li ha accolti, lanciando un nuovo appello al dialogo per raggiungere la pace in Venezuela con l'aiuto dei paesi latinoamericani, tra cui Messico e Uruguay ed invitando al tempo stesso il suo avversario a fermarsi, perché non riuscirà mai ad ottenere il potere ricorrendo al terrorismo... "elettrico, politico e mercenario"!

Durante le manifestazioni di sabato, non sono mancati episodi di repressione da parte della Guardia nazionale, soprattutto nello stato nordoccidentale dello Zulia e nella sua capitale Maracaibo, fulcro della produzione venezuelana di greggio. I membri della Guardia Nazionale hanno sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti pro-Guaidó, causando alcuni feriti, secondo quanto riportato dai media locali. Lo Zulia è tra gli Stati più colpiti dai blackout negli ultimi due anni.

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