Sul Tav il governo non decide cercando di scaricare le proprie responsabilità su Francia e Europa

Sul Tav il governo non decide cercando di scaricare le proprie responsabilità su Francia e Europa

Dopo varie ricostruzioni e anticipazioni su quanto è avvenuto ieri sera nella riunione in cui si doveva decidere se continuare o meno i lavori per la tratta del Tav Torino-Lione, in mattinata è arrivata la nota ufficiale di Palazzo Chigi che riassume il nulla di fatto sulla vicenda. Questo il testo:

"Ieri sera si è svolta una riunione sulla Tav coordinata dal Presidente Giuseppe Conte, alla presenza dei Vicepresidenti Di Maio e Salvini, del ministro Toninelli, dei sottosegretari Rixi e Siri, del capogruppo Patuanelli e del senatore Coltorti.La prima parte della riunione è stata dedicata ad approfondire l’analisi costi-benefici acquisita dal Mit, analisi che è stata illustrata dai componenti della Commissione Ramella e Beria. Sono intervenuti in questa fase vari altri esperti che hanno affiancato i membri del Governo e hanno contribuito a sviscerare i contenuti dell’elaborato tecnico in tutti i suoi aspetti.La riunione è poi proseguita alla presenza della sola componente “politica”, che ha approfondito tutte le più ampie implicazioni - di ordine politico, sociale ed economico - del progetto infrastrutturale. La riunione è proseguita sino a notte inoltrata.All’esito del confronto si è convenuto che l’analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all’attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione Europea.A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali. Saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale."

Queste parole confermano che stavolta il "mediatore" premier Conte non è riuscito ad inventarsi la formula per mettere d'accordo la capra di Salvini con i cavoli di Di Maio, o viceversa se si preferisce.

Nella notte, i giornalisti che erano sotto Palazzo Chigi avevano raccolto questa dichiarazione di Di Maio: «Crisi di governo no. Ma vertice infruttuoso sì. Ci riproviamo oggi. ... Come se ne esce? È tosta».

Dopo la nota della presidenza del Consiglio, è difficile pensare però che oggi ci possano essere ulteriori riunioni sul Tav, almeno nelle prossime ore, ed è difficile credere che la vicenda a questo punto si possa concludere venerdì...

A questo vanno aggiunte le perplessità che suscita la nota diffusa da Conte, visto che, in pratica, l'Italia chiede di ridiscutere con Francia e Commissione Ue un progetto già approvato nell'imminenza di decisioni che la società italo-francese dovrebbe prendere ad inizio della prossima settimana, per non perdere centinaia di milioni di finanziamenti da parte dell'Europa che altrimenti scadrebbero e non verrebbero più erogati.

Quello cui stiamo assistendo ha quasi del paradossale e difficilmente non potrà non avere ripercussioni sul Governo, anche in base all'impatto mediatico dei contenuti della nota. Infatti, è evidente che saranno in molti a criticarla, evidenziandone la palese assurdità. A quel punto, la Lega potrebbe sfilarsi dal supportarla, rischiando di causare una sorta di reazione a catena che potrebbe mettere in forse il prosieguo dell'alleanza di Governo.


Il Governo, in base alla nota, tenta di mandare la palla nel campo avversario per non decidere o per far ricadere su altri qualunque decisione verrà poi assunta. Abbiamo assistito a questa sceneggiata con il caso Ilva, con Di Maio che la scorsa estate si inventò qualunque ipotesi possibile e immaginabile per evitare di dare il via all'acquisizione di quell'azienda da parte di ArcelorMittal (per rispettare quanto alcuni dei suoi avevano promesso in campagna elettorale), per poi dover cedere rimasto a corto di scusanti a cui appellarsi.

Un teatro che, a questo punto, i 5 Stelle sembrano voler riproporre anche per il Tav, coinvolgendo però Francia ed Europa che, però, è impossibile credere che intendano   assecondare le urgenze politiche del Movimento 5 Stelle.

A questo punto, quindi, pensare che il Governo sia a rischio non è così irreale.

Categoria Politica
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