Dopo aver descritto soprattutto le conseguenze per l'Europea relative alla guerra in corso in Ucraina, vale la pena richiamare l'attenzione su un articolo pubblicato dalla Reuters che accenna, soprattutto in relazione al mercato dell'auto, quali siano state finora le conseguenze economiche per la Russia a causa delle sanzioni occidentali ancora in corso.

Guardando alla rapida sostituzione delle catene McDonald's e Starbucks con marchi locali che continuano a fornire la stessa tipologia di prodotti, parrebbe che in Russia non ci siano molti problemi.

Ma quello che sta accadendo nel mercato dell'auto - uno dei tanti - narra invece un'altra storia, con la produzione di autovetture in calo del 62% nella prima metà dell'anno, rispetto allo stesso periodo nel 2021, secondo i dati forniti dall'agenzia di statistica statale della Russia.

Avtovaz, inoltre, ha avviato un campagna con cui sta incentivando le dimissioni volontarie dei propri dipendenti, sta chiudendo alcuni impianti, anche in modo da limitarsi a concentrare la produzione solo in altri... anche perché in alcuni casi è difficile, se non impossibile produrre.

Infatti, le sanzioni imposte dall'occidente hanno reso difficoltoso o addirittura  impossibile applicare alle vetture determinate funzionalità e caratteristiche che determinavano modelli e differenze di prezzo. Quindi, certi modelli non vengono più prodotti e, pur di vendere qualcosa, adesso vengono lanciati sul mercato dei modelli base.

Inoltre, quanto incida  tutto questo sul mercato del lavoro non è facile dirlo, per le caratteristiche particolari del mercato del lavoro in Russia, dove i licenziamenti vengono mascherati con congedi a tempo indeterminato.

In totale, alla fine di luglio erano 236.000 i russi in congedo o con orario ridotto, secondo il vice primo ministro, con delega alle politiche sociali, Tatiana Golikova e costoro non fanno parte, ufficialmente, dei 3 milioni di persone registrate in Russia come disoccupate.

Ma quella automobilistica non è l'unica industria ad aver subito un duro contraccolpo (considerando anche i marchi occidentali che hanno interrotto collaborazioni e presenze dirette in quella nazione) a causa delle sanzioni.

Come ci ricorda la Reuters, a subire drastiche riduzioni di personale è stato anche il settore dei controllori del traffico aereo, oltre ai lavoratori di molte catene - vedi Ikea o Zara, solo per fare qualche esempio - che hanno interrotto le loro attività in Russia, che sono rimasti senza lavoro perché quei marchi non sono stati sostituiti da marchi russi.

In Europa, come dimostrano i quotidiani aumenti  del prezzo del gas alla borsa di Amsterdam, il futuro di famiglie e imprese è quanto mai incerto. Ma, nonostante le scarse e controllate informazioni che Mosca lascia trapelare in relazione alla propria economia, anche in Russia le conseguenze della guerra in Ucraina iniziano a farsi sentire... 

La differenza sta nel fatto che in quella nazione hanno le risorse energetiche per produrre, ma non le materie prime, mentre in Europa abbiamo le materie prime ma non è conveniente produrre perché costa troppo a causa del prezzo del gas... ad ulteriore dimostrazione della follia di ogni guerra che, ogni volta, viene sempre e immancabilmente definita giusta e imprescindibile.