Cultura e Spettacolo

Massimo Benenato, figlio dell’attore Franco Franchi, presenta il suo nuovo libro “Ali D’Angelo”

Attualmente, è in libreria con il nuovo ed avvincente romanzo “Ali D’Angelo”, edito da Spazio Cultura. Del suo libro precedente “Sotto Le Stelle Di Roma”, verrà fuori un film diretto da Giuseppe Di Giorgio. Se vi diciamo che è figlio di Franco Franchi che, in coppia con Ciccio Ingrassia, ha costituito una delle coppie comiche più amate dal pubblico, vi rendere subito di chi stiamo parlando. In questa intervista esclusiva, Massimo Benenato ci parla del suo libro, della passione verso la scrittura, dell’enorme potenziale che comporta, leggendo e scrivendo, nella società che viviamo, mettendo, al centro, dei suoi romanzi, argomenti come bellezza, speranza, amore, rinascita, amore e dolore. Non può mancare, essendo figlio del grande ed indimenticabile Franco Franchi, un suo personale ed emozionante ricordo. Ne viene fuori il ritratto di una bella persona che, fuori dal palcoscenico, si è fatto portavoce, in famiglia, del giusto rispetto di valori essenziali, del quieto vivere, come l’educazione, la gentilezza, la generosità, l’umiltà, l’ironia.

 

A novembre, è uscito il tuo nuovo romanzo "Ali D'Angelo", edito da Spazio Cultura. Ce ne vuoi parlare? 

“Ali D’Angelo” racconta la storia di Angelo Cherubino, uno scrittore famoso, ma solo con lo pseudonimo di Galeno, che scopre, fortuitamente, il tradimento della futura moglie con il suo miglior amico. Per non commettere un atto sconsiderato, si allontana dalla scena dell’adulterio con la moto, iniziando a vagare per le strade di Roma, senza una meta precisa, in preda a fantasiosi propositi di vendetta. Dopo un paio d’ore, stanco e a corto di carburante, si rende conto di essersi allontanato talmente tanto dalla città, da ritrovarsi, addirittura, in Umbria. Essendo, ormai, quasi sera, decide di testare in zona, per schiarirsi le idee e capire come comportarsi con i due traditori. Il destino vuole che s’imbatta in Salvatore, il gestore di una stazione di servizio, che gli consiglierà di alloggiare a Borgo Celeste, un piccolo albergo a conduzione familiare dell’amica Simona. In questa struttura incantevole, immersa nella natura, Angelo vivrà una storia intrigata e imprevedibile, influenzata da un ciondolo piuttosto invadente, che lo aiuterà a ritrovare la serenità perduta. Il romanzo affronta argomenti come il dolore, la rabbia, la malattia, la morte, la speranza, la bellezza, l’amicizia, il perdono, il tempo, l’amore, invitando il lettore a riflettere su ognuno di essi in maniera delicata, a volte spiritosa. Come in ogni mia opera, non manca la componente spirituale che, come si evince dal titolo, riguarda le creature celesti e il sostegno che ci donano costantemente”.

 

Nel 2019, hai pubblicato un altro romanzo brillante e di grande spessore, "Sotto Le Stelle Di Roma", che ha riscosso molto successo, al punto da farne un film, di cui, attualmente, sono in corso i casting. Che messaggi hai voluto lanciare, con il tuo romanzo?

“Ci sono diversi messaggi che ho voluto lanciare in “Sotto Le Stelle Di Roma”. Il principale è, sicuramente, l’amore, non solo visto come il sentimento che ci lega a un’altra persona, ma come la particella che costituisce l’intero universo, la sostanza che impregna ogni angolo del creato, compresi noi e lo spazio apparentemente vuoto. Poi, parlo anche della bellezza della diversità, dei condizionamenti sociali e comportamentali, delle capacità latenti che non ci accorgiamo d’avere. Anche nel film di Giuseppe Di Giorgio, che sarà girato entro l’anno, saranno mantenuti gli stessi spunti riflessivi”.

 

Com'è maturata la tua passione, per la scrittura?

“La passione, per la scrittura, nasce, innanzitutto, dalla necessità di dare sfogo alla mia creatività, dal bisogno di esternare l’arte che sento scorrermi nelle vene. E poi, dal desiderio di condivisione: ognuno di noi è un piccolo mondo che vede e sente in maniera diversa ed è importante scambiarsi le informazioni che abbiamo per poter crescere ed evolvere”.

 

Quanto influiscono l'importanza della lettura e della scrittura nella quotidianità e come possono essere indispensabili ai fini del superamento di tanti schemi della società in cui viviamo?

Lettura e scrittura sono i mezzi migliori per sconfiggere quella che reputo un grosso ostacolo alla crescita personale: l’ignoranza. I libri sono persone, ci parlano, donandoci conoscenza e punti di vista diversi su cui riflettere. Avere a disposizione un buon bagaglio culturale e una mente allenata al ragionamento, ci permette di comprendere, al meglio, quello che ci succede intorno, dandoci la possibilità di difenderci dalle continue prevaricazioni di una società fittizia, ossessionata dal denaro e dal potere.

 

Qual è il messaggio intrinseco dei tuoi libri?

“C’è un concetto che tendo a sottolineare, sempre, nei miei libri: siamo anime eterne e non corpi temporanei. La morte riguarda, esclusivamente, il vestito che indossiamo, non la nostra vera essenza. Il corpo è solo un mezzo che utilizziamo per esplorare, al meglio, la dimensione materiale, un robot sofisticato destinato a estinguersi, una volta esaurito il proprio compito. È importantissimo che ogni essere umano ne prenda consapevolezza e assuma l’atteggiamento giusto per affrontare, senza paura, il viaggio terreno, tappa di crescita personale di un percorso molto più lungo”.

 

Hai delle abitudini particolari, durante la scrittura, per trovare l’ispirazione?

“Sembrerà strano, ma l’ispirazione maggiore mi viene all’alba, mentre aspetto che la sveglia mi sproni ad alzarmi. Di solito, approfitto della particolare quiete che aleggia, in quel momento, per riflettere sugli argomenti che sto trattando nel nuovo lavoro. Invece, quando sono davanti al computer, mi piace ascoltare musica di sottofondo, scegliendo, di volta in volta, la più adatta a raggiungere lo stato d’animo che mi occorre per scrivere”.

 

Da figlio dell’indimenticabile Franco Franchi, ci corre l'obbligo di porti qualche domanda. Ci puoi fare un suo ritratto, di com’era nel privato e delle passioni che coltivava, regalandoci qualche aneddoto?

“Papà era una persona allegra, amava suonare la fisarmonica e cantare le canzoni dei suoi tempi, soprattutto quelle classiche napoletane. Spesso, dipingeva utilizzando le mani, privilegiando i soggetti sacri. Aveva una forte devozione alla Madonna e una spiritualità particolarmente accentuata. Era appassionato di astronomia e, nelle notti d’estate, si metteva sul terrazzo di casa a scrutare le stelle, con il suo potentissimo binocolo. Gli piacevano i cappotti di pelle, i maglioni a collo alto e i cappelli alla Borsalino. Ogni tanto, si divertiva a fare scherzi a mia madre che, puntualmente, ci cascava con tutte le scarpe. Ricordo che una volta, rientrando a casa, la trovai ad aspettarmi all’ingresso, con le lacrime agli occhi. Con mia grande sorpresa, mi rimproverò duramente, finché non capii che il farabutto, nascosto in un angolo a godersi la scena, l’aveva persuasa che avessi messo incinta una ragazza”.

 

Non tutti sanno che tuo padre doveva prendere parte al film “Il Nome Della Rosa”, di Jean Jacques Annaud, nel ruolo di Salvatore, con Sean Connery, ma non se ne fece nulla. Per quale motivo?

“Papà non fece il film “Il Nome Della Rosa” per una richiesta apparentemente risolvibile: radersi a zero i capelli. In realtà, si rivelò un vero problema, perché, in quel periodo, era sotto contratto con Mediaset e non poteva, di certo, apparire in televisione, con una parrucca. La produzione del film si impuntò e non volle accettare la proposta di utilizzare, in alternativa, una normale calotta da trucco. Alla fine, con suo grande rammarico, fu costretto a rinunciare. Un vero peccato”.

 

Hai mai pensato di scrivere un libro, su tuo padre?

“Sto già scrivendo su Papà, raccontando l’uomo straordinario che è stato, l’estrema povertà da cui è riuscito a tirarsi fuori e il rapporto con la numerosa famiglia. Non so se diventerà un libro o uno spettacolo teatrale: vedremo più avanti”.

 

In tanti non sanno che Ciccio Ingrassia è stato il tuo padrino di battesimo. Com’era il vostro rapporto?

“Con Ciccio, avevamo un rapporto affettuoso, ma un po’ distaccato. Era un tipo riservato e questo suo atteggiamento mi portava a non essere troppo espansivo. Però, era presente nelle occasioni importanti che mi riguardavano e molto generoso: una volta, per un mio compleanno, mi regalò uno stereo professionale da urlo, che posseggo tuttora. Sono orgoglioso di essere stato battezzato da lui e dalla signora Sara, una donna dolcissima e amorevole che tengo sempre nel cuore”.

 

Cosa ti manca, di più, di tuo padre e qual è stato l'insegnamento più importante che ti ha trasmesso e che applichi ogni giorno?

“Mi manca la sua presenza fisica, soprattutto il non poterlo abbracciare. Per il resto, sono sereno, perché, grazie ad alcuni contatti speciali avuti dopo la sua scomparsa, so che sta bene e ci protegge costantemente. Papà mi ha dato tanto, con il suo esempio. Mi fatto capire l’importanza del rispetto, dell’onestà, della gentilezza, della generosità, dell’umiltà, dell’ironia, dell’amore. Buona parte, di quello che sono oggi, lo devo a lui”.

 

Autore Anna Maria Iozzi
Categoria Cultura e Spettacolo
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