L'emergenza Covid-19 sembra un lontano ricordo per le istituzioni, ma non per il sistema sanitario. A denunciarlo è Pierino Di Silverio, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, in un'intervista a Quotidiano Sanità che accende i riflettori su un'Italia che, dopo gli applausi ai balconi, ha relegato medici e operatori sanitari nel dimenticatoio. Il Pnrr?
«Sembra più un'operazione immobiliare», attacca Di Silverio, sottolineando come si costruiscano strutture vuote mentre il personale scappa, stressato da stipendi bassi, burnout e aggressioni. L'appello è chiaro: serve un nuovo Patto per la Salute, che riporti al centro i professionisti e riorganizzi il sistema in modo strutturale.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, secondo Di Silverio, rischia di tradursi in un fallimento se continuerà a ignorare la crisi del personale.
«Si creano nuovi ospedali e hub territoriali, ma chi ci lavorerà?», si chiede. I dati parlano chiaro: il Piano per le assunzioni straordinarie è fermo, il tetto di spesa sul personale esiste solo sulla carta, e la fuga verso l'estero o il privato è inarrestabile. Senza contare il collasso della medicina d'urgenza, dove la specializzazione in Pronto Soccorso «è stata fallimentare», e il calo di appeal di numerose scuole di specializzazione.
«Il problema non sono solo le risorse – spiega il sindacalista – ma la mancanza di una strategia. Con 50 milioni stanziati per il 2025 e 327 per il 2026, si fa ben poco. Intanto, eroghiamo due milioni di prestazioni gratuite al giorno, in condizioni pietose».
Sul tema delle liste d'attesa, Di Silverio non usa mezzi termini: «Le soluzioni spot non funzionano». Il decreto varato nell'estate 2023 ha rinviato gli investimenti, limitandosi a riorganizzare i Cup (Centri Unici di Prenotazione). Ma senza sistemi informatici efficienti e senza ridurre gli sprechi, «aumentare l'offerta significa solo alimentare la domanda». La soluzione? «Potenziare gli ambulatori per le cronicità, integrare la medicina territoriale e creare “liste pulite” per pazienti multipatologici».
La responsabilità penale dei medici resta un nodo irrisolto. La Commissione d'Ippolito si è conclusa con un nulla di fatto, e lo “scudo” prorogato col Milleproroghe è un palliativo. «Chiediamo non l'immunità, ma filtri per evitare processi senza dolo», ribadisce Di Silverio. La legge Gelli ha migliorato il lato civile, ma in ambito penale i medici restano esposti, con un costo per lo Stato di 11 miliardi l'anno in medicina difensiva.
Le aggressioni al personale sanitario «diminuiranno solo migliorando l'accesso alle cure», avverte Di Silverio. Sul tema caldo dell'intelligenza artificiale, il sindacalista invita alla cautela: «Può essere un supporto, ma la responsabilità deve restare al medico. Chi risponde degli errori degli algoritmi?»
Quanto alla riforma della medicina territoriale, giudica «sterile» il dibattito sulla dipendenza dei medici di famiglia: «Servono strumenti diagnostici e una riorganizzazione condivisa, non fughe di notizie su bozze fantasma».
Infine, la formazione specialistica: «Serve liberalizzare l'accesso, garantire contratti dignitosi e formazione di qualità. Basta monopoli lobbistici: i pazienti pagano le conseguenze di un sistema fermo al passato».
La mobilitazione lanciata il 25 gennaio con altre sigle sindacali punta a riaprire il dialogo con le istituzioni. «Il nuovo Patto per la Salute deve ridefinire la presa in carico dei pazienti e valorizzare i professionisti», insiste Di Silverio. Senza una svolta, avverte, «anche le strutture più moderne resteranno gusci vuoti. E il SSN, già in agonia, collasserà».
In un'Italia che invecchia e si ammala sempre di più, l'allarme è chiaro: servono meno bandi e più visione. Prima che sia troppo tardi.