Il 3 marzo, ad un anno esatto dal disastroso risultato delle politiche, il Partito Democratico sceglierà il nuovo segretario, almeno virtualmente, tramite l'elezione diretta aperta a qualsiasi cittadino che desideri partecipare al voto. Successivamente, il candidato più votato tra i tre elencati sulla scheda sarà nominato segretario nell'assemblea nazionale che verrà celebrata dopo le primarie.

A contendersi la segreteria del Pd sono Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Come riassumere le differenze tra i tre candidati?

Zingaretti può definirsi l'anti Renzi, Martina moderatamente renziano, Giachetti rigidamente renziano.


Nel suo appello agli elettori, Nicola Zingaretti parla della necessità di voltare pagina promettendo di dar vita ad un centrosinistra che abbia di nuovo al centro le persone. Giustizia sociale, sviluppo sostenibile, futuro del pianeta e naturalmente contrapposizione all'attuale governo "per ridare una speranza a un Paese oggi ostaggio dell'odio, del rancore e dell'incapacità. Per tale motivo, Zingaretti invita a "superare le divisioni e ritrovare l'entusiasmo" con cui il Pd è nato.


Maurizio Martina, ex vice di Matteo Renzi, aveva iniziato la propria campagna in nome del voltare pagina rispetto al passato, sostenuto in questo da Matteo Richetti che, dopo non essere riuscito ad entrare tra i tre che si contenderanno la segreteria, aveva poi sostenuto la sua candidatura.

Martina, però, visti i sondaggi che lo davano dietro a Zingaretti - dato come quasi certo vincitore - era corso ai ripari, infoltendo di renziani della prima ora la propria squadra. Il voltafaccia non è piaciuto a Richetti che ha prontamente salutato Martina mandandolo letteralmente (non metaforicamente) a quel paese.

E tanto per dimostrare che il renzismo non è poi stato così male, Martina promette un partito in cui "ciascuno si possa sentire a casa" partendo dalla rivendicazione delle cose fatte dai precedenti Governi a guida PD, da lui definita "giusta". Naturalmente, anche nel suo caso, si conferma la contrapposizione al Governo a guida Lega 5 Stelle.


E infine Roberto Giachetti, che celebra l'orgoglio renziano apertamente, sbandierandolo senza alcuna esitazione: "C'è chi pensa che quello che abbiamo fatto al governo del paese con Matteo Renzi sia da cancellare, comprese le riforme preziose per il nostro Paese; c'è chi pensa che noi dobbiamo avere nostalgia di un centrosinistra che c'era prima del PD; che dobbiamo costruire una nuova Unione con 11-12 sigle di partitini che litigano su tutto e sono incapaci di governare, che possono vincere un'elezione ma non possono governare.

C'è chi pensa che dobbiamo avere nostalgia di D'Alema e Speranza; c'è chi pensa che i populisti si battano alleandosi con loro, con i protagonisti del governo più di destra e pericoloso della storia della Repubblica.

C'è chi pensa sostanzialmente che le soluzioni dei nostri problemi siano nel passato remoto e vuole addirittura cancellare il Partito Democratico perché quando si parla di cambiare nome e simbolo, quando si vogliono cancellare le primarie, la vocazione maggioritaria, quando si vuole cancellare la coincidenza fra segretario e candidato premier significa che in realtà si vuole cancellare il PD.

Invece c'è chi crede che le soluzioni ai nostri problemi siano nel proseguire, nel rendere più forte e più attuale l'azione di cambiamento che ha avviato Matteo Renzi e nel futuro che possiamo costruire."

Più chiaro di così!


Pertanto i renziani convinti, coloro che vogliono replicare l'esperienza fatta a partire dal 2014 sanno che con Giachetti non avranno sorprese. Se invece preferiscono una via di mezzo, cioè un PD di cui continui ancora a far parte Renzi, seppur con moderazione e con un qualche argine, allora può decidere di votare Martina. Invece, se qualcuno spera in un partito che pur vagamente possa anche richiamarsi ai valori del socialismo, cui il PD dice di appartenere, allora può dare il proprio supporto a Zingaretti. Ma non è certo che lui poi riesca nell'intento.

È vero, non è possibile predire il futuro, le capacità e la coerenza dei singoli... ma non è questo che fa nascere i dubbi in Zingaretti, quanto il fatto che anche lui non abbia ben capito che la tragica formula di "partito a vocazione maggioritaria" potrebbe finire per fagocitare qualsiasi buona intenzione che sia all'origine del suo tentativo di riforma del PD.

Se Zingaretti intenderà  continuare a rappresentare gli interessi di tutti (anche quelli di categorie contrapposte), senza indicare delle priorità all'elettorato, finirà per non fare gli interessi di nessuno e, prima di tutto, finirà per dare l'idea di non avere a cuore prima di tutto gli interessi di quelle categorie che un partito socialista dovrebbe rappresentare. Un aspetto da non trascurare per chi vuole tracciare una linea con il passato, compreso quello renziano.


Ed a proposito di Renzi, l'ex segretario continua la propria campagna promozionale durante la fase finale delle primarie del suo partito con il preciso scopo di oscurarle, con la scusa di pubblicizzare il suo ultimo parto letterario, tanto per far comprendere agli italiani che è ancora lui ad influenzare le scelte nel Partito Democratico.

Nel caso Zingaretti vinca le primarie, sa già in anticipo che cosa lo attenderà in futuro.