Esteri

Brexit, l'ennesima valanga di no sommerge la nuova proposta di accordo presentata da Theresa May

Durante il dibattito parlamentare alla Camera dei Comuni che ha preceduto il nuovo voto sull'accordo relativo all'uscita della Gran Bretagna dall'Ue, Theresa May ha invitato i colleghi a sostenere la sua proposta, da lei presentata come la migliore possibile, altrimenti ci sarebbe stato il rischio di non avere neppure una Brexit!

Ma contro le pur flebili speranze della premier britannica, è intervenuto il procuratore generale di sua maestà, Geoffrey Cox, che ha espresso un parere legale sui nuovi contenuti annunciati dalla May come risolutivi, dichiarando che l'accordo conteneva ancora "un rischio" per il Regno Unito che non avrebbe avuto comunque alcuna certezza di poter uscire autonomamente dal "backstop" irlandese, senza prima aver ottenuto il consenso dall'Unione europea.

Il DUP, che rappresenta gli unionisti dell'Irlanda del Nord e che sostiene il Governo May, a questo punto ha fatto sapere che avrebbe rifiutato l'accordo. Sulla stessa posizione si sono espressi anche deputati del partito conservatore. Le opposizioni, Labour in testa, hanno confermato la loro posizione che già li vedeva contrari.

Il voto che ha fatto seguito al dibattito ha avuto, pertanto, un esito scontato con 391 no espressi contro l'accordo, mentre solo 242 sono stati i voti favorevoli.

Pertanto, in base alla scaletta già fissata, mercoledì 13 il Parlamento è chiamato a decidere se, entro il 29 marzo, il Regno Unito debba o meno lasciare l'Europa senza un accordo. Nel caso che questa ipotesi venisse respinta, giovedì i parlamentari britannici voteranno nuovamente, questa volta per posticipare la data della Brexit.

Dopo l'esito del voto, la prima dichiarazione di commento è stata quella di Theresa May che si è detta profondamente dispiaciuta, ricordando all'assemblea che il no, comunque, non cambierà la situazione perché prima o poi una decisione al riguardo dovrà comunque essere presa dal Parlamento britannico, con l'Europa che non è disposta a rivedere l'accordo già concluso, indicando a questo punto come credibili tutte le ipotesi in campo, compresa quella di un nuovo referendum.

Jeremy Corbyn ha di nuovo ritenuto la May responsabile dell'attuale stallo e, oltre a non escludere un ritorno alle urne, ha ricordato di essere disponibile a discutere di un'uscita del Regno Unito dall'Europa purché rimanga all'interno della sua unione doganale.


Questa la dichiarazione di Donald Tusk, riportata da un portavoce del presidente del Consiglio europeo:

«Siamo dispiaciuti dell'esito del voto e siamo delusi dal fatto che il governo del Regno Unito non sia stato in grado di garantire una maggioranza al patto concordato a novembre.

Per quanto riguarda l'Ue, abbiamo fatto tutto il possibile per raggiungere un accordo: date le ulteriori garanzie fornite dall'Ue a dicembre, gennaio e ieri, è difficile comprendere cosa sia possibile fare di più. L'impasse attuale riguarda solo Londra.

Da parte sua, l'Ue continua a sostenere l'accordo, compreso il backstop, che serve a prevenire la chiusura della frontiera in Irlanda e preservare l'integrità del mercato unico, fino a quando non si troveranno soluzioni alternative.

Con soli 17 giorni al 29 marzo, il voto odierno ha aumentato in modo significativo la probabilità di una Brexit senza accordo. Pertanto, gli Stati membri dell'Ue continueranno i loro preparativi per essere pronti a fronteggiare anche una tale evenienza.

Se dovesse esserci una richiesta motivata del Regno Unito per un'estensione, il Consiglio europeo la prenderà in considerazione e deciderà all'unanimità».

Autore Marco Cantone
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