Negli ultimi decenni, la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR) hanno registrato avanzamenti significativi, con una riduzione del 34% della mortalità materna globale tra il 2000 e il 2020 e un quasi raddoppio dell’utilizzo di contraccettivi moderni dal 1990. Tuttavia, questi progressi rischiano di essere vanificati da persistenti disuguaglianze, barriere strutturali e norme sociali retrograde. Oltre 200 milioni di donne nel mondo non hanno ancora accesso a metodi contraccettivi sicuri, mentre gli aborti non sicuri causano circa 39.000 decessi evitabili ogni anno. Un recente documento dell’OCSE sottolinea l’urgenza di un’azione coordinata per garantire a tutte le persone il pieno controllo sulla propria salute riproduttiva e sessuale.
Uno degli ostacoli principali all’SRHR risiede nella carenza di infrastrutture sanitarie, specialmente nelle aree rurali e marginalizzate. Qui, la mancanza di personale qualificato, farmaci essenziali e servizi accessibili espone le donne a rischi elevati. La pandemia di COVID-19 ha esacerbato queste criticità: le interruzioni nei servizi di pianificazione familiare hanno portato a 1,4 milioni di gravidanze indesiderate nel 2020, rivelando la fragilità dei sistemi sanitari. Conflitti e cambiamenti climatici aggravano ulteriormente l’accesso ai servizi, lasciando intere comunità in condizioni di vulnerabilità.
In molti Paesi, le normative limitano drasticamente i diritti riproduttivi. Circa 50 Stati richiedono ancora il consenso del coniuge o dei genitori per l’accesso a contraccettivi o aborto, mentre 24 nazioni vietano totalmente l’interruzione di gravidanza, spingendo le donne verso pratiche clandestine e pericolose. Leggi discriminatorie, come quelle che impediscono alle adolescenti incinte di frequentare la scuola, perpetuano cicli di povertà ed esclusione. Anche laddove esistono leggi progressiste, come in alcuni Paesi dell’America Latina, la mancata applicazione ne riduce l’efficacia.
Oltre alle barriere giuridiche, pregiudizi culturali continuano a negare l’autonomia decisionale delle donne. Strutture patriarcali, stigma verso la contraccezione e violenza di genere (incluse coercizione sessuale e abusi domestici) dissuadono molte dall’accedere ai servizi SRHR. Secondo l’OCSE, il coinvolgimento attivo di uomini e ragazzi è cruciale per scardinare stereotipi. Programmi educativi nelle scuole e campagne di sensibilizzazione possono promuovere una cultura del consenso e del rispetto, come dimostrano iniziative pilota in Niger e Bangladesh.
Per accelerare i progressi, esperti e organizzazioni internazionali propongono quattro linee d’azione:
- Rafforzare i sistemi sanitari, investendo in infrastrutture rurali e tecnologie come la telemedicina per raggiungere le comunità più isolate.
- Riformare le leggi discriminatorie, garantendo accesso universale ad aborto sicuro, contraccezione e servizi per la salute materna.
- Promuovere il cambiamento sociale, attraverso educazione sessuale inclusiva e campagne che coinvolgano uomini e leader locali.
- Migliorare la raccolta dati, utilizzando indicatori disaggregati per monitorare le disuguaglianze e indirizzare gli interventi.
Garantire i diritti sessuali e riproduttivi non è solo una questione di giustizia sociale, ma un pilastro per lo sviluppo sostenibile. Come evidenziato dalla crisi pandemica, nessun Paese è al sicuro finché permangono disuguaglianze. Servono alleanze tra governi, società civile e organizzazioni internazionali per trasformare le raccomandazioni in azioni concrete. Solo così si potrà costruire un futuro in cui ogni individuo, ovunque, abbia il diritto di decidere del proprio corpo e del proprio destino.