L'ambiguità di Trump, un rebus sul futuro degli Usa e del mondo

L'ambiguità di Trump, un rebus sul futuro degli Usa e del mondo

L'elezione di Trump continua e continuerà a far discutere non solo l'America, ma il mondo intero, a causa dell'influenza politica, commerciale, militare degli Stati Uniti in molte aree, se non tutte o quasi, del pianeta. La questione di fondo si può riassumere nell'ambiguità di Trump e negli effetti che potrà avere sul suo programma.

Gli Stati Uniti modificherano le proprie relazioni diplomatiche, non utilizzeranno più i militari all'estero come hanno fatto finora incrementando l'uso di tecnologie per la prevenzione e la sicurezza, l'uso dell'energia fossile verrà incrementato utilizzando in principal modo le risorse interne, i patti commerciali con l'estero saranno rivisti per favorire la produzione dei beni all'interno del paese piuttosto che all'estero...

Scorrendo il programma di Trump, non vi sono, a prima vista, delle dichiarazioni insensate. Quello di Trump è un programmma di un partito conservatore, molto conservatore, che crede in principi che, condivisibili o meno, sono stati usati anche in passato. Naturalmente, si può discuterne dell'efficacia, ma riguardo al sistema democratico, così come viene inteso negli Stati Uniti, non ci sarà o non ci dovrebbe essere alcun cambiamento e nessun pericolo per la sua continuità.

Ma sarà così? In politica, le dichiarazioni e i programmi, come ben sappiamo in Italia, sono una cosa, altra è la loro applicazione e su questa influiscono, e non poco, le persone che se ne dovranno occupare. Per questo la "squadra" di governo che Trump sta formando farà capire che cosa ci potremo aspettare da Trump. Ed è per questo che la scelta di Steve Bannon a capo dello staff della Casa Bianca ha fatto molto discutere. Il personaggio è un uomo d'affari che occupandosi di media è finito per farne parte, diventando proprietario di media che promuovono un'informazione che definire politicamente scorretta è solo un gentile eufemismo per evitare di dire razzista e antisemita.

Quindi, se Bannon è al vertice della catena che dovrà coordinare la squadra di governo di Trump, non si può certo pensare che chi sta a valle non sarà della sua stessa "stoffa". Detto questo, possiamo allora passare ad elencare le ambiguità di Trump.

Non appena è stato eletto, i coloni israeliani hanno fatto festa pensando che Israele ancora di più, nei prossimi quattro anni, potrà fare ciò che vuole, specialmente nei territori occupati. E la notizia dello spostamento dell'ambasciata americana a Gerusalemme ne sarebbe la conferma.
Però, adesso, come la mettiamo con l'antisemitismo? Bannon e i suoi siti web hanno rilasciato dichiarazioni apertamente antisemite. E che dire poi del Ku Klux Klan che organizza manifestazioni per festeggiare Trump? Ma sono sicuri gli israeliani che Trump sarà per loro un affare?

E le dichiarazioni di Trump belicose nei confronti del mondo arabo e dei musulmani come potranno essere conciliate con gli investimenti dei fondi sovrani degli Stati della penisola arabica? L'America ne ha certo beneficiato. Può permettersi di farne a meno?

E che dire della Cina che basa una parte del suo sviluppo sulla produzione di beni di consumo progettati da aziende americane e sugli scambi commerciali con gli Stati Uniti di cui supporta, al tempo stesso, gran parte del debito pubblico. Trump vorrà togliere la produzione di beni americani dalla Cina e ripristinare delle tassazioni doganali che limitino lo scambio di merci tra i due paesi? E se i cinesi decidessero di vendere i titoli del debito pubblico americano come farebbe Trump a supportare i suoi programmi?

E non abbiamo ancora parlato dei russi che adesso sono considerati da Trump degli amiconi. Putin è soddisfattissimo, tanto che ha dislocato davanti alla Siria una ventina di navi da guerra, una portaerei e chissà quanti sommergibili. La Siria e la guerra in atto in quel paese e nel nord Iraq sono uno dei nodi cruciali della politica internazionale. E non sono certo le questioni nazionalistiche, religiose ed umane delle popolazioni locali ad interessare, ma quelle economiche, visto che l'area è uno snodo importante per le condutture di gas e petrolio, senza citare i giacimenti.
Adesso le alleanze in quell'area sono più che un rebus e per capirle è necessario fare uno schema con infiniti rimandi per collocare nella giusta casella le forze in campo e le rispettive alleanze. E se l'America di Trump diventerà alleata della Russia di Putin è impossibie immaginarsi quali saranno le conseguenze e le reazioni a catena che ciò comporterà.

Nel frattempo, negli Stati Uniti si moltiplicano gli episodi contro persone di colore o che possono non essere considerate americane, accompagnati da scritte razziste sui muri.

Pertanto, per arrivare ad una conclusione, si può stabilire che i programmi sono una cosa, ma quel che conta è come questi verranno applicati. E lì, ad operare, sono gli uomini con le loro convinzioni, le loro passioni, le loro follie, la loro intelligenza... Non è possibile, pertanto, immaginare quello che potrà accadere. Probabilmente tutto continuerà ad essere "normale". Ma se così non fosse, l'anormalità di Trump sarà certo molto più devastante e pervasiva di qualsiasi altra presidenza americana.

Roberto Castrogiovanni
nella categoria Esteri
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