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Dopo 10 mesi arriveranno i soldi della terza rata del Pnrr: un trionfale successo del governo Meloni

"Il via libera del Comitato economico finanziario del Consiglio dell'Ue alla terza rata del PNRR italiano, conferma la serietà del lavoro di tutto il governo, e del ministro Fitto in particolare.  La costante ed efficace interlocuzione con le istituzioni europee per difendere gli interessi della nostra nazione, ha consentito di rimettere sui giusti binari contabili e strategici un PNRR che, evidentemente, presentava carenze frutto di un lavoro ereditato dal governo Meloni. Mesi di intenso lavoro per la correzione del PNRR e di trattative con la Commissione UE, che lo scorso 28 luglio aveva dato una positiva valutazione preliminare, stanno ora consentendo di sbloccare i fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza e confermare in ambito internazionale l’affidabilità del nostro esecutivo".  

Quella sopra riportata è la nota congiunta rilasciata ieri dai paladini meloniani a Bruxelles, il copresidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini, e il capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, quello del famoso "dateme er girado" di Giorgia Meloni che non voleva ceredere che il suo rappresentante in Lombardia e in Europa si fosse dichiarato fascista.  

Perché sottolineare tale comunicato?

Per ricordare quanto siano grotteschi e fuori luogo i toni trionfalistici in esso riportati. 

Alla fine dello scorso anno il governo Meloni aveva presentato la documentazione per la richiesta della terza rata, per poi annunciare che a marzo, a giorni, sarebbe stata pagata. Sono invece trascorsi quasi dieci mesi dalla prima richiesta, a cui ha fatto seguito un piano di revisione di progetti con annessi definanziamenti, di cui in pochi hanno capito la ratio, visto che piani alternativi non ne sono stati presentati, mentre i soldi del Pnrr dovranno essere spesi entro il 2026.

E che cosa sta producendo in tal senso il ministro preposto, Raffaele Fitto?

È un mistero, visto che va in giro per l'Italia ad autopromuoversi e nelle pause perde il suo tempo ad osannare la sua datrice di benefici, Giorgia Meloni, mentre quando produce qualcosa (in questo caso in relazione alle deleghe per il Sud) fa una legge come la Zes unica del Mezzogiorno che dal prossimo 1 gennaio sostituirà le attuali 8 Zes (Zone economiche speciali) già esistenti. 

Un cambiamento epocale!

Autore Ugo Longhi
Categoria Politica
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