Economia

Dubbi e critiche sulla proposta di acquisto delle due banche venete da parte di Intesa Sanpaolo

In attesa di un comunicato ufficiale da parte del ministero dell'Economia sulla proposta di acquisto di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca da parte di Intesa Sanpaolo che faccia conoscere il parere di Padoan, sulla vicenda - una volta che ne sono stati appurati i contorni - cominciano ad affiorare dubbi e perplessità.

Quel che è certo è che per Intesa Sanpaolo si tratterebbe di un affare che permetterebbe alla banca di accrescere il proprio numero di correntisti senza sborsare un euro... anzi, sborsando un solo euro. In fondo, la proposta è ben chiara. Instesa Sanpaolo si fa carico delle attività della banca, mentre per il resto se ne deve far carico lo Stato.

È evidente che una risposta da Padoan ad una proposta del genere è quanto meno dovuta. Il ministro dell'Economia, fino ad un paio di giorni fa andava dicendo che non ci sarebbero stati problemi ad acquisire dal mercato 1,25 miliardi per le banche venete, per dar modo poi al Governo di intervenire con la ricapitalizzazione necessaria al risanamento, con il placet dell'Europa.

Con la proposta di Intesa, il piano di Padoan diventa carta straccia. Ma questo è il problema minore. Il problema maggiore è che Intesa chiede al Governo di farsi carico, in una "bad bank", di tutte le passività ed i crediti inesigibili delle due banche venete, oltre alla possibilità - quasi certa per consentire un impatto neutro sul Cet1 dell'acquirente - che intervenga anche con un'operazione di ricapitalizzazione, in questo caso della good bank. Da parte di Intesa San Paolo, se il Governo accettasse le condizioni imposte, sarebbe un modo perfetto di interpretare il rischio d'impresa!

Ma queste condizioni hanno fatto trasalire politici e tecnici. Questi ultimi, infatti, si chiedono come e in che misura le autorità europee potranno dare il proprio consenso ad un'operazione simile, dato che in precedenza richiedevano che le due banche raccogliessero oltre 1 miliardo di finanziamenti dai privati prima di poter utilizzare il denaro pubblico. Sarebbe una marcia indietro incomprensibile.

E per quanto riguarda i politici, una su tutte, la dichiarazione dell'esponente della Commissione Finanze della Camera dei 5 Stelle, Carla Ruocco, per cui "il piano di Intesa permetterebbe a quello che è l'istituto più solido del Paese di espandare ulteriormente la propria posizione di influenza e dominio sul Nord, senza però sopportare nessun costo.

I costi, altissimi, saranno ovviamente sopportati dal Governo e quindi, in ultima analisi, dal contribuente. Il Governo è costretto ad accettare facendo buon viso a cattivo gioco per evitare in extrema ratio il bail-in delle 2 banche. Questa è una soluzione imposta ad un Governo incapace."

Autore Mario Falorni
Categoria Economia
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