Due semplici esempi per valutare la qualità, pessima, dell'informazione in Italia

Due semplici esempi per valutare la qualità, pessima, dell'informazione in Italia

"... concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione."

C'è bisogno di una spiegazione rispetto alle parole scritte dal Papa nella sua lettera apostolica pubblicata ieri? In teoria, no, perché quanto scritto è chiaro, evidente.

In precedenza, a chi confessava un peccato che riguardasse l'aborto, l'assoluzione - per la Chiesa cattolica - la poteva dare un vescovo. In occasione del Giubileo, il Papa aveva decretato che anche i sacerdoti potevano concedere l'assoluzione per quel tipo di peccato. Nella lettera, il Papa ha esteso tale possibilità nel tempo, oltre la scadenza del Giubileo. Tutto qua. L'assoluzione riguarda, come in passato, il rapporto tra sacerdote e peccatore. Il Papa raccomanda ai preti solo di farsi "guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione."

Come ha tradotto questo passaggio della lettera apostolica l'informazione italiana? Prendo ad esempio il titolo de Il Tempo che riassume quanto pubblicato da quasi tutta la stampa italiana: Svolta storica. Il Papa: "Chi ha procurato peccato di aborto sarà assolto".

E' un titolo assolutamente falso, fuorviante e del tutto opposto rispetto a quanto è riportato nella lettera. Eppure il tenore di quello che i media - su qualunque piattaforma - riportavano della lettera apostolica pubblicata da papa Francesco era solo racchiuso in un titolo simile - nel significato - a quello de Il Tempo.

Altro articolo che ieri ha trovato molto spazio nella stampa italiana ieri era quello relativo al parere di un editorialista del Financial Times che ipotizzava l'uscita dell'Italia dall'euro in seguito alla vittoria del No.

A parte il fatto che tale ipotesi non può che rafforzare la campagna del NO, valutando la considerazione di molti italiani nei confronti della moneta unica, anche in questo caso i media italiani hanno riportato le valtazioni espresse da Wolfgang Münchau come se potessero avere una qualche attendibilità. Naturalmente, il risalto dato all'articolo, oltretutto poco documentato e poco logico nelle sue deduzioni, è stato più che notevole.

Ed anche in questo caso viene da chiedersi perché chi in Italia si vanta di rappresentare l'informazione debba pubblicare nella forma e nei contenuti certe notizie che sono degne, al massimo, di esser riposte nel cestino della carta straccia?

Gli stessi media si sono dimenticati di quanto hanno detto fino a ieri: che dall'euro è impossibile uscire perché è una procedura neppure prevista nei trattati. E adesso sarebbe cambiato tutto solo perché un presidente del Consiglio che per far votare una riforma costituzionale ha, motu proprio, messo in discussione se stesso ed il suo Governo nel caso il tresto da lui promosso non venga approvato?

E allora, in base a tale tesi, se a sua Eccellenza, il dottor Matteo Renzi, dovesse venire il classico coccolone e rimanere stecchito da un momento all'altro, l'Italia - per questo motivo - smetterebbe di esistere? È una domanda a cui l'editorialista del FT e i media italiani che acriticamente ne hanno riportato l'articolo non hanno ancora dato una risposta. E vista la loro qualità, non c'è che da rallegrarsene.

Questi due esempi solo per sottolineare e, soprattutto, ricordare che cosa sia diventata l'informazione in Italia. Il pressappochismo e il desiderio di compiacere l'una o l'altra parte avversa in qualsiasi faccenda che riguardi il paese, al di là di qualsiasi supporto di logica e verità nel diffondere le notizie, è diventato ormai un vero e proprio problema che non può che peggiorare considerata anche la pessima riforma RAI che da tv di Stato è adesso diventata addirittura tv di Governo.

Ma quando giornalisti ed editori si lamentano della crisi dell'editoria, delle domande sulla qualità dei prodotti da loro offerti se le sono poste? Da questi due semplici esempi non sembrerebbe.

 

Marco Cantone
nella categoria Cronaca
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