Gaffe e falsità del candidato Trump. Un'antologia

Gaffe e falsità del candidato Trump. Un'antologia

Donald Trump presidente degli Stati Uniti? Il tycoon di Manhattan ha davvero la stoffa dell'uomo di stato, le qualità per coprire una carica così prestigiosa?

I dubbi sono legittimi, considerando le numerose gaffe che hanno contraddistinto la campagna per le primarie, quando, fra l'altro, si è preso anche gioco degli altri candidati e si è lasciato andare ad apprezzamenti grossolani sulle donne e i diversamente abili. Non ha mancato anche di fare affermazioni totalmente false, salvo smentirle alla prima occasione.

Ma Trump è questo. Ricapitoliamo in una breve antologia alcune delle sue "performance" più imbarazzanti.

 

Barack Obama non è nato negli Stati Uniti
Nel 2011 se ne uscì con la storia della dubbia cittadinanza di Barack Obama: "Una fonte degna della massima fiducia ha telefonato al mio ufficio e mi ha detto che il certificato di nascita di Obama sarebbe un falso."

Secondo lo sconosciuto informatore Obama era nato in Kenya e non alle Hawaii e, pertanto, non avrebbe potuto ricoprire la carica di presidente, che la legge americana riserva esclusivamente a chi è nato negli Stati Uniti.

La campagna andò avanti per mesi, finché Obama non si decise a pubblicare il suo certificato di nascita, che ne dichiarava la venuta al mondo a Honolulu, nelle Hawaii. Trump si disse lieto della pubblicazione del certificato o "di qualunque cosa si fosse trattato". Non esattamente il modo migliore per riconoscere di essersi sbagliato.

 Gaffe e falsità del candidato Trump. Un'antologia

 

Il Belgio è una città meravigliosa
Lo scorso giugno, durante un discorso pronunciato ad Atlanta, in Georgia, che aveva per tema l'Europa, ebbe a dire: "Il Belgio è una città meravigliosa e un luogo stupendo, palazzi eccezionali. Ci sono stato una volta, molti, molti anni fa."

A parte confondere uno stato con una città, quello di Trump con il Belgio è un rapporto controverso. In precedenza, dopo gli attentati di Bruxelles, aveva bollato la città come un "buco miserando".

A gennaio, quando un uomo a Parigi aveva attaccato dei poliziotti ed era stato poi ucciso, aveva ricollocato la capitale francese in Germania.

Indubbiamente, la geografia non è proprio il suo forte.


Problemi con le statistiche
Tempo fa pubblicò un tweet con una statistica riguardante gli afro-americani, accompagnata da una foto di un nero incappucciato che impugnava una pistola. Il testo recitava: "L'81% di tutti i bianchi uccisi con un'arma sono stati ammazzati da afro-americani."

Secondo documenti ufficiali dell'FBI (nell'immagine che segue), le cose stanno diversamente. Nel 2014, negli Stati Uniti sono stati uccisi 3021 bianchi. In 446 casi, pari al 14,7%, i responsabili erano afro-americani, mentre in 2488 casi, vale a dire l'82,3%, ad uccidere era stato un bianco.

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7/11 invece che 9/11
Ad aprile, durante un discorso tenuto in occasione delle primarie nello stato di New York, Trump intese elogiare il valore dei newyorchesi, in riferimento all'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre: "Io c'ero. Ho visto i nostri poliziotti e i nostri pompieri il 7/11 all'World Trade Center, dopo il crollo delle torri, esono stati degli uomini veramente eccezionali."

Non pensò minimamente di scusarsi per l'imbarazzante lapsus: "seven eleven", invece di "nine eleven". Del resto, Trump si vanta di essere un uomo d'affari e la prima cosa che gli è venuta in mente è stata la catena di supermercati, che ha il nome appunto di "7 Eleven".


Un muro per mantenere l'ordine
"Ho un messaggio per tutti voi: la criminalità e la violenza che affliggono il nostro paese presto finiranno", ha dichiarato Trump alla convention del partito Repubblicano. Per far questo ci vuole un muro al confine con il Messico, come aveva già annunciato nell'agosto del 2015, quando si era espresso sul tema dell'immigrazione. 

Ma che un muro non serve a fermare l'immigrazione clandestina lo ha già dimostrato la costruzione di ben 1126 chilometri di "recinzione fortificata", come si legge nel testo della legge del Congresso che la autorizzò subito dopo l'11 settembre.

Gli immigrati sono arrivati lo stesso, scavando dei tunnel o via mare con dei battelli, mentre la droga è stata lanciata al di là del muro con delle catapulte.

E' rimasta famosa la frase dell'allora governatore dell'Arizona, Jane Napolitano, che nel 2006 disse: "Fatemi vedere un muro di 15 metri, e io vi mostrerò una scala di 16." 


Gaffe in chiesa

Durante le elezioni primarie nello stato dello Iowa, per accattivarsi gli elettori, che lì sono molto religiosi, pensò bene di assistere alla celebrazione di una messa.

Quando fu fatto circolare il piatto d'argento con le ostie per la comunione, Trump, come ammise successivamente, pensava che si trattasse del contenitore per le offerte e voleva metterci dei soldi. L'intenzione era buona, il momento decisamente sbagliato.


Accusato di truffa
Molte critiche gli sono piovute addosso per l'ormai famosa Trump University, aperta nel 2005 e chiusa nel 2011. Ben 35 mila dollari a testa pagarono i 5.000 studenti nella speranza di una carriera come quella di Trump, per un totale complessivo di oltre 40 milioni di dollari.

Purtroppo la Trump University non era formalmente un'università. Gli "esperti di alto livello del settore immobiliare" che dovevano ricoprire il ruolo di insegnanti non si videro mai, tanto che alla fine del 2013 parecchi studenti deciso di sporgere denuncia.

Il procuratore dello stato di New York, Eric Schneidermann, è arrivato alla conclusione che si è trattato di un'iniziativa illegale, ingannevole e fraudolenta. Una parte dei soldi sarebbe finita nelle tasche di Trump, nonostante questi abbia sempre sostenuto che si trattava di un'attività a scopi esclusivamente filantropici.

A marzo 2016, la corte di appello di New York ha dichiarato il procedimento ammissibile. Nel frattempo, il nome è stato cambiato e l'università è diventata la "Trump Entrepreneur Initiative".


Impreparato sulla Brexit
Mentre era in visita ad uno dei suoi campi da golf in Scozia, pensò bene di inviare un tweet a proposito del referendum sulla Brexit: "Sono appena arrivato in Scozia. Sono tutti eccitati per il voto. Si sono ripresi il loro paese, come faremo noi con l'America. Niente scherzi!"

Avrebbe fatto meglio ad evitarlo. Nel referendum del 23 giugno, gli scozzesi, come del resto i nordirlandesi, votarono per la permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea, al contrario degli inglesi e dei gallesi.


Il debito degli Stati Uniti

Secondo molti economisti, Trump soffre di megalomania, stando a quanto ha detto in un'intervista rilasciata all'Washington Post, in cui ha sostenuto che i 19 mila miliardi di dollari del debito degli Stati Uniti potranno essere azzerati nel giro di otto anni.

Ora, considerato che i 19 mila miliardi attuali corrispondono ad un rapporto debito/PIL del 107%, azzerarli nell'arco di 8 anni significherebbe ridurre subito questo rapporto all'87,5% e, per i prossimi otto anni, non creare più nuovo debito. Un'impresa al di là delle umane possibilità.

 

Prepariamoci a nuove gaffe, che certamente non mancheranno durante i prossimi mesi di campagna elettorale. Dobbiamo preoccuparci veramente che un uomo così possa arrivare a detenere un potere come quello nelle mani del presidente degli stati Uniti? Considerati i precedenti forse no. Donald Reagan, di cui fra l'altro è rimasta memorabile la scarsissima conoscenza proprio della geografia, e George Bush Jr. alla fin fine non erano molto meglio di Trump.

carlo_airoldi
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