Chiara Lubich, dal Brasile, a causa delle diseguaglianze presenti nella città di San Paolo, nel 1991 chiese agli imprenditori di diventare "agenti di comunione", cambiando il modo di vedere e vivere l’impresa, pensata non per distruggere la comunione tra le persone, ma per edificarla e promuoverla. Da qui il concetto di "Economia di Comunione", un economia che guarda alla gratuità ed alla reciprocità, proponendo e vivendo uno stile di vita alternativo a quello capitalistico.

Sabato 4 febbraio papa Francesco ha incontra 1.100 attori dell’Economia di Comunione provenienti da 51 paesi che Nei giorni precedenti hanno partecipato al Congresso mondiale dell'EdC a Castelgandolfo.

Tre i punti toccati dal Papa nel suo intervento: denaro, povertà, futuro.

In merito al denaro, Francesco ha sottolineato «il valore etico e spirituale della scelta di mettere i profitti in comune». Scelta opposta e alternativa al «capitalismo che fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo e rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto.

... Il denaro è importante, soprattutto quando non c’è e da esso dipende il cibo, la scuola, il futuro dei figli. Ma diventa idolo quando diventa il fine. ... E’ stato Gesù, proprio Lui, a dare categoria di "signore" al denaro: "Nessuno può servire due signori, due padroni". Sono due: Dio o il denaro, l’anti-Dio, l’idolo.»

Riguardo la povertà, Papa Francesco ha ricordato che «il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare. ... Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!»

A tutto questo esiste una ricetta ed è quella indicata dall’economia di comunione che «non deve soltanto curare le vittime, ma costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più. Finché l’economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della fraternità universale non è piena.»

Per arrivare a questo, è necessario «cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. ... Un imprenditore di comunione è chiamato a fare di tutto perché anche quelli che sbagliano e lasciano la sua casa, possano sperare in un lavoro e in un reddito dignitoso, e non ritrovarsi a mangiare con i porci. Nessun figlio, nessun uomo, neanche il più ribelle, merita le ghiande.»

È possibile cambiare le regole del gioco? «Questi 25 anni della vostra storia dicono che la comunione e l’impresa possono stare e crescere insieme.» L'esperienza dei focolari è legata a numeri per ora ridotti se confrontata con il numero di imprese presenti al mondo ma, come ricorda il Papa, «i cambiamenti nell’ordine dello spirito e quindi della vita non sono legati ai grandi numeri. Il piccolo gregge, la lampada, una moneta, un agnello, una perla, il sale, il lievito: sono queste le immagini del Regno che incontriamo nei Vangeli.

... Non occorre essere in molti per cambiare la nostra vita: basta che il sale e il lievito non si snaturino. Il grande lavoro da svolgere è cercare di non perdere il "principio attivo" che li anima: il sale non fa il suo mestiere crescendo in quantità, anzi, troppo sale rende la pasta salata, ma salvando la sua "anima", cioè la sua qualità.

Tutte le volte che le persone, i popoli e persino la Chiesa hanno pensato di salvare il mondo crescendo nei numeri, hanno prodotto strutture di potere, dimenticando i poveri. Salviamo la nostra economia, restando semplicemente sale e lievito: un lavoro difficile, perché tutto decade con il passare del tempo. Come fare per non perdere il principio attivo, l' "enzima" della comunione?

Quando non c’erano i frigoriferi, per conservare il lievito madre del pane si donava alla vicina un po’ della propria pasta lievitata, e quando dovevano fare di nuovo il pane ricevevano un pugno di pasta lievitata da quella donna o da un’altra che lo aveva ricevuto a sua volta. È la reciprocità. La comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione dei beni, creazione di nuovo pane, di nuovi beni, di nuovo Bene con la maiuscola.

... L’economia di comunione avrà futuro - e qui veniamo al terzo dei punti indicati da Francesco - se la donerete a tutti e non resterà solo dentro la vostra "casa". Donatela a tutti, e prima ai poveri e ai giovani, che sono quelli che più ne hanno bisogno e sanno far fruttificare il dono ricevuto! Per avere vita in abbondanza occorre imparare a donare: non solo i profitti delle imprese, ma voi stessi.»

Infine, da ricordare anche le considerazioni finali di Papa Francesco che ha fatto notare che «Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle "briciole". Invece, anche solo cinque pani e due pesci possono sfamare le folle se sono la condivisione di tutta la nostra vita. Nella logica del Vangelo, se non si dona tutto non si dona mai abbastanza.»

E come saluto finale, il Papa ha augurato ai presenti «di continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze e i poveri sono chiamati beati