La delegazione guidata dal presidente sudafricano Cyril Ramaphosa nell'ambito della missione di pace africana, dopo alcuni problemi avuti in Polonia (problemi che l'agenzia russa Novosti segnala come correlati a questioni razziali), è quest'oggi arrivata a Kiev con l'intento di  promuovere il dialogo tra Ucraina e Russia, per risolvere il conflitto che dura da mesi.

La delegazione è composta da sei paesi africani: Sudafrica, Zambia, Senegal, Congo-Brazzaville, Uganda ed Egitto. Il programma prevede incontri con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev e il presidente russo Vladimir Putin a San Pietroburgo, oltre a una visita a Bucha, luogo simbolo dei crimini di guerra commessi dall'esercito russo.

Anche se la missione di pace ha suscitato perplessità e critiche da parte di Kiev, che vede il Sudafrica come un alleato di Mosca, la delegazione africana ha dichiarato di voler rivendicare un ruolo geopolitico - da parte di quel continente - nella risoluzione delle crisi internazionali e di agire in nome dei principi delle Nazioni Unite.

In occasione dell'arrivo della delegazione a Kiev, i russi hanno bombardato la capitale ucraina, con i ministri di Zelensky che hanno prontamente sottolineato l'accaduto come riprova del fatto che a Mosca non interessi affatto arrivare ad una tregua.

Sempre in mattinata, a San Pietroburgo a margine dello Spief, l'annuale forum economico organizzato dalla Russia, gli Emirati Arabi Uniti hanno detto di esser pronti a supportare in ogni modo possibile gli sforzi per risolvere il conflitto in Ucraina, secondo quanto dichiarato dal presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan durante il colloquio avuto con Vladimir Putin.

Ma le iniziative di pace (non bisogna dimenticare quella messa in atto dal Vaticano) fanno a pugni con le dichiarazioni della NATO. Dopo la due giorni che si è conclusa oggi in Germania in preparazione del vertice di Vilnius a luglio, il segretario Stoltenberg ha affermato che "le forze ucraine hanno intensificato le operazioni lungo la linea del fronte e stanno facendo progressi, ma devono affrontare terreni difficili, truppe russe scavate e feroci combattimenti".

In tale contesto, ha sottolineato che l'aumento del sostegno all'Ucraina rimane fondamentale. Pertanto, ha accolto con favore i nuovi annunci degli alleati, compresa l'iniziativa guidata da Paesi Bassi e Danimarca di iniziare ad addestrare i piloti ucraini sui caccia F-16 e, insieme al Regno Unito e agli Stati Uniti, di consegnare missili di difesa aerea a corto e medio raggio.

Stoltenberg ha inoltre plaudito al fatto che gli alleati abbiano annunciato contributi e impegni pari a 500 milioni di euro al Pacchetto di assistenza globale della NATO, aggiungendo che la NATO sta lavorando a un pacchetto pluriennale e all'istituzione di un nuovo Consiglio NATO-Ucraina, in cui l'Ucraina e gli alleati si consulteranno e decideranno su questioni di sicurezza su base paritaria. "La nostra ambizione è quella di avere la prima riunione del nuovo Consiglio a Vilnius, con il presidente Zelenskyy", ha detto.

Al vertice di Vilnius, gli alleati prenderanno anche provvedimenti per rafforzare ulteriormente la deterrenza e la difesa, anche con nuovi piani regionali. Stoltenberg ha sottolineato che per la prima volta dalla Guerra Fredda, gli alleati stanno pianificando la difesa collettiva dei confini dell'Alleanza e che la NATO avrà oltre 300.000 soldati pronti all'impiego, sostenuti da sostanziali capacità aeree e marittime "per difendere ogni centimetro del territorio dei Paesi membri contro qualsiasi minaccia".

Nella stessa occasione, il ministro della Difesa Pistorius ha detto che già nei prossimi giorni la Germania fornirà all'Ucraina 64 missili per i sistemi di difesa aerea Patriot e che la Nato starebbe valutando la possibilità di rinunciare per l'Ucraina ad un processo di candidatura formale, in passato richiesto ad altre nazioni, per facilitarne l'adesione. Una scelta che adesso la Germania vedrebbe di buon occhio. 

L'Ucraina ha presentato domanda di adesione alla NATO nel settembre 2022 e fino a poco tempo fa solo le Repubbliche baltiche e la Repubblica ceca ne avevano auspicato l'immediato ingresso.