Politica

L'arte di governare con la propaganda: l'ultimo esempio dell'onorevole Donzelli

Alla Camera, martedì mattina, era in discussione l'esame del testo unificato delle proposte di legge sull'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere e del testo unificato delle proposte di legge riguardanti l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari.

Il primo intervento sull'argomento è stato del post-fascista Giovanni Donzelli, uno dei principali dirigenti di Fratelli d'Italia. Ecco che cosa ha detto:

"Tra i vari punti dell'articolo 1 c'è la lettera e), se non sbaglio, che è quella specifica della verifica dell'attuazione del 41-bis. Credo sia importante parlarne oggi perché è utile ricordare che i mafiosi in fin dei conti non temono il carcere, perché qualche giorno, qualche mese, qualche anno di carcere alla fine per un mafioso è un'affermazione sociale, è quasi una medaglia nella lotta di strada per dimostrare la propria contrarietà allo Stato. Un mafioso non teme fino in fondo il carcere perché dal carcere continua a gestire i propri affari. I mafiosi hanno il terrore del 41-bis perché il 41-bis è quello strumento che impedisce al mafioso di controllare il territorio, è quello strumento che fa venire al mafioso la paura di essere scalato nel proprio clan, è quello strumento che fa venire al mafioso la certezza che lo Stato ha vinto e che è utile consegnarsi, collaborare, pentirsi e redimersi.È lo strumento utile per combattere la mafia. E la mafia lo sa così tanto che sono decenni che prova in tutti i modi strade, a volte con le buone, a volte con le cattive, per far cambiare idea allo Stato. Lo Stato finora non ha cambiato idea. C'è una nuova strada che sta tentando la mafia per far cedere lo Stato sul 41-bis, un nuovo personaggio, un influencer che sta utilizzando per questo strumento, ed è il terrorista Cospito che sta utilizzando la mafia in questo momento per far cedere lo Stato sul 41-bis. Non sto citando fonti particolarmente faziose di destra, sto citando la Repubblica di oggi, in cui riportano le parole di Cospito, che dice: non sto facendo la battaglia per me, ma per abolire il 41-bis per tutti i mafiosi e tutti i terroristi.Non lo dice Donzelli, mi dispiace che qualcuno nel PD si lamenti, lo dice Cospito su la Repubblica . E che Cospito sia un terrorista, anche qui, non lo dice Donzelli, non lo dice soltanto la giustizia italiana, ma lo diceva lo stesso Cospito, quando ha fatto arrivare dal carcere, quando non era al 41-bis, all'assemblea di Bologna del 9 giugno 2019, un contributo pubblico, pubblicato poi il 13 giugno 2019 sul sito autistici.org, in cui dice testualmente: non riesco proprio a leggere come infamanti le accuse di terrorismo. La mia ferma convinzione è che la rivoluzione, parola altisonante, la può fare solo chi ha il diavolo in corpo, e chi ha il diavolo in corpo non ha paura della parola terrorismo, perché desidera che tutte le forze e i potenti vivano nel terrore. Questo diceva Cospito, che è un terrorista, e lo rivendicava con orgoglio dal carcere.Ma perché dico che è uno strumento della mafia? Non solo perché lo dice Cospito. Perché, come si può vedere dai documenti che sono presenti al Ministero della Giustizia, il 28 dicembre 2022, poche settimane fa, Cospito ha avuto un confronto, mentre passava da un ramo all'altro del penitenziario, con Francesco Presta, killer di rara freddezza, uno che ha messo in proprio una 'ndrina, che si è messo da solo, un boss della 'ndrangheta. E Presta lo esortava: devi mantenere l'andamento, vai avanti. E Cospito rispondeva: fuori non si stanno muovendo solo gli anarchici, ma anche altre associazioni. Adesso vediamo che succede a Roma. E il 'ndranghetista: sarebbe importante che la questione arrivasse a livello europeo e magari ci levassero l'ergastolo ostativo. Questo è Cospito! Ma non basta: pochi giorni fa - e arrivo a concludere - il 12 gennaio 2023, sempre nella casa circondariale di Sassari, Cospito faceva altri incontri, mentre si spostava per andare a parlare, credo, con l'avvocato. Parlava con Francesco Di Maio, del clan dei Casalesi. Era il turno dei Casalesi di incoraggiare Cospito ad andare avanti, pochi giorni fa. Diceva il boss dei Casalesi: pezzetto dopo pezzetto, si arriverà al risultato,che sarebbe l'abolizione del 41-bis. E poi dopo andava avanti e rispondeva Cospito: deve essere una lotta contro il regime 41-bis e contro l'ergastolo ostativo, non deve essere una lotta solo per me. Per me, noi al 41-bis siamo tutti uguali. Questi i colloqui tra i mafiosi e Cospito, questo il 12 gennaio 2023.Mi scusi, Presidente, concludo. Il 12 gennaio 2023 - è questo quello che riguarda anche quest'Aula - non è l'unico incontro che ha avuto Cospito. Il 12 gennaio 2023, mentre parlava con i mafiosi … Cospito incontrava anche i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando, che andavano a incoraggiarlo nella battaglia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Allora, voglio sapere, Presidente, se questa sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi con la mafia! Lo vogliamo sapere in quest'Aula oggi!"

Varie le repliche seguite all'intervento. Di seguito viene riportata quella di Marco Grimaldi del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra:

"Intanto, per ribadire che eravamo pronti a discutere dei temi che l'onorevole Donzelli ha posto in Aula, così come abbiamo richiesto la scorsa settimana un'informativa urgente al Ministro. Tengo, però, a precisare alcune affermazioni. Nessuno qui sta chiedendo impunità. Abbiamo chiesto, come il garante dei diritti dei detenuti, di mettere la salute al primo posto per volontà non di rispondere, Presidente, alle molotov e ai proiettili spediti in busta chiusa con intento intimidatorio.Siamo qui, ovviamente, a dare solidarietà a chi li ha ricevuti o per mostrare i muscoli di uno Stato inflessibile, ma certamente non si può - e lo ribadiamo - sacrificare una vita.Presidente, la cosa più grave dell'intervento dell'onorevole Donzelli, oltre a quello che hanno già detto i colleghi in Aula, ovvero che non c'entra niente con le dichiarazioni di voto sull'articolo 1, è quel messaggio, anche un po' subdolo, che c'è dietro quelle parole. Fatemi capire: stiamo parlando di un uomo che ha perso 40 chili durante il 41-bis e l'onorevole Donzelli, qui, in Aula, ci spiega che quell'influencer della mafia - così l'ha chiamato -, ancora oggi, parla tramite la sua persona durante il 41-bis al Paese. Allora, onorevole Donzelli, qualcosa non va nella sua riflessione, perché, se lei dice che quella persona sta parlando ancora oggi dal 41-bis e lei fa il portavoce di quelle parole, allora c'è qualcosa che non funziona nemmeno nella sua narrazione. Quindi, Presidente, se vogliamo parlare di cose così serie, evitiamo di fare il portavoce di fantasmi: è questo che ha fatto l'onorevole Donzelli!"

Poi, per il Pd è intervenuta Debora Serracchiani:

"Presidente, credo francamente che gli interventi che hanno preceduto il mio - in particolare quello dell'onorevole Donzelli ma anche, devo dire, quello del presidente Foti, che in qualche modo ha giustificato un comportamento che credo questa mattina potessimo evitare, come ha ricordato l'onorevole Provenzano - impongano oggi di fare un ragionamento approfondito sui temi dell'Antimafia.Quindi, tutto il gruppo del Partito Democratico si iscrive a parlare sugli emendamenti, sugli articoli e sugli ordini del giorno, perché è fondamentale che, a questo punto, si approfondisca il tema dell'antimafia, che riteniamo abbia molti argomenti sui quali il Parlamento si debba confrontare. Io non credo che, su temi di questo tipo, possiamo pensarla diversamente e sbaglia chi in quest'Aula pensa di poterci dividere tra buoni e cattivi.Penso che sbagli chi pensa che il Paese si possa dividere su temi così delicati e ritengo che sia stato un errore, un grave errore, Presidente, quello di intervenire questa mattina con parole che avrebbero dovuto essere evitate nel modo più assoluto, perché l'immagine della politica su temi come quelli della mafia va salvaguardata nell'interesse del Paese e non della politica, nell'interesse di tutte quelle persone che hanno perso la vita, che quotidianamente combattono e che non meritano - non meritano! - di avere davanti a sé questa immagine della politica.Mi permetta poi, Presidente, visto che sono stata citata direttamente dall'onorevole Donzelli, di ricordare all'onorevole Donzelli le parole del Ministro Nordio che credo abbia esattamente detto quello che il Partito Democratico ha chiesto al Ministro Nordio sulla vicenda di cui oggi abbiamo parlato, e cioè che nessuno ha messo in dubbio le decisioni della magistratura, che nessuno da questa parte ha dubitato dell'autonomia delle decisioni della magistratura, che nessuno si è permesso di dire alcunché su quelle decisioni, ma ci siamo permessi di dire - e lo faremo sempre, sempre e per chiunque, anche fosse, per esempio, qualcuno di destra a trovarsi in quella condizione - che le ragioni umanitarie e di salute devono essere all'attenzione del Ministro. E il Ministro ieri ci ha detto che proprio le condizioni di salute sono state alla base della decisione che ha portato semplicemente a trasferire un detenuto nel regime del 41-bis, detenuto che resta al regime del 41-bis, in un carcere in cui ci sono strutture sanitarie che possono assisterlo nel caso di bisogno. Punto! È questo ciò che abbiamo chiesto e questo il Ministro Nordio ha fatto e il Ministro Nordio non è del Partito Democratico. Il Ministro Nordio non ci ha detto di sì perché ne ha fatto una questione politica: ne ha fatto una questione di umanità, Donzelli, di umanità! Ma lei si ricorda cos'è l'umanità oppure no".

Il problema di questo Parlamento, come anche di quello delle legislature trascorse è che il regime del 41-bis, piaccia o meno, è semplicemente anticostituzionale.

Questo è quanto recita l'articolo 27 della Costituzione:

"La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c. 4]. Non è ammessa la pena di morte".

Che la durata della detenzione di mafiosi e terroristi possa costituire un problema è un fatto, ma che il regime del 41-bis con il carcere ostativo (in pratica un fine pena mai) sia anticostituzionale è impossibile negarlo, al di là che l'onorevole Donzelli abbia o meno la capacità intellettuale di comprenderlo, come la gravità di accusare dei parlamentari del Pd di collusione con un terrorista, utilizzando delle intercettazioni riservate di cui è venuto a conoscenza come membro del Copasir.

Ma, visto che per certa gente ogni occasione è buona per fare propaganda, è impossibile credere che certi temi - difficili e spinosi come quello del 41-bis - possano essere affrontati in maniera logica e, addirittura, intelligente... specie in questa legislatura. Oltretutto, non si capisce come uno come Donzelli, capace solo di fare il provocatore (nelle cronache fiorentine lo ritroviamo a comandare dei gruppetti di esaltati a disturbare le manifestazioni di altri partiti o a fare sceneggiate davanti ad un negozietto che vendeva prodotti realizzati con la canapa dicendo che spacciava droga) possa addirittura occupare un seggio alla Camera. Sembra la reincarnazione dell'onorevole Tritoni interpretato da Ugo Tognazzi in Vogliamo i colonnelli... con l'unica differenza che quello era il personaggio di un film.

Difficile, pertanto, che in Parlamento, con questa gente, possano essere affrontati seriamente degli argomenti come il 41-bis. Non ne sono capaci.

Autore Vittorio Barnetti
Categoria Politica
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