I 5 Stelle in guerra contro l'informazione, dimenticandosi del loro segreto di Pulcinella: la Rai

I 5 Stelle in guerra contro l'informazione, dimenticandosi del loro segreto di Pulcinella: la Rai

E per fortuna che sono "strateghi" della comunicazione. I 5 Stelle adesso sono in guerra contro l'informazione. Dopo l'assoluzione in primo grado della sindaca Raggi, i grillini hanno dato il via ad una campagna contro i giornalisti, colpevoli, a loro dire, di non fare informazione, ma di servire gli interessi esclusivi dei loro editori.

Prendendo ad esempio alcuni episodi in cui i rappresentanti dei 5 Stelle avrebbero detto o fatto cose non vere o non esatte, i pentastellati stanno mettendo su una campagna contro il mondo dei media in cui il messaggio, alla fine, è il seguente:  "Attenzione cittadini, se nei tg, sul web, sui giornali, ecc. sentite parlar male del Movimento, è perché i giornalisti sono al servizio dei loro datori di lavoro - tutti industrialoni, tutti malfattoroni - a cui il Movimento vuole togliere tutti i privilegi di cui finora hanno goduto. E per tale motivo parlano male di noi."

Lo spiega con precisione Luigi Di Maio, nell'immancabile video con cui si rivolge al popolo dei suoi sostenitori...

 

La Repubblica, Marco De Benedetti - interessi industriali - figlio di Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Pd.
La Stampa, Marco De Benedetti (idem come sopra).
Il Giornale, Paolo Berlusconi - fratello di Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia.
Il Messaggero, Francesco Gaetano Caltagirone - interessi industriali.
Libero Quotidiano, Antonio Angelucci - interessi industriali.

Quello sopra riportato sarebbe, secondo i 5 Stelle, l'elenco della vergogna a cui, nei prossimi giorni saranno aggiunti ulteriori casi relativi alla stampa locale e non solo... aspettiamo, quindi, fiduciosi.


Nel frattempo, facendo mente locale su quanto dichiarato da Di Maio, risulta anche evidente che  il capo politico dei 5 Stelle, incredibilmente, finisce per accusare se stesso!

In cinque mesi di Governo, la maggioranza gialloverde non ha praticamente licenziato un provvedimento degno di nota, rimandando al prossimo anno, anche a causa della definizione delle risorse finanziarie, i cavalli di battaglia sbandierati in campagna elettorale.

In compenso, però, 5 Stelle e Lega hanno occupato e stanno occupando "militarmente" la Rai utilizzando la sciagurata riforma messa in campo da Renzi, nominando ai vertici dell'azienda e dell'informazione persone a loro gradite. In 5 mesi avrebbero potuto riformare la Rai rendendola pubblica, ma non lo hanno fatto, facendola rimanere un'azienda statale a servizio della maggioranza parlamentare.

Quindi, la domanda è d'obbligo. Ma se l'informazione che viene proposta da La Repubblica, La Stampa, ecc. è falsa (almeno in relazione al Governo e all'attività delle forze politiche che lo supportano) perché i loro proprietari sarebbero avversari di 5 Stelle e Lega, perché allora l'informazione Rai dovrebbe essere credibile, dato che i giornalisti hanno come editore e "padrone" il governo gialloverde? Se il mondo dell'informazione "funziona" come afferma Di Maio, è chiaro che anche la "sua" Rai è lottizzata e pertanto succube delle volontà di 5 Stelle e Lega.

Oggi i giornalisti sono scesi in piazza a difesa dell'informazione e della propria dignità professionale, con manifestazioni, flash mob e presidi a Roma, Milano, Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino, Trieste, Venezia...

Manifestazione supportata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) che, in una nota,  dichiarando che gli attacchi alla stampa rischiano di ledere la libera manifestazione del pensiero, sottolinea "l’esigenza di un’informazione libera, pluralista, rispettosa della dignità delle persone, del ruolo delle forze politiche e dell’autonomia professionale dei giornalisti.

Segnala pertanto che ogni attacco agli organi di stampa rischia di ledere il principio costituzionale di libera manifestazione del pensiero, che è alla base del pluralismo dell’informazione e del diritto di cronaca e di critica."

Categoria Politica
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