27 gennaio, la giornata della memoria, della dimenticanza e dell'ipocrisia

27 gennaio, la giornata della memoria, della dimenticanza e dell'ipocrisia

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria. La data ricorda l’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz ed il momento in cui il mondo è venuto a conoscenza degli orrori del genocidio nazista. Quest'anno, dal quel giorno, sono passati 72 anni.

Ogni anno che si celebra questa ricorrenza, ma spesso ci si dimentica che le vittime del genocidio perpetrato durante il nazifascismo non comprendono solo gli ebrei.

Infatti, si stima che siano almeno 500.000 le vittime di etnia rom e sinti assassinati dalla follia nazifascista.

Una strage che da rom e sinti è conosciuta e ricordata con i termini “Porrajmos” (grande divoramento) e “Samudaripen” (tutti morti).

Un parziale risarcimento a tale dimenticanza è oggi offerto dal Senato della Repubblica dove si svolgerà il convegno "Il genocidio di rom e sinti durante il nazifascismo: una memoria rimossa", organizzato dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato e la Cild (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) in collaborazione con Associazione 21 luglio (ore 11, sala Isma).

Un genocidio, tra l'altro subito rimosso dalla memoria, tanto che durante i processi di Norimberga del 1945 non ha ricevuto un riconoscimento ufficiale nonostante le numerose testimonianze negli atti presentati ai Tribunali Internazionali. Solo nel 1979 il governo tedesco riconobbe la persecuzione razziale di questo popolo.

In Italia, sebbene il nostro paese abbia riconosciuto la deportazione e il rastrellamento di rom e sinti  durante il periodo fascista, non è ancora stata istituita una data ufficiale per commemorare questa triste pagina di storia.

Ogni volta che si celebra la giornata della memoria si rimane colpiti anche dall'ipocrisia di molti ebrei e israeliani in relazione alla politica messa in atto da Israele nei confronti del popolo palestinese.

Gli ebrei, andando a ripercorrere la storia, è evidente che siano sempre stati trattati come un popolo senza diritti. Dovevano vivere nei ghetti e, periodicamente, venivano scacciati oppure massacrati... e ciclicamente questo è avvenuto in ogni parte d'Europa. Il genocidio del periodo nazifascista si può quasi definire come una specie di "tragica sublimazione" di quanto era sempre avvenuto negli anni e nei secoli precedenti.

Dopo la seconda guerra mondiale, giustamente e doverosamente, agli ebrei sono stati riconosciuti dignità e diritti anche come risarcimento alle ingiustizie del passato.

Eppure, gli ebrei e molti israeliani discendenti di coloro che in passato sono stati vittime non sembrano ricordare che ingiustizie e atrocità sono il conto che la storia presenta perché certi errori, in futuro, non vengano ripetuti. Eppure non sembrano ricordarlo.

Una dimenticanza che adesso vede Israele e i discendenti della shoah chiudere in un ghetto decine di migliaia di palestinesi a Gaza, occupare abusivamente dei territori conquistati militarmente e costruire insediamenti, anch'essi abusivi in base al diritto internazionale, togliendo spazi e diritti ai palestinesi.

Ma queste ingiustizie non sono anche quelle che, per secoli, gli ebrei sono stati costretti a subire in Europa e non solo? Ma allora perché adesso molti ebrei e israeliani pensano di trovare giusto negare il diritto e la speranza di vivere dignitosamente al popolo palestinese?

Nella giornata della memoria è giunta l'ora che ci si ricordi e si parli anche di quanto sta accadendo in Palestina. Altrimenti, il 27 gennaio finirà per celebrarsi solo la giornata dell'ipocrisia.

Giuseppe Ballerini
nella categoria Cronaca
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