Da inizio del 2020 è cambiato il mondo, solo la F1 è rimasta com’era ed i valori in campo sono sempre gli stessi. Le due Mercedes del campione in carica Hamilton e del finlandese Bottas, fanno gara a se, solo Le Red Bull, comunque dietro, possono impensierirle. Le Ferrari, a quanto abbiamo visto fin ora, sono ancora in lockdown e viste le premesse ci resteranno a lungo.

Non inganni il secondo posto di Leclerc nel primo gran premio stagionale, arrivato più per casualità che per meriti della squadra. Nel secondo round stagionale ci ha messo del suo il pilota monegasco e futuro leader della scuderia, costretto al ritiro dopo lo scontro nel primo giro con Sebastian Vettel. La SF1000 non ha il ritmo della concorrenza e i tempi sul giro sono lontani da quelli siglati dagli avversari più accreditati; è inutile girarci intorno, nella SF1000 c'è qualcosa di profondamente sbagliato.

“Non è una situazione banale: dobbiamo capire l’origine del problema, è il solo modo per progredire. Potrebbe essere un problema di metodologia, di concetto della vettura alla base”.

Con queste parole Mattia Binotto, team principal della scuderia di Maranello, certifica il disastro ma, cosa ben più grave, si va a tentoni, non si conosce l’individuazione delle soluzioni. C’è stata una mancanza di correlazione tra i dati della pista e quelli del progetto, in pratica gli ingegneri hanno dovuto cambiare tutta l’aerodinamica o quasi e purtroppo i correttivi arriveranno solo al Gp d’Ungheria.

Dalla scomparsa prematura di Sergio Marchionne, la Ferrari ha perso la guida di un uomo forte, magari visionario ma comunque in grado di prendere una decisione e con il carisma adatto per dettare la rotta. Dopo anni di stabilità la rossa si è ritrovata con il terreno che inizia a franare sotto i piedi. I vari Arrivabene e poi Binotto, non hanno una figura certa al vertice cui poter riferire le difficoltà ed eventuali soluzioni, inoltre non hanno lo stesso piglio decisionale del dirigente italo-canadese.

Le prospettive in chiave 2020 erano quelle di aggiungere carico aerodinamico, addolcire l’avantreno intervenendo sulle sospensioni, perdere qualcosa in velocità di punta in cambio di un migliore rapporto con le Pirelli. Evidentemente è stata sbagliata la progettazione dell’autovettura, che oltretutto fa anche fatica con il motore, da sempre punto di forza di Maranello. 

Marchionne aveva creato struttura orizzontale intenta alla valorizzazione delle risorse interne perché, come amava spesso affermare, i talenti italiani esistono. Ciò, forse, va bene se si ha un capo forte. Nella F1, oltre al mercato dei piloti, c’è un florido mercato di tecnici ed ingegneri, che portano nelle nuove scuderie i segreti delle vecchie.

Trovare il miglior ingegnere, telaista o il miglior motorista è forse meglio che mettere sotto contratto il campione del mondo. Senza una rapida inversione di tendenza i danni sportivi saranno incalcolabili. In Ferrari non si vede più un’innovazione tecnica, cosa che accade puntualmente in Mercedes.

Esempio recente è il DAS, sistema che permette di modificare dinamicamente in pista, la convergenza delle ruote anteriori della vettura. Questo sistema determina enormi vantaggi, poiché permette di aumentare la velocità di punta e di usurare meno le gomme.  In ultimo, c’è stato il grande errore di silurare Sebastian Vettel a campionato ancora da cominciare. Un trattamento che il quattro volte campione del mondo non merita.

Nel frattempo, circolano già voci sulla possibile sostituzione Binotto a capo della scuderia. Ci avviamo verso un’altra stagione da dimenticare, anzi ci siamo già. Chissà cosa pensa in questo momento da lassù il Drake.