Di Maio ha detto di voler fare ministro dell'ambiente Sergio Costa, un generale dell'Arma

Di Maio ha detto di voler fare ministro dell'ambiente Sergio Costa, un generale dell'Arma

Sergio Costa, nel caso il Movimento 5 Stelle dovesse formare il nuovo governo, sarà il nuovo ministro dell'ambiente. Quali sono le qualifiche di Sergio Costa per ricoprire l'incarico? Una laurea in Scienze Agrarie, un master in Diritto dell’Ambiente ed, infine, il grado di Generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri.

Ed è soprattutto il grado ad aver fatto cadere su di lui la scelta di Di Maio. Infatti, specializzato in investigazioni ambientali, da sempre impegnato nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi, il generale Costa "ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi di Europa seppellita nel territorio di Caserta mettendo a nudo gli opachi rapporti delinquenziali nell’ambito dei rifiuti tossici. Ha anche scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Inoltre ha operato attivamente nell’ambito di indagini internazionali sempre nell’ambito di traffico illecito di rifiuti nocivi".

Ma il generale, non si è occupato solo di "spazzatura", avendo anche collaborato con la Direzione Nazionale Antimafia nello "svolgimento di analisi investigative ambientali sull’intero territorio nazionale".

Di Maio ha spiegato così il perché di questa scelta: «Io vengo dalla Campania, la Regione dove le persone muoiono a causa della Terra dei Fuochi. Ma ogni Regione ha la sua Terra dei fuochi, perché oggi le mafie fanno affari con lo smaltimento rifiuti. Per questo ritengo che il Ministero dell’Ambiente sia un ministero centrale in un futuro governo del MoVimento 5 Stelle. Se dovessi ricevere l’incarico dal Capo dello Stato, il nome che proporrò per questo Ministero è quello di un servitore dello Stato.»

Il diretto interessato, naturalmente, ha risposto "presente": «Da servitore dello Stato, qualora il premier incaricato ritenesse di indicarmi come possibile Ministro dell'Ambiente, mi renderò disponibile.»

A parte il fatto che chiunque ricopra un incarico pubblico diventa automaticamente servitore dello Stato, quindi anche un ministro che non sia un militare o un impiegato della pubblica amministrazione, e che, volendo spaccare il capello anche chiunque paghi le tasse sia un servitore dello Stato (anche se non addirittura servo), quello che fa più riflettere in relazione alla scelta di Di Maio è l'indirizzo politico di un governo 5 Stelle.

I militari, inutile sottolinearlo, hanno il diritto, come tutti gli altri cittadini, sia di andare in Parlamento che di essere nominati ministri. Ma i militari, in quanto tali, sono spesso abituati a causa dell'osservanza dei valori gerarchici, a vedere le cose in bianco e nero. Se questo può essere utile per far funzionare la "truppa", qualunque sia il suo ruolo e il suo compito, questo potrebbe essere un problema al di fuori di una caserma, dove il mondo è un po' più complesso e caratterizzato da una varietà infinita di sfumature di colori.

Il generale Costa, sicuramente, è una degnissima persona, e probabilmente potrebbe essere anche un ottimo ministro, oltretutto competente. Non è questo il problema. Il problema è invece costituito dal fatto che Di Maio, come purtroppo molti altri "leader" che in questo momento si aggirano per l'Italia, ritenga che governare sia un sinonimo di comandare.

Per questo, la scelta di un generale a ministro, annunciata "coram populo" come prima candidatura di un governo a 5 Stelle, fa pensare che da parte del capo politico grillino ci sia la volontà di compiacere, più che il desiderio di legalità e buona amministrazione, quello di "ordine e ordinatezza" che di questi tempi sembra tornare di moda nella confusa situazione politica attuale.

E così se questo è lo spirito di Di Maio, e di chi lo consiglia, dovremmo allora aspettarci un generale della Guardia di Finanza come ministro dell'Economia ed un magistrato come ministro della Giustizia? Oltretutto, se realmente questo dovesse essere lo spirito di un governo "grillino" avremmo come risultato paradossale che il tanto odiato "dirigismo" renziano, non solo in campo economico, rischierebbe di essere riproposto all'ennesima potenza da chi è stato votato anche per la sua opposizione al partito di Matteo Renzi.

La scelta di Di Maio di comunicare la sua "squadra" di governo prima del voto, ammesso che lo faccia sapere anche agli elettori oltre che alla presidenza della Repubblica a cui la lista dei ministri è già stata consegnata, potrebbe essere un'arma a doppio taglio e finire per far scegliere molti di coloro che sono indecisi, nel caso decidessero di andare alle urne, di non votare per il Movimento 5 Stelle.

Categoria Politica
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