Questo è ciò che le Ong avrebbero detto ai parlamentari che devono decidere sul decreto sicurezza bis

Questo è ciò che le Ong avrebbero detto ai parlamentari che devono decidere sul decreto sicurezza bis

Quello che le Organizzazioni Umanitarie avrebbero detto in mattinata sul Decreto Sicurezza Bis a due Commissioni di Camera e Senato, lo hanno detto nel pomeriggio ai giornalisti presenti alla conferenza stampa organizzata presso la sede della Stampa Estera.

Di seguito sono riportati i contenuti principali, emersi durante questo appuntamento.

Medici Senza Frontiere: "Il tasso di mortalità negli attraversamenti in mare è aumentato di 4 volte. Secondo i dati Ispi, dalla Libia le partenze avvengono indipendentemente dalla presenza o meno di navi di soccorso.

Nei primi sei mesi del 2019, quando il numero delle imbarcazioni delle Ong si è ridotto drasticamente, le partenze sono continuate, tanto che sono partite circa 6mila persone. La teoria del pull-factor è falsa".


Amnesty: "L'articolo 12 del Decreto Sicurezza bis istituisce un premio per i Paesi che riprendono i migranti, col rischio così di finanziare dittature, facendo persino aumentare il numero di persone in fuga. Una misura illegale e immorale".


Per l'Ong Mediterranea Saving Humans è intervenuto Alessandro Metz: "La sentenza di ieri del GIP di Agrigento spiega meglio di qualsiasi altra fonte la situazione. Esiste lo Stato di diritto. Con due articoli di decreto si vorrebbero riscrivere leggi millenarie.

In mare si salva. Chi è in difficoltà va salvato. Ogni comandante di una nave si deve adoperare a salvare vite. Questo è quello che stiamo facendo, questo è quello che ha fatto Sea-Watch 3.

Noi le responsabilità ce le prendiamo, così come ha fatto con coraggio Carola Rackete. Sono altri che fuggono dai processi. Noi vogliamo arrivare in fondo ai processi.

Noi siamo in mare. Il nostro esserci in modo ostinato vuol dire difesa del confine dei diritti. Siamo in mare con un assetto non ottimale [in riferimento alla nuova missione di Mediterranea iniziata ieri utilizzando la nave appoggio Alex, ndr], per questo chiediamo il dissequestro della Mare Jonio.

In caso di soccorso, Mediterranea risponderà in base a tutte le norme vigenti, come ha sempre stato fatto".


Poi è intervenuta la portavoce di Sea-Watch, Giorgia Linardi: "Carola sta bene, è ancora frastornata da questi giorni di fermo. Ha chiesto continuamente della sorte dei naufraghi.

La comandante non è stata aiutata da nessuna delle autorità contattate, e questa sì che è una violazione. L'unica indicazione di porto sicuro è stata quella di un Paese in guerra. Non potevamo dirigerci verso la Libia, impossibile!

La comandante ha dichiarato lo stato di necessità ed è stata di nuovo ignorata. I medici non si assumevano più la responsabilità dell'incolumità dei naufraghi. La comandante si è così presa la responsabilità di entrare in porto.

Lascio a voi ogni considerazione sul fatto che in Italia una nave che salva persone sia considerata una minaccia all’ordine pubblico. Rende ridicolo questo Paese.

Sulla manovra, non ci aspettavamo quello che è successo al momento dell'attracco, anche perché a Lampedusa ci siamo sempre relazionati con persone ragionevoli. La manovra ostativa della motovedetta è stata, secondo me, non necessaria.

Non toglieremo la bandiera olandese per togliere le castagne dal fuoco all'Olanda.

Le persone salvate due settimane fa sono state portate nell'hotspot di Lampedusa. Non è ancora chiaro quali saranno i tempi di ricollocazione, come accade spesso in questi casi".

Categoria Cronaca
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