In Italia, i giovani non vogliono più fare gli apprendisti

In Italia, i giovani non vogliono più fare gli apprendisti

Una volta, botteghe artigiane e apprendisti erano una delle principali risorse dell'Italia, se non la principale. La qualità dei prodotti italiani nel mondo si è diffusa e si è affermata grazie a loro. La piccola impresa che cresceva e diventava grande esportando nel mondo e creando intorno a sé altre piccole imprese, aziende focalizzate su produzioni verticali che a loro volta avevano la possibilità di crescere e di diventare sempre più grandi.

Una parte di questo successo era dovuto anche alla possibilità di trasmettere l'esperienza artigiana accumulata con anni di lavoro, di errori e di successi a giovani che in futuro, dopo aver appreso nozioni basilari grazie all'esperienza dei "vecchi", potevano sperimentare e migliorare quanto già era stato fatto in relazione alla produzione e alla qualità dei prodotti.

Si sta parlando dei cosiddetti ragazzi di bottega, gli apprendisti. Adesso, l'apprendista sta scomparendo. In parte ciò è dovuto alla globalizzazione ed alla crisi economica che ha portato alla chiusura di molte piccole attività artigianali, in parte, però, anche al fatto che i giovani non siano più interessati ad ereditare l'esperienza acquisita da altri e continuare le produzioni, anche di elevata qualità, magari antiche di secoli.

È ormai una realtà su cui lancia l'allarme la CGIA di Mestre che ci fa sapere che tra il 1970 e il 2015 il numero di apprendisti in Italia è diminuito del 43%. Se in pieno boom economico superavano le 721.000 unità, l’anno scorso sono scesi a quasi 410.000 occupati. E come si può vedere dalla tendenza riportata nei grafici, la diminuzione del numero degli apprendisti è più marcata rispetto a quella delle imprese.

In Italia, i giovani non vogliono più fare gli apprendistiIn Italia, i giovani non vogliono più fare gli apprendisti

Il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, afferma: «Al di là della necessità di rilanciare la crescita e conseguentemente anche l’occupazione, è necessario recuperare la svalutazione culturale che ha subito in questi ultimi decenni il lavoro artigiano. E’ vero che attraverso le riforme della scuola avvenute in questi ultimi anni, il nuovo Testo unico sull’apprendistato del 2011 e  le novità introdotte con il Jobs Act, sono stati realizzati dei passi importanti verso la giusta direzione».

La riduzione più  importante degli apprendisti è avvenuta soprattutto nel settore delle costruzioni dove, tra il 2009 e il 2015, la contrazione è stata del 65%. Pesante anche la riduzione registrata nelle attività finanziarie con il -54%, nel commercio con il -34% e nei trasporti con il -33%. 

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, il problema è più grave nel Mezzogiorno (-61%), cui seguono il Centro (-44%), il Nordovest (-43%) e il Nordest (-33%).

Mario Falorni
nella categoria Economia
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