Australia: indagine sugli abusi sui minori, le conclusioni

Australia: indagine sugli abusi sui minori, le conclusioni

La "Royal Commission" australiana istituita per far luce sugli abusi sessuali sui minori, ha pubblicato il suo rapporto finale a conclusione di oltre cinque anni di indagin in cui si sofferma in particolare su quanto è accaduto nella Chiesa cattolica ad opera di preti e fedeli.

La Commissione ha ricevuto 42.000 segnalazioni, ha effettuato oltre 8.000 sessioni private di ascolto e ha catalogato – dal 1950 al 2017 – 6.875 minori vittime di abusi sessuali, 2.489 delle quali studiavano in istituzioni legate alla Chiesa cattolica, della quale fanno parte 1.880 abusatori di minori.

Importanti sono le conclusioni, tra le quali si legge:

"Le prove confermano che l’abuso sessuale sui minori è un problema molto esteso nella Chiesa cattolica. Esso implica elementi individuali e sociali, aspetti teologici, la struttura gerarchica dell’istituzione, la formazione del clero e la cultura clericale. |...|

Tra gli abusatori di bambini in genere bisogna distinguere tra abusatori seriali, abusatori opportunisti e abusatori atipici. I fattori individuali di rischio che possono predisporre agli abusi includono: confusione nell’orientamento sessuale, interessi puerili, mancanza di relazioni tra pari, esperienze sessuali estreme, esperienze di abuso, personalità passivo-dipendenti e immaturità psicosessuale. |...|

È stato ribadito con forza che il clericalismo è un fattore che contribuisce ad alimentare gli abusi sessuali, e anche l’idealizzazione del sacerdozio e dell’istituzione della Chiesa cattolica. Essa è caratterizzata da una leadership autoritaria, da una rigida visione gerarchica del mondo e dalla sacralità dello stato sacerdotale, con sentimenti di superiorità. Questa sacralità dei sacerdoti, che assumono il ruolo di Dio, li ha resi oggetto di fiducia e di autorità indiscussa, che qualcuno ha utilizzato per abusare dei minori. Quando si abusa del potere e dei privilegi, viene a mancare lo spirito di serivizio. A ciò si aggiunge una cultura clericale che cercava di evitare lo scandalo e che si preoccupava della reputazione della Chiesa, attraverso il silenzio e l’occultamento, schierandosi più dalla parte dei carnefici che delle vittime."

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