Per la sua ricostruzione, l'Iraq è diventato un'occasione di "investimento"

Per la sua ricostruzione, l'Iraq è diventato un'occasione di investimento

Ecco qualche dato che è necessario ricordare sull'Iraq. A fine anno il governo di Bagdad ha dichiarato che la guerra all'Isis era terminata e che tutte le aree in mano allo Stato Islamico sono adesso sotto il controllo dello Stato.

Attualmente l'Iraq, dal cui sottosuolo si estraggono petrolio e gas, è il secondo esportatore di greggio dei Paesi dell'Opec, dopo l'Arabia Saudita, con una produzione giornaliera di 4,4 milioni di barili.

Infine, il Paese è da ricostruire, da nord a sud, dopo la sua distruzione che è iniziata con l'invasione americana ed il rovesciamento del regime di Saddam Hussein.

Case, strade, imprese, ospedali, scuole, infrastrutture per le telecomunicazioni... in Iraq è enorme la quantità di lavoro da fare che, di contro, è anche la chiave per fornire posti di lavoro e ridare prospettive e stabilità a coloro che lo abitano.

La Commissione Nazionale per gli Investimenti iracheni ha pubblicato a tale scopo un elenco di 157 progetti per un contro valore di circa 100 miliardi di dollari.

La Società finanziaria internazionale, altrimenti nota come IFC (International Finance Corporation), appartenente alla galassia delle società della Banca Mondiale, ha "sposato" il progetto Iraq, tanto da promuoverlo nella Conferenza internazionale che si tiene in Kuwait questa settimana destinata agli investitori che vogliano far rinascere l'Iraq.

Non è un'operazione di "carità" ha dichiarato Ziad Badr, direttore di IFC per l'Iraq, citando come esempio un'impresa libanese che ha ottenuto un rendimento del 24% del capitale investito in un hotel di lusso a Erbil, capitale della regione curda nel nord del Paese, aggiungendo che l'IFC ha già circa 1,2 miliardi di dollari di investimenti in diverse iniziative irachene, tra cui banche, cementifici e telecomunicazioni, e si sta preparando ad annunciare un investimento di 250 milioni in un'impresa di telecomunicazioni.

Quindi soldi... un mare di soldi da investire che fa da cornice alla conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Iraq, che si tiene dal 12 al 14 febbraio a Kuwait City, e vede la partecipazione di delegazioni da 70 paesi, oltre ai rappresentanti di 1.850 aziende da tutto il mondo. La tre giorni è organizzata dallo stesso Iraq, Kuwait, Onu, Ue e Banca Mondiale.

E all'appuntamento ci sarà anche l’Italia, che in Iraq e già presente con i propri militari che nel Kurdistan iracheno addestrano unità peshmerga, e nei pressi di Mosul dove i soldati di Roma sorvegliano la diga, i cui lavori di manutenzione vengono eseguiti dall’italiana Trevi.

L’ambasciatore a Baghdad Pasquino ha dichiarato che "la partecipazione italiana non sarà solo a livello governativo, ma vedrà presenti anche le organizzazioni non governative e una quindicina di aziende già operanti in Iraq nei settori delle infrastrutture e dell’energia (costruzione di oleodotti e raffinerie, ampliamento delle aree esplorate e sviluppo del settore del gas), nel restauro e la tutela del patrimonio iracheno."

I soldi che verranno investiti in Iraq avranno anche un ritorno di "influenza politica", considerando la sua collocazione geografica e i suoi ricchi giacimenti di combustibili fossili. Per questo, la conferenza internazionale di Kuwait City può avere un ruolo chiave nel futuro del medio oriente.

Ugo Longhi
Categoria Esteri
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