Claudia Delicato racconta "Una cena"

Claudia Delicato racconta Una cena

Perché questo titolo? Poiché in previsione di una cena i personaggi del romanzo libereranno ricordi ed emozioni del passato condiviso e non. Personalmente ritengo il momento del pasto il più intimo della quotidianità famigliare: è il connubio dell’appagamento di un bisogno primario, quello del nutrirsi, con la condivisione di spazi e tempi con persone con cui non è detto si abbiano relazioni piacevoli, sebbene in caso di una famiglia queste siano imprescindibili.

Chi è il personaggio o i personaggi principali del suo romanzo? Diana ed Elettra, rispettivamente madre e figlia. Diana vive a Rouen, Francia mentre Elettra a Roma. Nel romanzo c’è molto della mia vita reale e le due donne portano entrambe un po’ di me in termini di esperienze di vita e pensieri su di essa. È stata una grande prova allo specchio in questo senso.

Quali sono i principali temi della sua narrazione? È un romanzo che in primo luogo pone la lente sulla sfera famigliare e le sue complicate dinamiche. Da una parte ci sono i temi astratti come: il volere essere e il divenire genitore; l’educazione sentimentale e sociale che i figli ricevono, qui particolarmente focalizzandosi sui disturbi alimentari e il saper essere onesti. Dall’altra ci sono temi la cui visualizzazione è più semplice: come la fuga, la separazione, ed infine il rincontro, azioni intraprese da tutti i personaggi principali.

Infine, attraverso la presenza di vari sogni e flashback, la dimensione del reale si assottiglia, si indebolisce sempre di più: quindi il tema della potenza dell’inconscio è un altro pilastro importante del libro.

A chi è rivolto questo romanzo? Quale è il suo pubblico ideale? Sarebbe bellissimo il mio libro piacesse a chiunque…dopo i riscontri dei miei primi lettori, ho capito che questo libro, sebbene breve, sia molto denso stilisticamente parlando, e meglio digeribile per chi è abituato a leggere molto. Ma d’altro canto, i temi delle problematiche e relazioni famigliari lo rendono “accessibile” a chiunque abbia i ricettori aperti verso tali temi.

Quale è il messaggio racchiuso nella sua opera? Penso che il libro passi un messaggio non proprio piacevole: d’altro canto, era lungi da me trasmettere alcun tipo di morale di senso più classico fiabesco. Tale messaggio riguarda l’incapacità di prevalere sul proprio inconscio: i personaggi fanno esperienza dell’incapacità di sbarazzarsi dei mostri della mente che fanno ombra sulle dinamiche del reale.

Questo è il suo romanzo d’esordio? Se sì, cosa l’ha spinta a scrivere? Questo è il mio romanzo d’esordio. Scrivo, ho sempre scritto, le mie prime opere risalgono alle poesie che componevo a sette anni e che mia madre appendeva in casa…questo libro in particolar modo è nato come necessità. Ho così tanti pensieri ed emozioni in testa che molto spesso sento l’urgenza di sedermi davanti alla tastiera, o di impugnare una penna e buttare giù quello che penso. Per questo c’è così tanto di biografico in questo libro: si basa su tanti estratti die miei diari degli ultimi anni.

Quali sono gli scrittori, artisti o intellettuali che hanno influito sulla sua poetica e hanno rappresentato per lei dei modelli?

Tra i miei amori d’infanzia figurano Niccolò Ammaniti e Susanna Tamaro. Sembrano molto diversi, ma entrambi guardano alla sfera adolescenziale con una sensibilità che mi ha sempre molto toccato e che anche io voglio preservare. Poi sicuramente dopo aver letto Virginia Woolf, James Joyce, John Fante la mia vita non è più stata la stessa. I primi due specialmente per la straordinaria capacità introspettiva; Fante per l’asciuttezza che mi fa divorare i suoi libri in pochissimo tempo.

Gli ultimi tre libri che ha letto? Ubik di Phillip Dick; Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams; Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio. Sono attualmente in esplorazione del mondo noir e fantascientifico, e tutti e tre ne danno esempi estremamente interessanti.

C’è ancora spazio per la parola stampata in un mondo dove tutto è immagine? Finché scriveremo, leggeremo! Sento tantissimi casi di scrittori emergenti, e grandi scrittori che continuano a produrre bellissimi romanzi. Ed io, dopo aver pubblicato questo mio primo romanzo, ho accelerato il ritmo con cui leggo i libri. Sicuramente c’è il rispetto per i colleghi autori, ma anche la voglia d’ispirazione e di confrontarsi.

Ha già un’idea per il suo prossimo romanzo? Sì e sono contenta mi venga chiesto perché non sto più nella pelle, vorrei avere la possibilità di lavorarci notte e giorno! È nato da un racconto che ha anche vinto il Premio Speciale al Premio Nazionale Letterario Giovane Holden questo settembre, intitolato Nemmeno Uno Sguardo. È un noir, (ecco il perché delle mie letture recenti) ambientato in Norvegia, ruota attorno un vigilante di polizia in pensione, una nonna dalle abitudini culinarie stravaganti, un adolescente un po’ timido e una donna di parenze occulte…spero riesca a coinvolgere il pubblico tanto quanto sta coinvolgendo me.

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