Parte a fine luglio la nuova missione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo di MSF e SOS Mediterranee

Parte a fine luglio la nuova missione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo di MSF e SOS Mediterranee

La nuova nave Ocean Viking, gestita in partnership da Medici Senza Frontiere e SOS Méditerranée , partirà per il Mediterraneo centrale intorno alla fine del mese.

Questo quanto annunciato da Medici Senza Frontiere in un comunicato pubblicato questa domenica. Una notizia che non è certo una sorpresa, perché in parte già anticipata dalla sindaca di Parigi Anna Hidalgo nella nota diffusa per informare di aver assegnato la medaglia Grand Vermeil a Carola Rackete e Pia Klemp per aver salvato dei migranti nel Mediterraneo, in cui diceva anche che il suo Comune aveva stanziato la somma di 100mila euro a SOS Méditerranée per allestire una nuova missione di salvataggio nel Mediterraneo.

«Torniamo in mare per salvare vite. E non possiamo restare in silenzio mentre persone vulnerabili subiscono sofferenze evitabili», ha dichiarato Claudia Lodesani, presidente di MSF in Italia. «Se i leader europei condannano l'uccisione di migranti e rifugiati vulnerabili in Libia, devono anche garantire la ripresa di operazioni di ricerca e soccorso ufficiali, sbarchi in luoghi sicuri e l'immediata evacuazione e chiusura di tutti i centri di detenzione arbitraria. L'ipocrisia del crescente supporto fornito alle intercettazioni in mare e al ritorno forzato delle persone negli stessi luoghi dove vengono perpetrate le violenze, lascia intendere che quelle condanne sono solo parole vuote di finta compassione».

Le motivazioni che hanno portato le due organizzazioni umanitarie a tale decisione, riprendendo l'attività sospesa circa un anno fa, sono espresse dalle seguenti considerazioni, niente più che un riepilogo della realtà attuale che descrive quanto accade nel sud del Mediterraneo e nel nord dell'Africa:

"Con pochissime navi umanitarie rimaste nel Mediterraneo centrale e gli ultimi residui della capacità di ricerca e soccorso europea irresponsabilmente abbandonati, questo tratto di mare resta la rotta migratoria più pericolosa al mondo. Quest'anno almeno 426 uomini, donne e bambini hanno già perso la vita durante la traversata, 82 dei quali in un naufragio appena due settimane fa. Nei primi sei mesi del 2019, il rischio di annegare è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2018, solo considerando le morti note. Come se non bastasse, le navi commerciali si trovano in una posizione insostenibile, prese tra l'obbligo di soccorrere imbarcazioni in difficoltà e il rischio di rimanere bloccate in mare per settimane per la chiusura dei porti italiani e l'incapacità degli Stati europei di concordare un meccanismo per gli sbarchi.

Il conflitto che da oltre tre mesi infuria in Libia nell'area di Tripoli ha costretto oltre 100.000 persone a lasciare le proprie case e ha trasformato i centri di detenzione arbitraria per rifugiati e migranti in trappole mortali. Totalmente esposte al conflitto, le persone rinchiuse nei centri senza possibilità di fuga temono per la loro vita dopo che diversi attacchi hanno causato circa 60 morti. Le evacuazioni umanitarie sono frammentarie e inadeguate, e il pericoloso viaggio nel Mediterraneo resta una delle uniche vie di fuga possibili. Nel frattempo, i governi europei violano gli obblighi legali e umanitari che loro stessi hanno firmato, offrendo sempre maggiore supporto alla Guardia costiera libica per riportare forzatamente in Libia persone vulnerabili – in alcuni casi proprio nei centri dove le persone vengono uccise a colpi d'arma da fuoco o dai bombardamenti, come testimoniato dai tragici eventi nel centro di Tajoura poco più di due settimane fa".

Quindi, se i governi europei continueranno a non far nulla al riguardo assumendosi le loro responsabilità di ricerca e soccorso, e finché le persone continueranno a fuggire dalla Libia, ci sarà bisogno di navi umanitarie nel Mediterraneo: "Il nostro lavoro è guidato da principi umanitari - dicono da MSF - e non possiamo fare a meno di provare a impedire che le persone anneghino in mare e a portarle in luoghi sicuri, dove chi necessita di protezione internazionale può richiedere asilo alle autorità competenti, come previsto dalle leggi internazionali".


Ecco come verrà effettuata la missione.

La Ocean Viking è una nave norvegese che batte bandiera norvegese. L'armatore della nave è norvegese.

– È una nave di rifornimento originariamente concepita per effettuare soccorsi in mare, come Nave per la Risposta e il Soccorso di Emergenza (ERRV) – una tipologia di nave che resta in standby in mare pronta a soccorrere il personale delle piattaforme petrolifere e a intervenire in caso di incidenti che coinvolgono un numero elevato di persone.

– È stata costruita nel 1986, è lunga 69 metri e larga 15,5. Ha tutta l'attrezzatura necessaria a svolgere operazioni di ricerca e soccorso, inclusi quattro motoscafi veloci (RHIB) e una clinica con aree per le consultazioni, il triage e il ricovero. La nave può ospitare fino a 200 persone.

– Il team di MSF, responsabile per i bisogni medici e umanitari delle persone soccorse a bordo, è composto da nove persone: quattro staff medicali (un medico, due infermieri, un'ostetrica), un logista, un mediatore culturale, un responsabile per gli affari umanitari, un responsabile della comunicazione e un capoprogetto che coordina la squadra.

– Il team di SOS Méditerranée, responsabile per le operazioni di ricerca e soccorso, è composto da dodici persone, sotto la guida del coordinatore SAR. Altre nove persone fanno parte dell'equipaggio della nave e lavorano per l'armatore.


Il nostro ministro dell'Interno aveva anche lui anticipato la notizia in base alle sue capacità politiche, culturali, umane - che sono quel che sono - in questi termini:


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